SANTA GIOVANNA DEI MACELLI

Ci siamo interrogati sui meccanismi dell'economia.
Sulla onnipotenza del capitale che schiaccia i piccoli.
Abbiamo visto che la giustizia è utopia.

il contenuto

Santa Giovanna dei Macelli è un'opera ambientata a Chicago, nel 1929, l'anno della grande crisi economica.
Nel racconto di Brecht si intrecciano la vicenda di Pier Pont Mauler, ricco proprietario di fabbriche per l'inscatolamento della carne; di Giovanna Dark, una sorta di Giovanna D'Arco che crede di poter risolvere i problemi della coesistenza tra ricchi e poveri; e delle migliaia di lavoratori in sciopero per il lavoro e contro lo sfruttamento.
Impresa non facile quella di raccontare la storia del capitalismo di quegli anni attraverso la figura di Mauler, che sotto la guida degli amici finanzieri di Wall Street mira a conquistare la proprietà totale della linea di produzione, dagli allevamenti alla distribuzione sui mercati.
Poi la Borsa crolla, e il crollo sembra travolgere anche lui.
Ma è solo una minaccia, e sarà ancora una volta l'intervento di Wall Street a risolvere la situazione: Mauler rinasce più forte e più potente, e conquista il controllo dei mercati approfittando della totale disfatta dei suoi avversari.
Vicende, come si vede, che ritroviamo sulle prime pagine dei quotidiani in edicola oggi.
Ma se Mauler è un primo protagonista, la seconda pedina di questo gioco è Giovanna, una volontaria dei Cappelli Neri (una specie di buffonesco Esercito della salvezza) che nella sua delirante ingenuità s'immagina a capo della rivoluzione pacifica che dovrebbe condurre col buonsenso - secondo le sue speranze attraverso la carità e i buoni sentimenti - sia a risolvere le difficoltà dei padroni che a risollevare le sorti dei "poveri".
Terzo e fondamentale cardine dell'opera è rappresentata dagli operai di Chicago.
E' in corso lo sciopero delle fabbriche di carne, e Brecht, raccontando dei lavoratori, dei bassi salari, della politica industriale, svela con questa opera di chiaro intento didattico i meccanismi di formazione della ricchezza.
Giovanna tenta allora un avvicinamento ai lavoratori in sciopero, quando capisce che l'interesse dimostratogli inizialmente da Mauler è puramente strumentale, e non sono certo i discorsi sulla natura dell'uomo a poterlo distogliere dai suoi obiettivi di profitto.
Ma è tardi e non c'è tempo per completare questa sorta di educazione alla politica.
Il buonsenso si schianta contro la logica del profitto, e ha la sua prima vittima proprio in Giovanna.


Abbiamo voluto lavorare in uno spazio particolare che ci permettesse un confronto immediato e diretto con il pubblico .
Vogliamo fare teatro per raccontare il mondo che vediamo e ci piace coinvolgere attivamente gli spettatori.


la drammaturgia

Il nostro lavoro conserva le linee drammaturgiche generali del testo originale ma ne semplifica alcuni passaggi (Santa Giovanna prevede un organico da colossal cinematografico, e una versione integrale richiederebbe forse trenta attori e molte ore di spettacolo) e aggiunge alcuni frammenti che legano questa vicenda alla contemporaneità. Il passato che racconta il presente, che offre spunti di riflessione al presente. Nella convinzione - che questa edizione tenta di avvalorare - che i meccanismi di formazione del profitto ieri (nel 1929) e oggi (nel 2005) siano profondamente simili.
La versione ha mantenuto anche la forma didascalica, cercando di costruire con il ritmo un percorso capace di catturare e mantenere l'attenzione del pubblico per tutta la durata dello spettacolo. Frequenti sono i momenti coreografici di gruppo, e numerose le canzoni mutuate dal repertorio popolare che sottolineano a loro volta la coralità dell'azione. E molte le situazioni comiche e grottesche, con scene che arrivano a coinvolgere anche fisicamente lo spettatore.

la scenografia

Entrando, lo spettatore scopre uno spazio scenico costruito per ospitare il pubblico sui due lati lunghi. Uno spazio dove non abbiamo qualcuno che guarda protetto dal buio ma che viene invitato a essere presente, viene integrato, quasi strattonato, e a cui viene chiesto di alzarsi, di muoversi - cosa inusuale nel teatro d'ascolto che si è abituati a vedere oggi. L'azione si svolge nel corridoio in mezzo al pubblico: gli attori si muovono su e giù fra due fondali che evocano la skyline di una grande città, mentre gli spettatori seduti sulle panche delimitando lo spazio scenico sembrano diventare ogni tanto parte degli scioperanti davanti alle fabbriche, ogni tanto i ricchi alla borsa a cui Giovanna si rivolge.
Gli attori passano continuamente dietro i fondali per cambiare costumi e accessori. Gli elementi di scena sono pochi ma di grande impatto: gli oggetti collocano l'azione (la stufa dei Cappelli Neri, la poltrona del ricco Mauler, la neve davanti alle fabbriche), i pezzi di costume definiscono l'appartenenza ai gruppi di personaggi (operai, Cappelli Neri, fabbricanti).

