L'arte concettuale
di Peter Schumann

Il burattino è scultura concettuale, poco costosa, autentica nelle sue origini popolari; non siede al tavolo di un potere qualunque esso sia, rimane con i piedi nel fango, ai limiti della sopravvivenza dal punto di vista strettamente economico, tecnicamente un'art collage che mette assieme carta, stracci e pezzi di legno in corpi cinetici a due-tre dimensioni. L'elemento concettuale, la pura concentrazione sul concetto a discapito di un'accattivante comunicativa, il sacrificio di un apparire decorativo, o bello, di tematiche interiori in una forma esterna o arte oggetto, per una maggiore aderenza al tema interiore, sono tutti elementi rintracciabili con discreto equilibrio nel teatro dei burattini.
A differenza della maggior parte dell'arte concettuale, il teatro dei burattini realizza le sue concettualizzazioni sul piano del possibile, o di ciò che può essere compreso e ripreso; e non come un esercizio che è un esempio portato all'estremo del concetto. Questa sovraesposizione del processo e di aggiramento dell'oggetto artistico confina la maggior parte della moderna arte concettuale in una minuscola nicchia di esecutori, interpreti e finanziatori.
In sostanza, la mia idea di arte concettuale, ovvero la predominanza del concetto nell'arte come risultato della gran possibilità di produrre arte, così come accadeva per la produzione degli artisti delle epoche passate, deve essere intesa nel senso di una concentrazione molto più forte sugli elementi essenziali come i gesti ed i loro significati oppure nel tentativo di comporre con le mani nude al posto dello spettacolo e del suo sfarzo.
Il prete nella Chiesa Russa di rito Ortodosso è così sicuro della sua esibizione di movimenti accurati, che sono concessi a lui soltanto, del tutto inaccessibili ad interpreti singoli, così che si può davvero permettere di pettegolare tra i suoi doveri sacramentali. Lo sciamano, il cui modo di trattare gli oggetti è il risultato di un'accumulazione di gesti precisi, con un significato definito che derivano dal tentativo di comunicare con il divino, può addirittura voltare la schiena al pubblico.
Il burattinaio la cui esibizione comincia da qualche altra parte, cioè con una predilezione per i materiali giusti e corretti, giudicata subito dal loro utilizzo, dalla disponibilità, dall'origine, dal costo, dal peso, dalla bellezza, si può esibire con sicurezza proprio grazie a questi materiali grezzi.
Nessuno di questi elementi appare subito come scontato al pubblico. Il processo di selezione, il loro rilievo in quanto elementi portanti del prodotto finale, costituiscono niente più di un'impercettibile presenza; e tuttavia lo spettacolo deve la sua riuscita a questi ingredienti non visibili.

[da: PETER SCHUMANN, Pupazzi, in Bread&Puppet. La cattedrale di cartapesta, a cura di Andrea Mancini, Corazzano (PI), Titivillus Edizioni, 2002, pp. 310-311]

 

Fare a meno degli attori
di Stefan Brecht

Quando il teatro mise da parte l'architettura grandiosa, il fasto, la poesia e la grande retorica (dopo aver scartato le maschere, i personaggi e i temi prefabbricati), subordinò tutti i suoi effetti ai pseudo-impersonatori di persone: poco truccati, vestiti semplicemente, ridotti a prosaiche facce nude. Peter Schumann non ama lavorare con gli attori, ne farebbe volentieri a meno. Però in effetti egli ha esteso la marionettistica al teatro, servendosi di attori mascherati, mascherati e velati, e non mascherati (piuttosto come ballerini e statue, tuttavia, che come attori), e la sua antipatia per l'attore moderno tradizionale ha dato al suo teatro un certo numero di caratteristiche che indicano alcune riforme con le quali restituire al teatro - e all'attore - la forza e il rapporto con la vita che essi avevano in epoca preborghese. […]
I fantocci di Schumann suggeriscono la necessità di espressioni e gesti forti, estranei a quelli della vita quotidiana, tali da fare appello alle emozioni - non annacquati da un personaggio. […] Il suo non è un teatro che si serve di fantocci, ma un teatro di fantocci. I suoi personaggi non sono persone, ma figure rappresentative. Le loro azioni non sono quelle che una persona desidererebbe o deciderebbe di fare, ma ciò che una tale figura farebbe. Le loro battute sono dette per loro dal regista o da chiunque, ma le loro azioni non sono narrate, se non tramite le didascalie sospese. Anche i suoi molti fantocci viventi - velati e mascherati - devono muoversi con i movimenti essenziali dei pupazzi, e fare gesti caratteristici quali può consentire una particolare costruzione. Ai gesti vivaci con i quali le marionette del teatro tradizionale imitano la vita, Schumann ha sostituito dei movimenti lentissimi, con cui degli attori veri possono imitare i burattini inanimati. Spesso il regista viene in scena per muoverli con le sue proprie mani, o gli attori li muovono o si muovono l'un l'altro; vengono vestiti e spogliati, viene dato loro da mangiare e da bere, i loro accessorî vengono portati sulla scena cerimoniosamente e riportati via. Indossano un'espressione fissa, oppure una maschera.

