PRESENZE PERIFERICHE

"I luoghi del teatro sono piccoli rispetto al sociale, e sento la necessità di rielaborare un linguaggio che torni a parlare al sociale senza appiattirsi nel televisivo. Sento la necessità di ritrovare dei luoghi di comunicazione, come possono forse essere i centri sociali, o potevano essere una volta gli oratori o le sezioni di partito, i bar o le piazze. E' un problema di spazi, di luoghi e di relazioni, che non ci sono più e non siamo stati capaci di sostituirli…" (Marco Baliani)

[da: M. Baliani - R. Rostagno, Kohlhaas, Perugia, Edizioni Corsare, 2001, p. 31]

Volevamo trovare un modo per fare quello che abbiamo sempre pensato fosse giusto fare: creare relazioni attraverso il teatro. A questo compito sarà destinato il nostro spazio, quando sarà ultimato. Per ora andiamo noi, accompagnati da spettacoli pensati per luoghi non teatrali e legati dal filo poetico del racconto, a tessere trame di contatti e di incontro. Abbiamo scelto tre "centri" importanti della città, spazi di frequentazioni diverse e complementari. Presenze vive nella periferia di questa città così piccola dove tutto, anche ciò che è fuori le mura, può e spesso riesce a diventare il "centro".

 

 

A VEGLIA COL FULESTA
di e con Sergio Diotti

In questo recital Sergio Diotti realizza una sintesi del lavoro di ricerca e di palcoscenico intrapreso per ridare vita alla figura del "Fulesta", il narratore di storie tipico della cultura popolare emiliano-romagnola. Nel tempo di una veglia, con i soli mezzi tipici del raccontare - corpo, voce, oggetti -, conduce lo spettatore in un mondo che sembra lontano, ma è soltanto dietro l'angolo: un mondo che si è fermato a diversi decenni fa, all'epoca della cultura contadina, della trasmissione orale di favole e memorie di vita. Un mondo "povero" materialmente, ma ricco di storie, di voglia di comunicarle, di socialità. Cos'ha da regalarci, da proporci, da insegnarci questo strambo "fulesta"? Cosa ricorderemo di lui dopo il suo commiato? Dell'arte della narrazione rimane la sua funzione sociale: nell'atto stesso di raccontare e di stare ad ascoltare si ha cura delle persone, delle storie, del tempo passato. Ma anche del tempo a venire, attraverso il libero e gioioso esercizio del fantastico. Tra una storia e l'altra, tratte da un repetorio ormai ampio - dalla "Favola del topino" al "Catalogo di esseri straordinari", dall'antica "Favola dell'uccello Granflone" alla "Favola di Zizarcì l'omino piccino"-, anzi, nel modo stesso così aperto di porgere e interpretare le storie, sarà possibile intravedere alcune delle tecniche di narrazione tradizionali utilizzate da Sergio Diotti. Così questo spettacolo diventa a tratti anche una dimostrazione, un'affascinante viaggio alla riscoperta di un'arte, quella del raccontare, che affonda le sue radici nell'antichità classica, ma che torna, anzi, continua ad affascinarci.

Sergio Diotti
Burattinaio, regista, autore di Teatro di Figura dal 1974, Sergio Diotti nel corso della sua carriera ha lavorato sia come solista sia collaborando con alcune fra le più note compagnie italiane. Dal 1992 la sua ricerca è incentrata su un progetto teatrale che riunisce la narrazione, le figure e gli oggetti, la musica e ha riportato alla luce la figura del "fulesta", il narratore di storie popolari che si spostava di casa in casa per animare i "trebb", gli incontri notturni che si tenevano nelle stalle in inverno e sulle aie durante "la bella stagione". Una vera e propria "saga" in cui sono confluiti spettacoli come Il tempo delle Fiabe, Racconti attorno al fuoco, La favola dei giorni più buoni. In A veglia col Fulesta Diotti ripropone una scelta delle più belle fiabe e leggende di Romagna: un universo in parte oscuro, terragno, capace però di diventare anche lirico e comico, assurdo fino al delirio.

storie da cantastorie
IME NOGHE NEMA DOBRO
dedicato a Lorenzo De Antiquis
di e con Licia Castellari e Pietro Corbari
collaborazione artistica Elena Bucci