il canto

Grande importanza hanno in questo spettacolo i canti di cui molti provengono dalla tradizione popolare religiosa e di protesta, i parlati intonati e gli interventi della tromba. E' un lavoro di anni che cerca qui una sistematizzazione, una giusta collocazione tra il parlato ordinario. Così la musica funziona non solo come sfondo sonoro che crea ambienti ma soprattutto come mezzo drammaturgico che accompagna e diventa azione: la canzone dello sciopero, la canzone della marcia di protesta, la canzone dei venditori di carne in scatola, la canzone della neve, la canzone della santificazione di Giovanna

ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione TEATRO DUE MONDI

SANTA GIOVANNA DEI MACELLI di BERTOLT BRECHT

con Beatrice Cevolani, Stefano Grandi, Tanja Horstmann, Angela Pezzi, Maria Regosa, Delia Trice, Renato Valmori
musicista in scena Alessandro Valentini
scene, costumi e oggetti di scena Maria Donata Papadia
musiche originali e direzione musicale Antonella Talamonti
luci Marcello D'Agostino
riduzione e adattamento del testo Gigi Bertoni
foto di scena
Stefano Tedioli - Daniele Casadio
regia Alberto Grilli

•serie completa foto di Daniele Casadio

•serie completa foto di Stefano Tedioli



Scena 1
Prologo -Scena della morte del bue


Scena 2
Chicago, 1929. Casa di Mauler. Il re della carne Pierpont Mauler riceve una lettera dai suoi amici di Wall Street - New York


Scena 3
Davanti alla fabbrica di Lennox e Mauler. Il crollo delle grandi fabbriche di carne in scatola.


Scena 4

Per strada i Cappelli Neri al lavoro. Primo passo di Giovanna verso gli abissi.


Scena 5
Scena del bue e dei soldi alla Borsa.


Scena 6
Borsa Bestiame. Pierpont Mauler avverte il soffio di un altro mondo.


Scena 7
Ai Macelli. Slift fa vedere a Giovanna la malvagità dei poveri: secondo passo di Giovanna verso gli abissi.


Scena 8
Alla Borsa Bestiame. Giovanna presenta i poveri alla Borsa Bestiame.


Scena 9
La cacciata dei mercanti dal tempio. Casa dei Cappelli Neri.


Scena 10
Casa di Mauler. Discorso di Mauler sulla necessità del capitalismo e della religione.


Scena 11
Il sogno di Giovanna.


Scena 11.b
Davanti alle fabbriche.


Scena 11.c
La preparazione dello sciopero. A Giovanna viene consegnata la lettera.

Scena 11.d
Bandiera rossa


Scena 11.e
Giovanna deve consegnare la lettera. Prima nevicata.

Scena 11.f
Il crollo della borsa. Mauler varca i confini della miseria.

Scena 11.g
Seconda nevicata. Lo sciopero è fallito.

Scena 12
Mauler nella sede dei Cappelli Neri. Resurrezione di Mauler.


Scena 13
Casa dei Cappelli Neri. Morte e beatificazione di Santa Giovanna dei Macelli.

 

 

 



abbiamo bisogno di
uno spazio di almeno 15 metri per 9 e alto 5
una sala completamente oscurata e possibilmente quintata di nero.
una presa CEE o punto di collegamento 380 V/220 V 3P + N + T potenza minima 20 KW lontana non più di m. 20 dal centro dello spazio scenico.
di 10 ore per il montaggio e la preparazione dello spettacolo e di 3 ore per lo smontaggio
una scala per puntare i fari

preferiamo che
il soffitto sia attrezzato con americane o tiri ma possiamo anche montare le luci su piantane
l'acustica sia buona

portiamo noi
la tribuna per il pubblico da disporre su due lati della scena (80 posti massimo)
l'impianto luci (40 pezzi)

possiamo fare lo spettacolo anche
in una palestra oscurata se l'acustica è accettabile
su un palcoscenico di un teatro all'italiana (il pubblico sta sul palco)

la durata è di 1 ora e 40 minuti senza intervallo

 

note di regia

"In tetri tempi di sanguinoso smarrimento,
ordinato disordine,
pianificato arbitrio,
disumana umanità,
quando non vogliono più cessare,
nelle nostre città,
le agitazioni;
in un mondo che è simile a un macello…"

Da queste poche frasi, contenute nelle prime pagine scritte da Brecht per Santa Giovanna dei Macelli, è nata la ragione di questo nostro nuovo lavoro.

Sono passati più di 70 anni, e ancora il sangue scorre, e non si intravede la fine.
La carne umana è venduta sul mercato del lavoro, acquistata, rivenduta.
La carne umana non trova di che nutrirsi, il pianeta dei ricchi la affama.

Sempre cerchiamo nei nostri spettacoli di rendere visibili agli altri le domande che ci affliggono, lo smarrimento che troviamo nel non riuscire e nel non volere dare risposte.
Dobbiamo parlare alla ragione (se ancora esiste e chissà non si nasconda proprio lì, nello spazio in cui incontriamo lo spettatore che ci osserva) ma bisogna passare dal cuore (se il grasso dell'opulenza non lo sta stritolando).

Brecht ci ha regalato una cruda storia, gelida di neve e infuocata di passione, e belle parole, e lame affilate di suoni e di idee per arrivare sotto la superficie, ruvida pelle.
Noi ci mettiamo la carne, i dubbi, il nostro sguardo affamato di complicità, il nostro bisogno di scoprire, alla fine del lavoro, nuove partenze.

Da anni lavoriamo in strada con spettacoli che ci aprono le porte per incontrare uomini e donne che forse ci aspettavano.
Con Santa Giovanna dei Macelli li aspettiamo in teatro per poterne uscire affiancati, mente e cuore accesi, a formare un invisibile corteo di pensieri.