[da: STEFAN BRECHT, Nuovo teatro americano 1968-1973, Roma, Bulzoni, 1974, pp. 286-290]

 

Il teatro politico
Intervista a Peter Schumann a cura di Ruggero Bianchi

D. Che cosa significa per te "teatro politico"?
R. La definizione di "teatro politico" è usata sovente in maniera equivoca. A mio parere tutto il teatro - cioè tutto ciò che si presenta in uno spazio pubblico, come appunto il teatro - è per sua stessa natura politico. Se uno allestisce un'opera di Verdi è perché fa una scelta, perché decide di presentare questo alla società che lo circonda. Chi esegue quel certo pezzo di Verdi stabilisce anche di proporre Verdi come risposta a una certa situazione in cui vive. Non condivido l'atteggiamento di questa persona, ma sono d'accordo sul fatto che sta compiendo una scelta che dev'essere, e in ultima istanza è, una scelta politica. Con la scelta di tutto ciò che si allestisce, per il semplice fatto di far ricorso a uno spazio pubblico e di essere un uomo moderno in una società moderna, si fa già una scelta politica. Quali che siano le scelte, non si può evitare di essere politici, di fare un'affermazione politica per il semplice fatto di aver compiuto una scelta. Per "teatro politico" io non intendo un teatro che propone alla propria clientela, al proprio pubblico, una precisa ideologia politica. Intendo invece, per "teatro politico", un teatro che agisce con la coscienza del luogo in cui si vive, della società in cui si vive, delle risposte che si devono dare a quella società. E mi sembra che noi e altri gruppi stiamo facendo proprio questo. Mi sembra che non ci manchi affatto la coscienza di quale sia la nostra situazione. […].
D. Non pensi che per dar vita a un teatro politico occorra sempre e comunque la coscienza e la volontà di farlo?
R. Non farei questa categorizzazione. La mia affermazione partiva proprio da questo, che secondo me il teatro non può fare a meno di essere politico per il fatto stesso di rivolgersi a un pubblico. E questo vale per qualsiasi rivista e qualsiasi giornale, per la loro stessa natura. Ciò che rende politica un'asserzione è proprio il suo rivolgersi al pubblico, che lo voglia o no. La definizione di "teatro politico" è di solito usata in un senso più restrittivo, ma io non sono d'accordo. L'estremo opposto sta nella convinzione della gente che il teatro politico debba offrire un'analisi precisa, debba essere una mossa strategica per presentare statistiche del nostro mondo. Anche questa è una soluzione. La incontriamo assai spesso quando, discutendo dopo lo spettacolo, i giovani dicono: benissimo, ci dite tutte queste cose, e allora? Quali proposte di soluzione vi sono in ciò che state facendo? Oppure: vi è un'analisi precisa della società, nel vostro spettacolo? No, nel nostro spettacolo non esiste. E non penso che il teatro possa essere un foro adatto per condurre a fondo un'analisi del genere. Vi sono parecchie università che hanno gigantesche facoltà di scienze sociali assai meglio attrezzate, molto meglio di una pièce teatrale o di uno spettacolo di burattini, per compiere un'analisi precisa della nostra società. In uno spettacolo di burattini e di pupazzi come il nostro, l'elemento politico è a un livello molto più profondo e più umano, a livello di ognuno e di tutti, di ogni donna e di ogni bambino. E, sotto quest'aspetto, è assai più preciso. Ed è questo il lavoro del teatro, queste sono le sue viscere: non lasciarsi intrappolare nella presentazione di opinioni politiche o di altra natura, ma creare qualcosa, dare vita a un linguaggio che sia sufficientemente semplice e chiaro da giungere a persone le cui opinioni sono assai diverse. Perché quando ci si rivolge a un pubblico, ci si indirizza a persone di cui non si conoscono le opinioni e le cui opinioni, del resto, non hanno tanta importanza in rapporto a ciò che si sta facendo.

