LA FATTORIA DEGLI ANIMALI
liberamente tratta dal romanzo di George Orwell come mi è stato narrato dall'omonimo uomo-libro

PROLOGO

Animal farm: - Mettiti bene in testa una cosa: tu non sei importante, tu non sei nulla. E' quello che portiamo che potrà essere utile a qualcuno - forse, un giorno. Ma ricordati, anche quando avevamo a disposizione milioni di libri, migliaia di film, l'opera di intellettuali, pittori, musicisti - oh, è stato molto tempo fa...- abbiamo continuato come se niente fosse, senza trarre alcun profitto... abbiamo continuato ad insultare i morti, a uccidere i poveri morti prima di noi. Questa è l'umanità. E incontreremo una grande quantità di persone dolenti, nel nostro viaggio, e quando ci chiederanno: cosa state facendo, noi potremo rispondere: ricordiamo. Ecco perché alla fine vinceremo noi, perché alla fine ricorderemo una tale quantità di cose che riusciremo a fabbricare la più grande scavatrice meccanica della storia e scavare, in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra e l'odio tra le genti. Ora, ascoltate. E cercate di ricordare. " Il signor Jones, della Fattoria Padronale, serrò a chiave il pollaio per la notte, ma, ubriaco com'era, scordò, anche quella sera, di chiudere le finestrelle."

Renato fa un gesto con la testa agli altri, li invita in scena.

Cantano Dollidina.

Rumore di versi di animali al buio.

SCENA I - Parte il racconto del libro di Orwell.

(Entra il contastorie)

Contastorie: - Vi voglio raccontare questa sincera storia perché col raccontare vi resti la memoria della ricerca d'una utopia un giorno in una fattoria La fattoria era bella e ricca di animali la vita trascorreva in giorni tutti uguali ma un brutto giorno tutto cambiò quando il padrone si ubriacò Cominciò allora poi a diventar cattivo, maltrattava gli animali senza nessun motivo La fattoria andava in rovina e tutti stavano peggio di prima...

(Il narratore racconta l'inizio della storia fino alla convocazione dell'assemblea)

Narratore: - Il Signor Jones, della Fattoria Padronale, serrò a chiave il pollaio per la notte, ma, ubriaco com'era, scordò, anche quella sera, di chiudere le finestrelle. [Attraversò barcollando il cortile, diede un calcio alla porta retrostante la casa, da un bariletto del retrocucina spillò un ultimo bicchiere di birra, poi si avviò su, verso il letto]. Tutto sembrava tranquillo, ma quella era una notte speciale per gli animali della fattoria, che aspettavano svegli che tornasse a regnare il silenzio. Infatti, durante il giorno era corsa voce che il Vecchio Maggiore - un enorme maiale che aveva vinto premi a tutte le esposizioni - avesse fatto la notte precedente uno strano sogno che voleva riferire a tutti gli altri. E si sarebbero riuniti non appena il signor Jones si fosse addormentato. A un'estremità dell'ampio granaio, su una specie di piccolo palco, il Vecchio Maggiore stava - affondato nella paglia - sotto la luce di una lanterna appesa ad una trave. Gli animali cominciarono ad arrivare, e in silenzio ciascuno si accomodava a seconda della propria natura. Quando vide che tutti erano a posto, il Vecchio Maggiore si rischiarò la gola e cominciò.

SCENA II - L'assemblea

Il Vecchio Maggiore: - Fratelli, vi ho qui radunati perché vorrei raccontarvi il sogno che ho fatto la notte scorsa. Ma prima, io che ho vissuto ormai quasi tutta la mia vita, e tanto tempo ho trascorso a meditare nel mio stallo, vorrei parlarvi di questa vita che è misera, faticosa, breve, e che trascorre scandita dal duro lavoro dei campi. Eppure questa nostra terra non è arida, avara, sterile; al contrario, è generosa coi propri figli, tanto che ciascuno potrebbe nutrirsi a sazietà e con minor lavoro. Se... Se non fosse che una parte, una piccola parte di tutti noi che l'abitiamo, gli uomini, gestisce a piacere tutte le risorse. Imparate e riflettete: anche la distribuzione delle risorse è un mezzo per tenere soggiogati gli umili. In apparenza noi siamo fortunati: le nostre greppie sono spesso piene. Ma questo è perché loro, gli uomini, ci nutrono al solo scopo di mantenerci in forze per farci poi lavorare duramente. Per questo fratelli, affermo che tutti i nostri mali nascono dall'uomo, e dalla tirannia dell'uomo. Eliminiamo l'uomo, e saremo liberi di gestire le risorse della terra con equità. Questo è quello che ho sognato la notte scorsa: una fattoria, ogni fattoria condotta dagli animali stessi, che operano assieme e dividono ogni prodotto del lavoro tra di loro. Non so quando questo potrà succedere: forse domani, forse tra vent'anni o cento. Ma questo è il messaggio che vi chiedo di tenere ben presente nella memoria, e questo è il sogno che dovrete tramandare generazione dopo generazione. Tutti gli uomini sono nemici, tutti gli animali sono fratelli.