Alberto Grilli


Il teatro, si sa, è volatile e spesso il ricordo si fa flebile e leggero , quasi trasparente col trascorrere del tempo. Eppure ci sono segni che restano, tracce al limite dell'indelebile forse, che fanno la differenza tra tutta l'acqua che passa sotto il ponte dello sguardo e i sedimenti che porteranno gradualmente, strato dopo strato alla formazione di un affioramento, di un' isola , di un atollo.
Si entra con il pensiero a Brecht, un classico non classico, tanto nominato, quanto poco frequentato. Si entra con lo sguardo rivolto ai ricordi più che al presente, quasi avessimo dimenticato, insieme allo sciogliersi delle ideologie e talvolta delle idee, quanto può essere "educativa" e soprattutto sorprendente, la riproposizione di un testo brechtiano come S.Giovanna dei Macelli. Si entra, in realtà, senza una grande predisposizione alla meraviglia e si esce con la sensazione piena di aver assistito a un tassello importante del fare e dell'intendere il fare teatro.
Il Teatro Due Mondi pare aver una forte sintonia con l'autore, una capacità, assolutamente attuale, di confrontarsi, di cimentarsi con temi e problemi che sembrano sepolti da anni nelle coscienze meste e vuote di questi tempi e così senza alcun falso pudore sceglie di architettare una struttura semplice ed efficace, una solida pianta centrale che costringe lo spettatore ad affacciarsi sui personaggi e sulla vicenda, a toccare e sentire le emozioni e le vibrazioni degli attori e dei personaggi.
Una volta dentro, una volta affacciati è un flusso continuo di apparizioni, eventi, musiche, canti dolci o straziati, è una geometria oscura e altalenante quella che ci pervade, squarciata dai colori densi eppur ombrosi delle luci, geometria di sentimenti scandita dalla forza degli attori e dalla forza espressiva dei protagonisti della vicenda. L'occhio, ma probabilmente l'intero corpo, si palleggia letteralmente sulla scena quasi a seguire il tennistico ritmo dell'azione, si predispone lentamente alla narrazione che propone ogni volta personaggi sempre al confine tra il grottesco e la cruda e opprimente verità di una vita governata dal commercio e dal denaro piuttosto che dalla tolleranza e dall'umanità.
Dire che Santa Giovanna dei Macelli è un bello spettacolo significa non rendergli completamente giustizia, si tratta di un'opera che riscopre Brecht nella sua natura complessa, fatta di grandi ombre e grandi abbagli, composta di eterni contrasti e contrari a disegnare una danza inquietantemente umana e come tale sorprendente, sempre diversa, dolorosa e gioiosa al contempo.
Si finisce dunque, ancora coinvolti in cambiamenti spaziali, coinvolti dagli attori per l'ultima visione, l'ultima immagine, l'ultimo applauso che giunge dopo gli altri avvenuti, come si suol dire, a scena aperta.

Fabrizio Orlandi


"Gastronomica" e "didattica": queste sono le finalità, secondo Brecht, del fare teatro. La prima è rivolta ad un pubblico che vuole distrarsi, divertirsi; vivere per qualche ora in una condizione d'estraniazione, di fuga. La seconda, quella che egli perseguì, vuole provocare, far riflettere, in-formare, interrogare, instillare dubbi al cuore e al cervello dello spettatore. Per questo chi assiste ad un'opera del drammaturgo tedesco non è lì "per stimolare la digestione della propria cena", come disse Aleksandr Tairov, uno dei fautori della "rivoluzione" teatrale russa.
Di questo tipo erano i numerosi fruitori teatrali che hanno vissuto, a Faenza, il dramma epico "Santa Giovanna dei macelli" di Bertolt Brecht, messo in scena, dal 26 al 29 gennaio, alla Casa del Teatro. Pubblicato definitivamente nel 1937, il testo fu rappresentato solo nel 1959 a tre anni dalla morte dell'autore. In Italia arriverà nel 1970, per la regia di Strehler, al Piccolo di Milano. E' doveroso ricordare, in questi giorni di Memoria, come Brecht fu fatto tacere dal nazismo; le sue opere furono proibite. Nel 1933, il giorno dopo l'incendio del Reichstag, fuggì dalla Germania per una diaspora attraverso l'Europa e gli Stati Uniti. Dal maccartismo statunitense tornò in Europa nel 1948, a Berlino Est dove, in un clima oppressivo e culturalmente squallido, continuò a lavorare soprattutto come regista, aderendo sempre agli ideali di un comunismo in funzione anticapitalistica.
A gruppi di cinque, siamo entrati nello spazio scenico, accolti e coinvolti da gli stessi attori che ci hanno accompagnato, quasi per mano, alle panche disposte lungo le pareti. La nostra presenza, evocava come una strada, una piazza, delimitata ai lati da una folla di curiosi; percorsa dal ritmo, dalla violenza, dall'energia della Vita. Si avvertiva il fiato, si vedeva il sudore dei corpi. Gli sguardi, le parole, i suoni, i rumori ti entravano dentro in una quasi totale compartecipazione di spettatori e attori.
Su questa "strada" si è svolto il conflitto (dramma) fra i due protagonisti: Mauler, produttore di carne in scatola, a Chicago durante la grande repressione, secondo le più spietate regole capitalistiche; Giovanna Dark, che lascia l'Esercito della Salvezza, strumento religioso del Potere, nel tentativo di convertire Mauler e aiutare gli operai a difendersi. In questa storia gli operai dei macelli potrebbero avere un ruolo decisivo, ma le logiche del mercato e perfino la natura (una nevicata) frenano le spinte rivoluzionarie. Sono più un coro che dei protagonisti.
Suggestive le soluzioni scenografiche. Come quella del sogno di Giovanna: un corteo di scioperanti
che, nell'attraversare la "piazza" con "passo di battaglia", la avvolge con lunghissime bandiere, di un tessuto bianco, evanescente. Esse si innalzano sopra di noi. Come una cortina, illuminata da fiocchi di luce, ci separano, per un attimo, dall'azione scenica.
Gli attori hanno ben lavorato su una partitura fisico-vocale parodistica, marionettistica, quasi clownesca, senza prevalere l'uno su l'altro, dando vita ad un corpo scenico, organico.
E' stato un evento per Faenza ma anche nel panorama teatrale italiano ed europeo.In questi anni non sono frequenti le proposte brechtiane anche se il riflusso degli anni ottanta è passato.Forse perché, come disse il drammaturgo berlinese, "Davvero viviamo in tempi bui", e a questi tempi occorre "resistere" con rinnovato senso epico.

