PROGETTO OMSA

L'ANTEFATTO
Faenza, primi mesi del 2010: L’OMSA sta chiudendo e questa volta non è solo una voce che da sfogo alle paure di una città di provincia.
Questa volta l’OMSA chiude veramente o meglio delocalizza l’attività produttiva in Serbia dove i costi amministrativi e per il personale sono decisamente più bassi.
Il personale è quasi esclusivamente femminile, oltre 350 operaie rimangono senza lavoro.
La fabbrica produce calze ed indumenti per l’intimo da oltre 50 anni, ciò significa che non è una azienda qualunque, ma uno di quei luoghi di lavoro che fanno la storia delle relazioni industriali di un territorio.
In un primo momento la città subisce un duro colpo, ma sembra reagire mantenendo alta l’attenzione sulle centinaia di famiglie che si trovano disorientate.
Dopo qualche settimana però cala il silenzio. Istituzioni e cittadinanza si defilano.
Le operaie vengono lasciate troppo presto sole anche in diverse negoziazioni dove si difendono i loro diritti e il loro posti di lavoro: sindacato – proprietà, governo – confindustria, regione - provincia - comune.
Questo “turbinio” di dispute assume l’aspetto di un’inutile lotta che già dalle prime battute sembra avere una fine già scritta: licenziamento di massa.
Noi del Teatro Due Mondi in questo periodo eravamo (come al solito) immersi completamente nel nostro lavoro: tournée, prove, progetti pedagogici, spettacoli. Seguivamo la vicenda un po’ da lontano, almeno nei primi mesi.
La parte faentina della compagnia però viveva la vertenza OMSA con particolare coinvolgimento; anche per loro l’OMSA era una fabbrica simbolo. Anni di lotte, di lavoro che avevano coinvolto nonni, genitori, amici.
Abbiamo iniziato un cammino di “pensiero” avviando una serie di innumerevoli incontri con operai, organizzazioni sindacali, assessori, partiti politici, altri artisti faentini e diverse associazioni della società civile.
Che cosa potevano fare un gruppo di artisti, di teatranti per gli operai dell’OMSA?
Possono realtà sociali distanti incontrarsi e costruire qualcosa insieme?
Se volevamo aiutare nostri concittadini in difficoltà perché stavano perdendo il posto di lavoro, dovevamo farlo cercando di parlare e di includere tutti, al di là dell’appartenenza a questo o a quel sindacato.
Quando in quei giorni, difficili ed estenuanti per le parti coinvolte, incontravamo i delegati di tutti i sindacati e le operaie tentando di convincerle a partecipare ad un laboratorio teatrale con lo scopo di proporre altre forme di impegno e di comunicazione che partissero dalle loro esperienze personali, particolari del vissuto, istanze, paure e aspettative, ci imbattemmo in una prevedibile chiusura e distanza.
Solo un gruppo di donne molte unite e legate alla Cgil pian piano si avvicinarono a noi. Con il loro carico di diffidenza e perplessità ci chiesero: “E cosa si fa in questi laboratori teatrali, cosa dovremmo fare?” Noi abbiamo risposto: “Non dovete far altro che essere voi stesse. Saranno le vostre storie il centro del lavoro teatrale”.
Le operaie ci pensarono qualche giorno e poi accettarono con una risata: “Ormai abbiamo fatto di tutto, proviamo anche con il teatro, tanto la faccia ce la siamo già giocata da un pezzo”.
Un gruppo di operaie disposte a partecipare al laboratorio l’avevamo trovato. Circa trenta donne di varie età.
Ora era possibile costruire intorno a loro un progetto più articolato. Una cosa ci era chiara: era necessario coinvolgere direttamente altre realtà culturali della nostra città e non solo.
Tante idee e proposte iniziarono ad essere condivise, vagliate, modificate e scartate.
Questo potevamo e volevamo fare: mettere a disposizione la nostra professionalità per informare la comunità: “Tanti nostri cittadini stanno attraversando un momento negativo della loro vita, non lasciamoli soli”. Alla fine sono state coinvolte e hanno aderito al nostro progetto un numero molto ampio di soggetti ed enti: Amministrazione Comunale di Faenza, Provincia di Ravenna, Regione Emilia Romagna, Accademia Perduta/Romagna Teatri (Teatro stabile d’arte contemporanea), Tratti (Cooperativa che opera nel campo dell’editoria, letteratura e nella direzione di Festival culturali), Strade Blu (Festival di musica dal vivo), Museo Internazionale della ceramica, Luogo Comune (Centro Culturale di Faenza), Clandestino (Locale faentino dove vengono programmati concerti dal vivo), Bottega Bertaccini (Libreria di Faenza che organizza eventi culturali), Sunset (Cooperativa che si occupa di video e arti visuali), Théâtre de l’Unité (Compagnia teatrale francese).
Il laboratorio teatrale con le operaie dell’OMSA doveva essere il fulcro dell’intera iniziativa qualunque forma essa prendesse.
La conduzione del laboratorio fu affidata alla compagnia francese: il Théâtre de l’Unité.
Come il Teatro Due Mondi anche il Théâtre de l’Unité costruisce performance/spettacoli che vengono presentati all’aperto in piazze e strade. Eravamo e siamo convinti che il progetto doveva uscire dai luoghi deputati alla cultura e “occupare” gli spazi cittadini.
Proprio su interventi “urbani” inaspettati e senza alcun preavviso per la cittadinanza si basò il lavoro di Hervée de Lafond e Jacques Livchine, direttori artistici della compagnia francese.
Il laboratorio venne aperto non solo alle operaie dell’OMSA, ma a chiunque volesse mischiarsi con noi e con loro. Questo per creare un gruppo variegato e forte perciò difficilmente stigmatizzabile.

LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO
Dopo la fase di preparazione e ideazione abbiamo svolto concretamente il progetto a Settembre 2010 durante l’arco di una settimana che andava dal 12 al 19.
Il titolo doveva essere diretto e inequivocabile:
AL LAVORO! Il teatro, la musica e altre azioni a sostegno di un diritto.
Le operaie dell’OMSA durante questa settimana insieme agli altri partecipanti venuti da diverse città romagnole e italiane ed alcuni attori del Teatro Due Mondi, colorati di una rossa divisa, hanno fatto incursioni spettacolari, connesse alla crisi dell’OMSA e alla difesa in generale del diritto al lavoro, nelle strade e nel centro storico di Faenza.

AL LAVORO continuano le azioni a sostegno di un diritto

Questi gli appuntamenti realizzati assieme alle lavoratrici dell’OMSA con il progetto Al lavoro!, dopo la manifestazione di settembre 2010 vedi

Le BRIGATE OMSA ancora in azione


La vicenda della fabbrica faentina Omsa sembra conclusa. Ad oggi molte operaie saranno riassunte, altre resteranno ancora senza lavoro: le Brigate teatrali OMSA continuano ad essere attive, pronte a scendere in strada, a testimoniare la loro presenza.
Anche il video-documentario LICENZIATA!, che racconta l’esperienza delle Brigate OMSA e che spesso ne accompagna l’uscita, è a disposizione per essere presentato.
Infine, oggi nasce un nuovo progetto dove la storia della fabbrica Omsa diventa il racconto della condizione operaia del passato e del presente:
LAVORAVO ALL'OMSA, un nuovo spettacolo del TEATRO DUE MONDI.


LICENZIATA! documentario sul progetto Al lavoro! (Faenza 12-19 settembre 2010)

regia Lisa Tormena
riprese Matteo Lolletti, Michelangelo Pasini, Marco Bacchi, Matteo Lelli
montaggio Lisa Tormena e Stefano Sbarbati
musiche Giovanna Marini

Licenziata! racconta la settimana di spettacoli, laboratori teatrali, concerti, incontri ed azioni di strada promossa dal Teatro Due Mondi/Casa del Teatro e dedicata al lavoro e, in particolare, alle donne dell'OMSA. Le immagini che documentano gli eventi, molto toccanti, sono accompagnate dalle voci di Alberto Grilli, regista del Teatro Due Mondi, Hervée de Lafond e Jacques Livchine, direttori artistici del Théâtre de l'Unité, di Giovanna Marini, grande cantautrice e protagonista della musica popolare e di protesta. Accanto a loro si dipanano le parole e l'esperienza delle operaie dell'OMSA al'interno del laboratorio teatrale e poi per strada, durante le Brigate del fine settimana: azioni improvvisate che hanno permesso finalmente alle donne in cassintegrazione di far sentire la propria voce.
Una voce emozionante che, attraverso il teatro e la rappresentazione, mostra i movimenti della catena di montaggio, ripetuti per tanti anni dalle operaie coinvolte, racconta la loro rabbia davanti alla delocalizzazione della fabbrica e poi la delusione per la mancanza di soluzioni al licenziamento.
Il documentario ripercorre in modo delicato questi momenti, mostrando non solo come la lotta di queste donne tenaci sia forte e viva, ma anche quanto la cultura possa fare quando non relegata a cosa per pochi.

Il documentario Al lavoro! è prodotto da Teatro Due Mondi-Casa del Teatro di Faenza, assieme alla cooperativa Sunset che ha realizzato riprese e montaggio.