[da: PETER SCHUMANN, La piccola rivoluzione domestica del Bread and Puppet, in "Quarta parete. Quaderni di ricerca teatrale", 2, marzo 1976, pp. 73-74]


Il Bread and Puppet
di Sergio Secci

Il Bread and Puppet Theatre di Peter Schumann è degno d'interesse perché affronta, con il suo lavoro di teatro, il problema della comprensibilità, della semplicità, della fantasia e della sua realizzabilità, della 'religione', del lavoro; e perché lo fa con risultati artistici, radicati e dialettici nella nostra società.
Il Bread and Puppet cerca di essere compreso perché ha qualcosa da dire e da testimoniare; per essere capito usa forme semplici, talora prese da alcune correnti dell'avanguardia artistica storica e contemporanea, ma usate a fini comunicativi e non solo estetici; è profondamente coerente con se stesso e con i suoi principi, anche nelle situazioni più difficili, con rigore morale e coerenza ideale; lavora duramente per realizzare quello che desidera ottenere, per aprirsi uno spazio per la sua attività e per la sua esistenza, uno spazio che non debba nulla ad altri (non ha mai seguito alcuna precisa corrente, non si è mai accodato ad un qualche carrozzone politico, ideologico, economico; non è possibile identificarlo con una specifica tendenza teatrale, pur essendo naturalmente di volta in volta tendenzioso); ha sempre inseguito, e realizzato, il desiderio di raccontare alla gente tutto lo spettro delle esperienze umane: la vita, la morte, la gioia, il dolore, l'interiorità, l'esteriorità, la guerra, l'amore, l'odio, la realtà, l'utopia, cercando di non rappresentare solo la crudeltà e la violenza, ma anche di mostrare la 'tensione eroica' che rende i nostri sogni possibili, realizzabili; non si è rivolto al pubblico del teatro ma alla gente in genere; non ha un 'metodo' preciso ma cerca di esprimere ogni cosa nel modo ad essa più confacente (e, certo, con tecniche e gusti che fanno parte della storia di Schumann e del gruppo); non ha mai preteso di essere realtà, ma ha sempre sottolineato il suo essere teatro; non si è mai posto come il portatore della 'soluzione', ma ha indicato il reale ed il possibile.

[da: SERGIO SECCI, Il teatro dei sogni materializzati. Storia e mito del Bread and Puppet Theatre, Firenze, La casa Usher, 1986, p. 15]

 

Il teatro di pupazzi e la pratica di compiacere la gente in modo da tenerla obbediente
di Peter Schumann

Il teatro di pupazzi è l'arte degli insurrezionalisti di cartapesta. Gli insurrezionalisti sono i non-credenti nei super-dei monoteistici che controllano le super-culture monoculturali.
Non-credenti nel totalitarismo economico che reclama il possesso del pianeta. Non-credenti inoltre nei programmi di lavaggio del cervello che fanno si che i cittadini accondiscendano al totalitarismo economico. Insurrezione è ciò che la Dichiarazione d'Indipendenza (americana, n.d.r.) raccomanda ai cittadini in risposta ai governi illeciti e corrotti.
Il teatro di pupazzi insorge con la cartapesta. La cartapesta viene dalla spazzatura. E' effimera, leggera e rivolta al pubblico.
Che cos'è l'opposto del teatro di pupazzi? L'opposto del teatro di pupazzi è la pratica di compiacere la gente in modo da tenerla obbediente. La pratica di compiacere la gente in modo da tenerla obbediente è una antica e venerabile pratica ed è per questo santificata come parte integrante dell'esistenza umana, riferendosi più che altro alla cultura, con la quale si intende tutte le attività superflue che direttamente non ci nutrono o ci danno rifugio.
Compiacere l'orecchio significa musica. Compiacere il cervello significa filosofia e letteratura. Compiacere l'occhio significa il museo. Non appena la cultura occidentale raggiunge il suo obiettivo di mettere in schiavitù il globo con la sua supremazia monoculturale, la pratica di compiacere la gente viene elevata a nuove altezze, indirizzandosi non solo agli individui, ma fornendo servizi strategicamente ben situati a popolazioni che hanno bisogno di essere compiaciute da macchinari sempre più sofisticati i quali hanno un obiettivo molto preciso: obbedienza. Obbedienza allo stile di vita tecnologico, obbedienza al sistema falsamente democratico che promuove questo stile di vita e l'obbedienza al sistema combinato di polizia ed esercito che proteggono questo stile di vita addirittura contro l'immaginazione o qualsiasi altra cosa.
Il teatro di pupazzi è il rito iniziatico per gli insurrezionalisti di cartapesta.
L'insurrezione è prima di tutto nel cuore e in secondo luogo nelle chiappe perché ti induce ad abbandonare il tuo posto assegnato, che è un posto d'obbedienza e quindi noi oggi bruciamo la pratica di compiacere la gente in modo da tenerla obbediente.