Guido Zauli


una lettera

Caro Alberto,
non è mia abitudine scrivere dopo che ho visto uno spettacolo, ma dopo qualche mese che ho visto il vostro "Santa Giovanna dei Macelli" di Brecht non riesco a contenermi….!
Come dicevo due giorni fa in un'intervista sulla "Voce", a proposito della straordinaria e differenziata ricchezza produttiva del nostro territorio, lo ripeto anche a te: "Santa Giovanna…." è lo spettacolo più bello che ho visto in questa Stagione che volge al termine tra le mille difficoltà, incertezze e insicurezze del Teatro e dei Teatranti.
Tu sai che di teatro io ne vedo tanto e sai anche bene che io non sono un "integralista estetico", ma un "camionista poetico", perché mi piace e voglio occuparmi di tante prospettive e visioni teatrali, tradizionali e innovative, classiche e contemporanee.
"Giovanna…" mi ha messo un po' in crisi su cosa sia oggi il mondo del Teatro e su quale sia un mercato possibile del buon teatro.
Possibile che nessun "critico" si muova per un'esperienza culturale e artistica che ha 25 anni di buon teatro alle spalle come lo è il Teatro Due Mondi? Perché?
Ma soprattutto perché questo bello spettacolo non viene recensito e promosso dalla "critica ufficiale"?
Perché solo pochi fortunati organizzatori teatrali possono sapere che c'è in Italia uno spettacolo così bello, così importante, così ricercato, così raffinato, così colto, ma anche così popolare?
Il sistema teatrale nazionale, e non solo, ha bisogno di tanti "Giovanna…", ne abbiamo tutti davvero bisogno se non vogliamo ridurci tutti a fare gli uscieri di un retropalco televisivo o i referenti di una autoreferenziata conventicola di snobbisti dell'arte!
Quanta bella e straordinaria ricerca musicale c'è in "Santa Giovanna dei Macelli" e quanto sono "corali" e bravi i tuoi attori? Quanta perfezione e precisione coreutica nei movimenti e quale bellezza nelle immagini sceniche che avete saputo creare? E di quanta contemporanea bellezza musicale è intriso e traboccante lo Stabat Mater finale, che io vorrei portare per il 25° Anniversario della Strage di Ustica?
Quando io mi faccio e faccio troppe domande vuol dire che c'è qualcosa che non mi torna o che è ingiusto; questo spettacolo bisogna trovare il modo di farlo "girare", i miei e i nostri colleghi debbono sapere che è adatto a qualsiasi dei "pubblici" teatrali, siano essi smaliziati o ingenui, "Giovanna…" è buono tutto e per tutti.
Coraggio, davvero facciamolo sapere a chiunque!

Un abbraccio a tutti voi

Ruggero Sintoni

 

Ci siamo interrogati su come incontrare il pubblico difficile degli adolescenti. Ci siamo i confrontati con l'esigenza di creare uno spettacolo (che li affascini, diverta, ecc… va bene…, ma) che soprattutto che li interessi.
Abbiamo voluto parlare di temi che attraversano anche l'età difficile, appartenendo al nostro presente, e che possano produrre uno spunto di riflessione.
Abbiamo pensato, o forse gli avvenimenti ci hanno travolto, a una vicenda che metta in scena le tentazioni della fine del secolo scorso, che tenti di svelare come oltre l'apparenza dei discorsi (progresso, ordine, sviluppo) ci sia la concretezza di scelte che vanno nella direzione opposta, di sfruttamento dei paesi poveri, di una nuova sottodivisione della società, di ingiustizia.
Pensiamo che non soltanto lo spettacolo debba interessare, ma che grande importanza nella riuscita di un appuntamento come quello teatrale stia nell'approccio del pubblico studentesco. Abbiamo messo in atto delle tecniche di accoglienza particolari, in modo da disorientare e da coinvolgere fin da subito ogni persona.
In secondo luogo, il numero limitato di spettatori per replica, significa una specie di individuazione e responsabilizzazione.
Dopo le prime repliche per Scuole Superiori in gennaio 2005 abbiamo capito che sono proprio il coinvolgimento fisico e la vicinanza a creare un'esperienza sensoriale a più livelli che cattura i ragazzi. La loro attenzione si crea attraverso un modo diverso e sconosciuto di vivere (e comprendere piuttosto istintivamente che intellettualmente) il teatro.