Non si può dire che questo sia uno spettacolo, anche se ha a che fare col canto, con la musica, col teatro. C'era una storia di guerra, che lui amava raccontare a pochi, sempre in modo diverso, secondo l'umore, l'estro, la fiducia…avrebbe voluto farne uno stampato. Pensando a questa storia sono affiorati ricordi, emozioni intorno a una persona, a un rapporto, a tanto tempo passato assieme… Attorno a una storia ne è cresciuta un'altra e da questa altre due, tre, fino a perderne il conto e queste storie avevano bisogno di una chitarra, una fisarmonica, una tromba, due voci. Così è nato Ime Noghe Nema Dobro, per ricordare, per pensare, per continuare a raccontare… …

C'era una volta una festa,
un veterinario che perse una figlia sulle note
di una tromba.
C'era la figlia che suonava la chitarra,
un bambino che non conobbe il padre
e un violinista zoppo,
e tutti e tre cominciarono a girare girare girare.
C'era una volta il Circo di Bufalo, l'uomo forzuto e una ragazzina sul
filo
che col bambino, le loro tre figlie, la madre,
la carovana, il cavallo
continuarono a girare girare girare.
C'era una volta la guerra e un giovane virgulto
e Tito in persona, la fisarmonica, una voce
e la signorina del treno
e c'era un cane, un altro cane
e un altro ancora…
C'era un treno in riva al mare
che non sa più cosa fare
che fermava a Tokio, Villaprati, Milano, Bertinoro
dove Garibaldi sfidò S.Antonio da Padova,
che poi era di Lugo
e c'era Rosetta che baciare non si può.
C'erano una volta quattro fratelli,
tre su un monte e l'altro,
andò a salutarli e poi fece girare
la lunga carovana
con le figlie i nipoti la moglie l'uomo
che portava il ricordo l'amico e poca maraia
alla ricerca di un posto sperduto
dietro la città, dietro la strada dietro
al campetto, dietro la chiesa,
dietro una storia.
C'era una volta dietro una storia,
un cimitero piccolo e nascosto
con tante bandierine, come quelle del circo,
come quelle della piazza,
come quelle del ladro di storie,
come quelle che fanno i bambini,
come quelle che fanno la festa.

Pietro Corbari e Licia Castellari
Pietro Corbari e Licia Castellari non sono sposati tra loro. No perché uno legge il titolo e l'intestazione e subito pensa che sono marito e moglie. Invece no, anche se si vogliono molto bene, sono sposati con altre due persone. Pietro con Alessandra e Licia con Emilio. Pietro è il babbo di Riccardo. Abitano lui a Santerno e lei a Filetto (tutti in provincia di Ravenna). Sono nati più o meno quando sono arrivate le prime televisioni
nelle campagne della Romagna. Tutti e due fanno parte dell'Associazione Culturale "Le Belle Bandiere" di Russi (RA) e anche dell'A.I.C.A. (Associazione Italiana Cantastorie). Cantastorie, attori, cantanti, cercatori di storie…. è difficile dire esattamente cosa siano, forse un po' di tutto questo… Pietro ha cominciato a fare delle cose nell'82. Per dieci anni con i cantastorie, in particolare con De Antiquis, Parenti, Piazza Marino e tutti gli altri, poi è diventato un "cantastorie in blu" che delle volte non lo sa neanche lui cosa vuole dire…
Licia ha fatto il Liceo Artistico e quando ha cominciato con i laboratori teatrali non ci andava mai; poi dopo non si sa bene cosa è successo, fatto sta che ad un certo punto non ha più mollato niente, si è messa anche a studiare la fisarmonica!
Collaborano assieme dal '95-'96: oltre ad una decina oltre ad una decina di lavori e di eventi dell' associazione "Le Belle Bandiere", hanno realizzato
in coppia Zinzél, Funambolica, Ime Noghe Nema Dobro, Gira-soli cantastorie in tournèe. Nel 2001 hanno vinto il primo premio al concorso nazionale G. Daffini per testi da cantastorie. Nel 2002 hanno tenuto una lezione/spettacolo al DAMS di Bologna all'interno dei corsi di laurea di letteratura italiana e contemporanea.