 

Sermoni al violino
di Peter Schumann

Nota del traduttore: Damiano Giambelli.

Quella che segue è l'introduzione al libretto Sermoni al violino tratti dalle Messe Insurrezionali con Marcia Funebre per Cattive Idee edito dal Bread and Puppet nel 1999. Abbiamo pensato che potesse servire a dare un'idea del contesto nel quale a volte un "Fiddle Sermon" o "Fiddle Lecture" avviene. La Messa Insurrezionale è una forma di spettacolo che trae spunto, come dice il nome, dalla struttura stessa della messa, protestante o cattolica che sia, ma che, lungi dal volerne scimmiottare il carattere sacro, ne utilizza però l'efficace schema comunicativo. Fin dagli inizi degli anni Sessanta, del resto, il Bread and Puppet Theater si rifà spesso a schemi e modalità mutuati dalla liturgia e dal dramma sacro nei suoi spettacoli, ritenendoli tra i più adatti a raggiungere il pubblico proprio per la loro forma essenziale e diretta. Famosi, in questo ambito, sono rimasti gli spettacoli "Morte e resurrezione dell'Arcivescovo Romero di El Salvador" o "La Passione di Chico Mendes", basati sulla struttura delle Passioni medievali.
Della messa fanno parte pupazzetti di varie dimensioni, attori, musicisti, e naturalmente, Peter Schumann stesso nel ruolo dell'officiante-predicatore.
La forma della Fiddle Lecture (o conferenza al violino) tuttavia, non viene usata da Schumann solo in un ambito di spettacolo più o meno strutturato, ma da diversi anni viene da lui portata avanti anche come momento autonomo, svincolato da un contesto spettacolare più ampio. In essa Schumann esprime l'urgenza di comunicare le proprie idee e impressioni su un tema per lui di grande importanza e attualità. Di pochi anni fa è ad esempio la Fiddle Lecture "L'antica arte del burattinaio nel Nuovo Ordine Mondiale", mentre ancora più recenti sono i Fiddle Sermons "Le armonie dell'armonioso sistema dello shopping al quale siamo asserviti", "La tipica vuotezza moderna che fornisce alcol, droga e violenza", il "Manifesto dei burattinai indigeni", e così via.
Un'ultima considerazione va fatta rispetto alla traduzione del termine "fiddle", da noi forzatamente tradotto con "violino" o "al violino". In inglese, in particolar modo negli Stati Uniti "to play the violin" e "to fiddle" sono due cose molto differenti tra loro, la prima designando un modo, diciamo classico di suonare, la seconda riferita invece al violino popolare, un po' stridente e legato alla terra, ma che con il suo suono, sempre più simile ad una voce umana, unisce la terra al cielo con parole concrete come il pane. Ed è quest'ultimo il violino che suona Peter Schumann.