 

"A" - rivista anarchica , Cristina Valenti, maggio 2007

Come riproporre il teatro di Brecht oggi? Un'impresa di cui non avvertiamo la portata finché non ce n'è offerto un esempio. E l'esempio ci è dato dalla Santa Giovanna dei Macelli realizzata dal Teatro Due Mondi di Faenza, per la regia di Alberto Grilli. Uno spettacolo controcorrente, che evita di compiacere le attese del pubblico, anche conquistandolo ed emozionandolo con la bellezza indiscutibile di una costruzione scenica perfetta e con la bravura di un gruppo di attori eccellenti singolarmente e straordinari nell'orchestrazione corale delle partiture fisiche e vocali.
Uno spettacolo di cui non si dimenticheranno alcune scene in particolare: l'avanzata degli operai delle fabbriche di carne in scatola, al canto de L'Inno dei pezzenti, stilizzati nell'essenzialità dei costumi (guanti e grembiule di lucidissima plastica rossa) e fissati in tableaux vivant che scandiscono coreografie di movimenti dal forte sapore espressionista; il sogno di Giovanna Dark, che già sente vacillare il suo tentativo di mediare fra gli operai senza lavoro e il ricco proprietario delle fabbriche Mauler, e si vede alla testa di un corteo di scioperanti, che trascina dietro di sé insieme a drappi-bandiera che si srotolano lunghissimi avvolgendo la scena di uno schermo bianco velato, mentre il corteo procede al canto di Figli dell'officina; la nevicata che avvolge l'ultima avanzata di Giovanna nel gelo, fra velari illuminati di fiocchi di luce. E non si dimenticheranno le pitture a tinte contrastanti dei personaggi, tratteggiati fra linee comico-grottesche e sfumature drammatiche, tutti fortemente simbolici delle dinamiche sociali che sono chiamati a rappresentare, come voleva Brecht, eppure capaci di toccare, a tratti, la profondità e la grandezza delle figure tragiche greche o dei tiranni shakespeariani, così come il buffonesco patafisico di Jarry o l'espressionismo veemente e allusivo delle figurazioni agit-prop.
Eppure, anche i momenti di maggiore impatto emotivo risultano in questo spettacolo distanziati e raggelati, chiamando in causa la presa di coscienza e l'attività critica dello spettatore, prima che i suoi sentimenti, e ritrovando in questo senso un'attualità affatto originale della lezione epica brechtiana.
Ma in che cosa consiste l'inattualità di questo lavoro? È indubbio che la scena contemporanea stia conoscendo negli ultimi anni un rinnovato interesse per i temi di impegno etico e civile. In particolare nelle forme del teatro dei narratori, che giustamente sono stati definiti i nuovi performer epici. I narratori non dissimulano la loro identità autorale sulla scena, parlando in prima persona allo spettatore-interlocutore di temi sociali e civili, con intento di documentazione e denuncia. Un io epico che, erede della rottura delle forme classiche del dramma, trova nella narrazione la possibilità di raccontare il dramma contemporaneo al di fuori della forma drammatica.
Nel teatro brechtiano la forma del dramma resta, nel tessuto dialogico e nello sviluppo dei quadri scenici, attraverso i quali si dipana una trama assai complessa di vicende e ricca di personaggi, ma la forma drammatica è anche messa in crisi nel momento in cui se ne svelano la convenzione e l'artificialità attraverso il ricorso a mezzi espressivi antinaturalistici, che rompono la quarta parete chiamando in causa costantemente lo spazio-tempo condiviso da attori e spettatori: canzoni, elementi narrativi affidati a cartelli o a brani didascalici, recitazione "straniata" in terza persona.
Di tutti questi elementi lo spettacolo dei Due Mondi dà una lettura fedele e originale al tempo stesso. Fedele in quanto rispettosa dell'impianto "scientifico" del teatro brechtiano, che si propone di indagare i meccanismi della crisi economica svelando come i processi di formazione del profitto ieri (nel 1929) e oggi (in epoca di globalizzazione) siano sostanzialmente simili. Ma è anche una lettura originale, in quanto ritrova i corrispettivi del teatro brechtiano e delle sue intenzioni negli esiti e nelle modalità del lavoro pluridecennale che gli attori della compagnia stanno portando avanti sulla scrittura scenica, la drammaturgia attorica, il canto e i "parlati intonati".
Il lavoro sul grottesco accompagna il Teatro Due Mondi come una sorta di cifra originaria fin dal loro Ubu Re patafisico e pacifista (1988). Le scene corali sono in qualche modo sviluppo delle parate degli spettacoli di strada (Fiesta, Oriente) e così un certo gusto per il simbolismo dei materiali scenici e l'uso narrativo degli oggetti. Le canzoni, tratto fondamentale del teatro brechtiano, caratterizzano da anni anche il lavoro della compagnia, che si è costruita un ricco repertorio di canti popolari e di lotta (del canzoniere anarchico in primo luogo), ma soprattutto ha raggiunto una competenza professionale straordinaria, sotto la guida di Antonella Talamonti (collaboratrice di Giovanna Marini), che per Santa Giovanna ha composto le musiche originali delle canzoni brechtiane e gli adattamenti dei canti anarchici della tradizione.
Su tutto questo si innesta il lavoro più propriamente riferito alla lettura brechtiana. Sui due paraventi che chiudono la scena, ricordando il profilo di una grande città, a un capo e all'altro del corridoio nel quale si sviluppa l'azione, stretta fra le due gradinate degli spettatori, sono affissi titoli di giornali contemporanei: crack finanziari, nuove povertà, licenziamenti e lavoro precario. Una scelta che ben esemplifica il modo di lavorare del Teatro Due Mondi sul doppio binario della fedeltà al dettato e all'impianto brechtiano e dell'attualizzazione del testo.
In una famosa messa in scena del 1970, Strehler aveva scelto di chiudere la scena a ferro di cavallo fra i portici metallici dei macelli, utilizzando come sottofondo il rumore costante della fabbrica, a significare uno scenario di scannamento totale e continuo operato per il profitto indifferentemente sugli animali e sugli uomini. Nello spettacolo dei Due Mondi lo scenario di fondo si allarga dalla fabbrica e pervade la società, il sistema economico e quello dell'informazione. Gli spettatori seduti ai lati dello spazio scenico sembrano far parte in certi momenti degli operai in sciopero davanti alle fabbriche, in altri momenti degli azionisti della borsa bestiame, o sono comunque testimoni della storia che scorre davanti a loro e che i titoli dei giornali raccontano, tappezzando i profili della città ai due lati e sottraendo alla vista gli scenari reali ai quali l'informazione si sostituisce: i luoghi dove si producono le ricchezze materiali e immateriali (le fabbriche, la borsa) coi loro contraltari di povertà e sfruttamento.
Alla fine, gli spettatori sono materialmente sollevati dalle loro panche e disposti al centro dello spazio su file parallele, gli sguardi non si incrociano più, rivolgendosi tutti a uno stesso punto, come in chiesa, come davanti alla televisione, per assistere alla santificazione di Giovanna da parte di chi l'ha resa vittima predestinata del gioco dei grandi poteri. Blandita dalle promesse del padronato, uscita dall'Esercito della Salvezza per stare a fianco degli operai, capace infine di pronunciare un doppio no: ai soldi del ricco Mauler che sanerebbero le finanze del suo gruppo, e alle derive violente delle lotte operaie, si è sottratta al suo compito di staffetta e ha contribuito così a far precipitare gli eventi verso il fallimento dello sciopero generale e verso la sua propria morte per freddo, nel gelo di una nevicata profondamente simbolica.
Statuaria come un'immagine di santa, Giovanna è introdotta su una portantina e issata su un grottesco altare, mentre attorno si leva l'Osanna del coro ("Concedi ricchezza al ricco! Osanna! / Ed anche virtù! Osanna! / Dài a chi ha ! Osanna! Dagli il potere e la città ! Osanna…") che non riesce però a coprire le ultime parole di Giovanna, santa dei macelli, sacrificata sull'altare del profitto garantito per pochi e della religione buona per tutti:

Perché c'è un abisso tra l'alto e il basso, più grande
di quello che c'è tra l'Himalaia e il mare
e quello che in alto accade
in basso lo si ignora,
e in alto non si sa che cosa avviene in basso…


IL gazzettino online : il quotidiano del nordest, Nico Nanni, 19 Settembre 2006

SANTA GIOVANNA DEI MACELLI
Pordenone
Ogni volta che viene riproposto un testo di Bertolt Brecht c'è qualcuno che definisce ormai "vecchio" quel teatro. Su alcune impostazioni si può discutere, ma poi, vedendolo o rivedendolo si rimane stupiti dalla sua sorprendente attualità. È il caso di "Santa Giovanna dei Macelli", che Teatro Due Mondi ha presentato per "L'Arlecchino Errante" nel capitolo dedicato ai "Conflitti". Il testo - scritto da Brecht (del quale ricorre il 50. anniversario della morte) nel 1930 e che attraverso la vicenda del capitalista Mauler e dell'ingenua Giovanna Dark (un nome, un programma), volontaria dell'Esercito della Salvezza, che vuol conciliare ciò che l'autore ritiene inconciliabile, ovvero i "ricchi" e i "poveri" - racconta della "grande crisi" del 1929 in America, dei maneggi dei finanzieri e della soluzione da questi adottata per sopravvivere: chiudere la fabbriche (nel caso specifico i macelli di Mauler) con conseguente disoccupazione e povertà.Ciò che Giovanna non accetta è non solo che i padroni non tengano conto dei problemi dei lavoratori, ma anche che questi trasformino la loro legittima protesta in violenza. Una posizione utopistica, sembra dire Brecht, senza speranza. Il regista Alberto Grilli ha asciugato il testo, ha dato vita a uno spettacolo serrato dove il pubblico è "dentro" la scena, sorretto da una buona compagnia nella quale spicca l'intensa Giovanna di Angela Pezzi, con una bella "colonna sonora" dal vivo, nella quale si mescolano canti della tradizione popolare e religiosa.L'attualità, già insita nel testo, viene ribadita dai titoli di giornali che ricoprono le strutture che delimitano la scena: ma siamo proprio sicuri che gli anche recenti scandali finanziari italiani e le tragiche condizioni di vita di tanta parte del mondo non dipendano dai "giochi" che sembrano piacere tanto a quanti si occupano di finanza?