 

KALATRASI
Per cuntare ci vuole un cervello
Liberamente ispirato alla realtà e ai cunti del paese di Camporeale
di e con Alberto Nicolino

Un giovane attore parte da Milano e incontra i vecchi di un piccolo paese dell'entroterra siciliano, dalle loro voci registra alcune antiche fiabe. Il punto di partenza sono fatti realmente vissuti, che però si trasformano presto in tensione e visione epica: giganti di pietra, vecchi che vivono sopra gli alberi, la lotta contro i diavoli, storie di galli che scappano, il mare alle porte del paese….Il mondo della fiaba e quello della realtà sono separati, poi si contaminano fino a confondersi e di nuovo dividersi in un unico viaggio il cui filo conduttore è l'assenza e la ricerca dell'acqua. Sullo sfondo la Sicilia di oggi. Si narra di re, principi e battaglie ma lo spettacolo vuole raccontare soprattutto la vitalità, l'umanità e la sofferenza di un popolo attraverso l'incontro con alcuni personaggi reali (Lo zù Nino, la Zà Vitina, Totò Cavulicchiune) che ci introducono nel mondo del cunto. E' il tentativo di fare incontrare tradizione orale e sperimentazione teatrale, nella convinzione che la prima non si "recupera", né la seconda si "inventa" ma che entrambe esistono e si trasformano nel rapporto vivo con persone vive; per raccontarsi qui e ora. Ritmo. Musicalità. Essenzialità: sono gli ingredienti del cunto popolare ma sono anche gli elementi costitutivi del teatro di ogni tempo. In scena i musicisti partecipano al racconto interpretando brani della cosiddetta "tradizione dei barbieri".

Alberto Nicolino
Ha frequentato la scuola del Teatro del Sole di Milano. Nel 1988 insieme a Enrico Messina ha fondato Armamaxa, compagnia che mette in scena: Hruodlandos, libera rotolata medievale. Realizza: Cunti e tradizioni orali a Camporeale, progetto nel quale, per tre anni, hanno luogo seminari ed eventi teatrali che coinvolgono giovani ed anziani della provincia di Palermo. E' responsabile editoriale della collana I luoghi e la memoria, della etichetta discografica Teatro del Sole di Palermo, per la quale ha curato la pubblicazione del CD E lu cuntu camina (con registrazioni di antichi racconti) e sta preparando l'uscita di un disco sulla vita dei minatori di Sommatino (CL). Nel 2000 produce, mette in scena e interpreta: Kalatrasi Per cuntare ci vuole un cervello con la collaborazione artistica della Piccola Compagnia delle Serenate di Bologna e il patrocinio del Comune di Camporeale. Nel 2002 partecipa a U5 progetto teatrale della Commissione Nazionale Svizzera dell'Unesco presentato all' Expo 02.


una inaugurazione lunga un anno

PRESENZE PERIFERICHE
rassegna di teatro di narrazione in tre "centri" della città


in collaborazione con Centro Sociale Capolinea, Centro Culturale Luogocomune, Centro Sociale Borgo

A VEGLIA COL FULESTA
con Sergio Diotti
giovedì 28 novembre al Capolinea
venerdì 29 novembre al Borgo
sabato 30 novembre al Luogocomune

IME NOGHE NEMA DOBRO
dedicato a Lorenzo De Antiquis
con Licia Castellari e Pietro Corbari
giovedì 5 dicembre al Capolinea
venerdì 6 dicembre al Luogocomune
sabato 7 dicembre al Borgo

KALATRASI per cuntare ci vuole un cervello
con Alberto Nicolino
musicisti in scena
Piccola Compagnia delle Serenate (Delfio Plantemoli e Luigi Catuogno)
giovedì 12 dicembre al Capolinea
venerdì 13 dicembre al Luogocomune
sabato 14 dicembre al Borgo

inizio spettacolo ore 21,00 "dopospettacolo" a cura dei Centri ospiti

i luoghi:
CENTRO SOCIALE CAPOLINEA, via Volta 9
CENTRO CULTURALE LUOGOCOMUNE, via Strocca di S. Biagio 4
CENTRO SOCIALE BORGO, via Saviotti 1

ingresso € 6,00, ridotti (soci dei Centri ospiti) € 3,00
a capienza dei luoghi degli spettacoli è contenuta, si consiglia la prenotazione

per informazioni e prenotazioni: Teatro Due Mondi, via Oberdan 9/a, Faenza, tel. 0546.622999
casadelteatro@teatroduemondi.it
www.teatroduemondi.it