Che cos'è un sermone al violino? Un sermone al violino è un sermone che viene comunicato via violino. Il violino ha due funzioni: uno, è una stampella per il predicatore, alla quale egli si appoggia quando il sermone diventa troppo pesante; due, un violino può gridare, urlare arzigogolare e cinguettare molto più efficacemente di un predicatore. Il violino che io uso è chiamato "violino-che-gratta" perché non produce il suono bello e seduttivo normalmente associato ai violini. I Sermoni al Violino fanno parte delle "Messe Insurrezionali con Marce Funebri per cattive Idee" che abbiamo celebrato alla Bread and Puppet Farm a Glover, Vermont, da giugno a ottobre 1998 (poi continuate negli anni seguenti, ndt).
Al centro della Messa sono gli Dei di cartapesta, piccole figure disadorne sedute dietro a candele, posate in fila sopra due panche, coperte da veli di stracci che si alzano solo quando gli Dei vengono presentati per nome. Essi sono: 1) Cielo, 2) Verdi Montagne, 3) Marmotte e Volpi e Tutte le Creature Messi in Pericolo dal Sistema Autostradale Statunitense, 4) Vicini e Abitanti del Vermont in generale, 5) Il Dio Protettore degli Zapatisti, 6) Il Dio del Ringraziamento, 7) il Dio dei Burattini Indigeni, 8) Dio Speciale del Giorno (il cui nome è in relazione alla Cattiva Idea del Giorno) e 9) il Dio Misterioso Che Non Ha Nome.
Dopo questa presentazione degli Dei viene letta la Cronaca delle precedenti Messe Insurrezionali e Funerali per Cattive Idee.
Segue la prima Lettura della Scrittura: un ritaglio di giornale, una filastrocca o una citazione. Questo testo viene introdotto tra le Porte dell'Inferno, grandi agglomerati rosa di corpi contorti che si aprono a rivelare la Faccia dell'Inferno - una testa mostruosa su due gambe.
Le Porte si aprono e si chiudono, saltano e tremano al suono strombazzante e lamentoso di corni costruiti con grossi tubi di plastica, solitamente usati in Vermont per estrarre il succo dalle piante d'acero.
Seguono Testimonianze Individuali: un brevissimo concerto di raganelle e piatti rivolto ad un orecchio alto un metro e mezzo, uno spettacolo di burattini, un intermezzo con tamburo di galline e xilofono, una danza per celebrare l'arresto di Pinochet, e altre piccole scene con pupazzi e maschere, più o meno collegati al tema della Scrittura.
Poi, i burattinai invitano la congregazione a cantare un basso continuo che accompagna un famoso inno Luterano, il cui pio testo è rimpiazzato da una altro testo non così pio, scritto da Brecht o da Schumann. Ad esempio: Lode alla Zuppa di Piselli che si innalza contro il freddo. / (ritornello) / Anche tu puoi essere / una Zuppa di Piselli che si innalza / contro il freddo. Tutto quello di cui hai bisogno / sono cipolle e carote e il verde dei piselli. / (ritornello) / Perché la Verità è fredda e la Verità è fatta di cemento. / E la Verità è / vasta come un aeroporto. / E la Verità è veloce come una superautostrada. / (ritornello) / E la Zuppa di Piselli si innalza contro il baccano generale / della nostra situazione / che vuole trascinare in basso il tuo cuore. / E portarlo verso il freddo. / Svegliati, Zuppa di Piselli, / innalzati e bolli e combatti questa situazione. / Svegliati, Zuppa di Piselli, innalzati e bolli e combatti la situazione. / Così com'è e combatti il freddo / e bolli e combatti la situazione.
Dopo l'inno viene l'Offertorio, al suono del nostro organo a mantici autocostruito, di didjeridoo e di uno strumento con una sola corda chiamato Stradioviola.
I burattinai portano di nuovo in scena le Porte dell'Inferno e recitano frasi dal Manifesto Comunista: "Tutte le relazioni fissate e congelate, con il loro portato di antichi, venerabili pregiudizi, sono spazzate via. Tutte quelle che si formano nuovamente diventano antiquate prima che si possano ossificare. Tutto ciò che è solido si fonde nell'aria. Tutto ciò che è sacro è profanato. E l'Uomo alla fine è obbligato a fronteggiare con i propri sobri sensi le sue reali condizioni di vita e le sue relazioni con il genere umano".
La Faccia dell'Inferno rigurgita la Scrittura così trattata: ecco la Cattiva Idea del Giorno, che viene posata con cura ai piedi del Dio del Giorno: questo ispira il predicatore a predicare e a suonare il violino. Il Sermone al Violino prende spunto ed elabora sul tema della Cattiva Idea del giorno, e finisce invitando i celebranti ad allinearsi dietro al Dio del Giorno per la Marcia Funebre. La Cattiva Idea viene così portata in processione attraverso ed attorno l'edificio al suono di tamburi, trombe e voci risonanti che si rallegrano in anticipo della buona sepoltura.
Finalmente i becchini scavano la fossa e, sotto gli occhi attenti del Dio del Giorno, la Cattiva Idea viene sepolta con una pompa breve ma appropriata. Calano le luci, si accendono delle candele, i celebranti si raggruppano e uniscono le loro voci in un interminabile coro di grida che fa tremare i muri ed aprire tutte le orecchie. E solo dopo che il riverbero dei suoni si è smorzato, la congregazione viene premiata con fette di pane di segale e aioli, una forte salsa all'aglio. Potete dimenticarvi il funerale, ma il sapore d'aglio si protrae nel tempo.