Brecht al tempo delle staminali
di Nicola Zuccherini
Sabato, 13 Maggio, 2006

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L'Informazione, Parma, Maria Cristina Bonati, 1 aprile 2006

Incisiva "Santa Giovanna dei macelli" al Parco
IL POTERE BACIA IL SANGUE NEL MONDO SENZA GIUSTIZIA

Effettivamente "c'è un abisso tra l'alto e il basso; e ci sono due lingue e due misure". Inutile dunque cercare una giustizia comune: troppo profondo il divario tra i due mondi. Santa Giovanna dei Macelli di Bertold Brecht è un testo che non conosce mezze misure e chiede di scegliere da che parte stare. Giovedì Teatro al Parco ha ospitato l'allestimento prodotto da ERT e Teatro Due Mondi con la regia di Alberto Grilli alla presenza di un pubblico disposto ai due lati della scena. Due alti paraventi sconnessi mostrano in disordine titoli di giornale che elencano cifre e notizie sulle crisi delle multinazionali e sull'imperante potere dei più forti: crack finanziari, stipendi ridotti, licenziamenti, scioperi. Santa Giovanna dei Macelli racconta della grande crisi economica del 1929 a Chicago attraverso le vicende dei poveri e sfruttati operai alla prese con le scelte economiche del ricco Mauler, proprietario di fabbriche per l'inscatolamento della carne; il re dei macellai, il signore della carne, specchia i suoi giochi finanziari nella coscienza limpida ed utopica di Giovanna Dark. All'imponente progetto originario di Brecht che prevede un organico eccezionale e molte ore di spettacolo, la regia di Grilli contrappone una versione semplificata, efficace ed intelligente del testo, che ne conserva le linee drammaturgiche generali aggiungendo alcuni aspetti che legano la vicenda alla contemporaneità. Rimangono visibili alcuni codici estetici ben precisi come l'utilizzo della musica dal vivo cantata dagli stessi attori e gli abiti sospesi tra gli anni '50 e la contemporaneità. Nero e rosso i colori prevalenti a rimbalzarsi il costante legame tra potere e sangue. Lo spettacolo scorre seguendo un ritmo preciso e determinato che mantiene la forma didascalica e si avvale di momenti coreografici di gruppo incisivi e ben costruiti. Il suono della tromba si fonde alle voci che cantano salmodie e melodie eterne come le parole di Mauler, già sentite e sempre esistite sotto le diverse spoglie del potere. Alleluia, Gloria, Kirie e Stabat Mater sottolineano la sacralità di un contrasto eterno che arriva a crocifiggere la sconfitta Giovanna. In fondo, il contrasto in scena è antico quanto la storia del mondo, quanto le parole fissate in una preghiera. La musica si serve anche di canti popolari e di protesta disegnando così luoghi, azioni e situazioni. Santa Giovanna dei Macelli è attualissimo, messo in scena con rara maestria e partecipazione. Al termine dello spettacolo, la disposizione in sala si rivolta ed il pubblico si dispone verso il potere celebrato in preghiera al trionfante Mauler.
Ad ognuno il suo dio


SETTE SERE, Sandro Bassi, 3 dicembre 2005

Brividi ai Due Mondi

Bel pugno nello stomaco, non c'è che dire, per uno dei capolavori di Brecht magistralmente portato in scena dai Due Mondi. Un pugno nello stomaco fedele alla violenza espressionista del testo originale, composto nel 1930, ambientato in una Chicago sconvolta dalla crisi del '29 (…). Dramma senza lieto fine e senza speranza, si avvale di un testo erudissimo in cui sono inseriti cori e inni che accrescono l'atmosfera surreale.
La recitazione dei Due Mondi, carica di pathos fino ad arrivare, in certi tratti, ad una fosca aggressività, è semplicemente da pelle d'oca. Bravissimi i due protagonisti (il cinico Mauler è Renato Valmori e l'idealista Giovanna è Angela Pezzi), ma gli altri non sono da meno. Le musiche originali e la preziosa direzione musicale di Antonella Talamonti risultano determinanti per la resa del testo e costituiscono una riuscita novità nella storia dei Due Mondi.
Come se non bastasse la virulenza dei contenuti, lo spettatore viene anche direttamente coinvolto, sia pur a latere, con alcuni accorgimenti scenici. Sulla regia (Alberto Grilli), sui costumi, sulle coreografie, sulle voci (tutte all'altezza del non facile compito), non si può che rimanere a bocca aperta. Nel merito della scelta di portare in scena un'opera così, fatti tutti i distinguo per gli oltre settant'anni passati dal suo concepimento, c'è da dire che per molti versi appare tutt'altro che datata. E' stato ovviamente necessario un adattamento (di Gigi Bretoni) e tuttavia La Santa Giovanna dei Macelli rimane - purtroppo - di sconcertante e quasi profetica attualità.


L'UNITA' , Massimo Marino , 2 febbraio 2005

(…) Il capitalista Mauler e l'intellettuale Giovanna, soldatessa dell'Esercito della Salvezza, si fronteggiano davanti a uno scenario di speculazione, disoccupazione e miseria, in un lavoro dal fortissimo taglio politico, sicuramente datato, che il Teatro Due Mondi rende coinvolgente ed attuale. Cori di chiesa o politici, immagini forti, a partire da operai con i grembiuli e i guanti rosso sangue, azioni molto fisiche a stretto contatto con un pubblico disposto su due gradinate fanno viva, palpitante, vicina, la storia.
Ma anche la scarna scenografia ci precipita nel nostro tempo: due costruzioni, simili a scorci di città o di fabbrica, di giornali che titolano sulla fame nel mondo, sul "Parmacrack", sulla globalizzazione, ci riportano alle crisi dei nostri giorni. Vari flash avvicineranno all'Africa sfruttata all'osso, alle speculazioni nostrane, al dominio di allora e di oggi della menzogna mediatica, capace di trasformare la ragione in torto, la ribellione in delitto.
Alla riuscita contribuiscono attori di grande intensità: prima fra tutti la Giovanna dall'aspetto di dimessa catechista di Angela Pezzi, che percorre una via crucis di presa di coscienza del male del mondo attraverso errori e dubbi; poi il grottesco Mauler di Renato Valmori, mascherato con pancia posticcia, cilindro e un paio di mustacchi. Ma tutti gli interpreti si offrono con grande generosità, comunicativa ed entusiasmo al pubblico, in quasi due ore di uno spettacolo ricco di sorprese, che non annoia mai.


GAZZETTA DI MODENA , Andrea Marcheselli , 6 febbraio 2005

(…) Dramma-manifesto contro le perversioni della logica del profitto, "Santa Giovanna dei macelli" è stato come rivitalizzato da un interessante allestimento del faentino Teatro Due Mondi (…): lo spettacolo (…) cerca di recuperare i ritmi, lo spirito del teatro di strada cui si lega la tradizione della compagnia romagnola, attraverso una partitura che prevede momenti coreografici collettivi, musiche, canti, e un coinvolgimento pressoché diretto del pubblico. Il tono didascalico è conservato, ma senza essere mai pedante o sentenzioso, alla stregua, potremmo dire, di un fumettone di forte impatto comunicativo. La lucidità della visione brechtiana emerge, in tal modo, compiutamente, e la compattezza, i sincronismi dell'interpretazione rendono efficace un messaggio che rischierebbe, al contrario, di apparire tedioso. I lunghi applausi del pubblico sono stati il più lusinghiero riconoscimento per un lavoro architettato con sagace immediatezza comunicativa.


TEATRO.ORG

La recensione di Michela Iorio

Il Teatro Due Mondi di Faenza porta in scena, con la coproduzione di Emilia ROmagna Teatro Fondazione, il testo di Brecht nella cornice suggestiva del Teatro San Martino di Bologna dopo una fortunata tournèe iniziata a Modena a Novembre. Il testo viene riletto con forza e ironia lasciando lo spettatore spiazzato dalle trovare sceniche e dal messaggio del testo stesso. Il parallelismo tra uomo e animali, tra il sangue degli operai e quello del macello, diventa elemento visivo e artistico sottolineato dalla scelta registica netta e precisa. Uno sposalizio filosofico e, se si può aggiungere di questi tempi, politico che l'espressionista Brecht ambienta in una CHicago sconvolta dalla crisi del '29, ma che il Teatro dei Due Mondi mira a far diventare universale sottolineandolo anche con l'uso della scenografia (tappezzata da ritagli e ingrandimenti di quotidiani del nostro tempo). Le scene corali sono intense e basate su ritmi quasi perfetti in cui le voci sono studiate per esaltarne la diversità e l'insieme gradevole in cui il regista, Alberto Grilli, risulta essere un direttore d'orchestra attento e capace. La Giovanna di Angela Pezzi è più somigliante ad una dimessa catechista che ad una giovane intellettuale pervasa da grandi ideali, ma la scelta è portata avanti fino in fondo e con grande coerenza da risultare estremamente interessante. Le due ore di spettacolo scorrono veloci sempre sollecitatate da un testo serrato, cantato e agito che coinvolge il pubblico in un finale da talk show americano in cui il pubblico è chiamato in causa direttamente e si lascia coinvolgere. Teatro San Martino - Bologna 24 febbraio,

 

 

Potete consultare o scaricare i materiali che seguono.
Ringraziamo Emilia Romagna Teatro Fondazione, Renzo Racanelli e Massimo Marino per averli preparati e resi disponibili alla consultazione

B. Brecht, Biografia (127 KB)
B. Brecht, Cronologia (63 KB)
B. Brecht, Bibliografia (59 KB)

Santa Giovanna - a cura di Massimo Marino (100 KB)
La Grande Crisi - a cura di Massimo Marino (112 KB)
Globalizzazione ad Avignone - a cura di Massimo Marino (66 KB)

Vergato
2 aprile 2008

Bentivoglio - CENTRO CULTURALE TEMPO ZERO
31 marzo, 1 aprile 2007

Romanengo - TEATRO GALILEI
10 febbraio 2007

Pordenone
sabato 16 e domenica 17 settembre 2006

Parma - TEATRO DELLE BRICIOLE
giovedì 30 marzo 2006 ore 11,00 (riservato studenti)
giovedì 30 marzo 2006 ore 21,00
venerdì 31 marzo 2006 ore 11,00 (riservato studenti)

Reggio Emilia - TEATRO RE GIO
domenica 26 marzo 2006 ore 21,00

Bologna - TEATRO SAN MARTINO
mercoledì 22 febbraio 2006 ore 21,00
giovedì 23 febbraio 2006 ore 21,00
venerdì 24 febbraio 2006 ore 21,00
sabato 25 febbraio 2006 ore 21,00

Mantova - FESTIVAL CATTIVE COMPAGNIE
venerdì 23 dicembre 2005 ore 21,00

Faenza - CASA DEL TEATR0
giovedì 24 novembre 2005 ore 21,00
venerdì 25 novembre 2005 ore 21,00
lunedì 28 novembre ore 10,00 (riservato studenti)

Modena - TEATRO DELLE PASSIONI
9-14 novembre 2005