[da: PETER SCHUMANN, Fiddle sermons from Insurrectional Masses with Funeral March for Rotten Ideas, Glover, Bread and Puppet Press, 1999]

TEATRO DUE MONDI progetto Casa del Teatro
con il patrocinio e il contributo del Comune di Faenza - Assessorato alla Cultura e della Provincia di Ravenna - Assessorato alla Cultura

 

I SOGNI MATERIALIZZATI
Bread and Puppet Theater a Faenza
in collaborazione con Accademia Perduta/Romagna Teatri e con l'Assessorato all'Ambiente - Comune di Faenza


7 aprile - 1 maggio 2003


foto di © Maurizio Buscarino

La costruzione di pupazzi di grandi dimensioni
corso di aggiornamento per insegnanti con Damiano Giambelli
in collaborazione con la Ludoteca Comunale

lunedì 7 aprile 20,00-23,00
mercoledì 9 aprile 16,45-19,45
venerdì 11 aprile 16,45-19,45
sabato 12 aprile 14,30-17,30

numero massimo partecipanti: 20
costo 15 €
Ludoteca


Le disgrazie di Fagiolino
saluto di benvenuto a Peter Schumann, con le farse burattinesche dalla tradizione della nostra regione, presentate da Romano Danielli

Piazza della Molinella, giovedì 24 aprile ore 16,30



La mostra
esposizione di materiali spettacolari e documentari del Bread and Puppet

Salone delle Bandiere - Municipio, dal 24 aprile al 1 maggio
orari: feriali 9,00-18,00; festivi 9,00-12,00; 1 Maggio 9,00-12,00 / 15,00-18,00
inaugurazione 24 aprile ore 18,00

Arte a buon mercato
laboratorio teatrale con Peter Schumann

 

modulo a (26 -30 aprile)
seminario di costruzione pupazzi e figure per uno spettacolo di piazza

sabato 26, ore 14,30-18,00
domenica 27, ore 14,30-18,00
lunedì 28, ore 14,30-18,00
martedì 29, ore 14,30-18,00
mercoledì 30, ore 14,30-18,00
numero massimo partecipanti: 30
costo 100 €

modulo b (25 aprile - 1 maggio)
seminario sulla creazione di uno spettacolo di piazza

venerdì 25, ore 15,00-18,00 / 19,00-23,00
sabato 26, ore 19,00-23,00
domenica 27, ore 15,00-18,00 / 19,00-23,00
lunedì 28, ore 19,00-23,00
martedì 29, ore 19,00-23,00
mercoledì 30, ore 19,00-23,00
giovedì 1 maggio (orari da decidere)
numero massimo partecipanti: 40
costo 150 €

modulo a + modulo b, costo 200 €


L'incontro
Riferimenti storici, comunicazione di Claudio Meldolesi, Università di Bologna
Bread&Puppet. La cattedrale di cartapesta, presentazione di Andrea Mancini, curatore del libro
Fiddle lecture, conferenza-spettacolo di Peter Schumann

Salone delle Bandiere - Municipio, domenica 27 aprile ore 10,00


Messa Insurrezionale con Marcia Funebre per un'Idea Bacata
spettacolo di piazza con gli allievi del seminario, regia di Peter Schumann
partecipala la Brass Band DLF Faenza

Piazza del Popolo, giovedì 1 maggio ore 18,00 (in caso di pioggia, sabato 3 maggio ore 18,00)
Lo spettacolo si replica a Forlì il 2 maggio, Piazza Saffi, ore 18,00