(Canzone della fattoria, tutti in coro)

Tutti: - E adesso miei compagni venite tutti qua - vi voglio raccontare la storia come va. La terra è generosa, può dare a sazietà - ma l'uomo tiene tutto e a noi non ce ne da Ci nutre a malapena per farci faticar - e quando siamo vecchi la morte a compensar E allora miei compagni le cose han da cambiar - e questa fattoria dobbiamo conquistar

SCENA III - La rivolta: le greppie vuote per colpa dell'ubriachezza (La battaglia del Chiuso delle Vacche)

Narratore: - Quella notte stessa il Vecchio Maggiore mori. Ma già nei giorni seguenti gli animali cominciarono a discutere di quello che aveva loro detto, e - anche se non sapevano quando questa rivoluzione sarebbe arrivata - poiché pensavano che fosse loro dovere cominciarono a prepararla. Il lavoro di organizzazione cadde sui maiali, dotati - a parere di tutti - di una intelligenza più vivace. In particolare su due di loro: Carlomagno, e Napoleone.

Napoleone: - Napoleone era un grosso maiale col manto di un colore scuro che rendeva il suo aspetto particolarmente feroce. Non era molto comunicativo, e voleva fare sempre di testa sua.

Carlomagno: - Carlomagno, invece, di un colore particolarmente chiaro, era assai vivace, svelto nel parlare, e di maggiore inventiva.

Clarinetto: - Tra gli altri maiali della fattoria, tutti destinati al macello, spiccava un giovane e grasso porcellino, che si chiamava Clarinetto. Dicevano di lui che avrebbe saputo far vedere bianco anche il nero: era un parlatore brillante, e sapeva svolgere con successo anche ragionamenti molto complicati. Da loro tre era nato un complesso sistema di pensiero chiamato Animalismo, che cercavano di spiegare agli altri nelle lunghe notti alla fattoria, mentre il signor Jones dormiva. [Non tutti gli animali dimostrarono subito entusiasmo. Ma quello che diede più problemi fu il corvo domestico Mosè, che favoleggiava di un paese chiamato Monte Zuccherocandito, nel quale tutti gli animali sarebbero andati dopo la morte. Era un paese beato, dove non c'era bisogno di lavorare e le cose da mangiare crescevano lungo il ciglio della strada. Mosè era antipatico a molti, ma qualche animale gli prestava fede, così che Carlomagno e gli altri dovettero faticare parecchio per convincerli tutti.] - Appena in tempo! Perché la rivoluzione arrivò molto prima del previsto... - Il Signor Jones, che pure era stato per anni un ottimo agricoltore, cominciò a trascurare il lavoro e si mise a giocare a carte. Ma la fortuna sembrava averlo abbandonato. E a causa della delusione per il molto denaro perso al gioco, iniziò anche a bere. La situazione si fece ben presto difficile anche per i suoi animali. Il raccolto fu inferiore alle aspettative, e la razione quotidiana calò sensibilmente.

1. Narratore: - A poco a poco la fiducia si affievoliva. Proprio in quel tempo si accorsero come gli uomini, per quanto possano volerti bene, rimangano sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.

2. Narratore: - Una notte poi, il signor Jones tornò a casa ubriaco, e dormì tanto profondamente che la mattina non si svegliò affatto, cosi che gli animali non trovarono nelle greppie neppure quella razione scarsa a cui ormai avevan fatto l'abitudine. E la sera, la sera erano ancora digiuni. Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso. Ancora una volta, fu il brontolio degli stomaci vuoti a scatenare la rivolta...

Il signor Jones (entra cantando): - Bella, sei nata femmina, per far dannar gli amanti per te han penato tanti, ma me mi fai morir, me mi fai morir, me mi fai morir Bella, a la finestra affacciati, fammi veder tuo bianco viso angelo del paradiso, il primo amor sei tu, il primo amor sei tu, il primo amor sei tu.

(Paola canta in lontananza Bella, poi entrano gli animali per la scena della rivolta)

Tutti: - Animali che al lavoro / vi è negato ogni riposo / chini sul compagno affranto / ascoltate questo canto Presto o tardi finirà / e il tiranno fuggirà / e la smetterà il padrone / di curarci col bastone Sarem ricchi e a pancia piena / orzo, fieno, grano, avena / e i raccolti più abbondanti / e i terreni verdeggianti Ci hanno detto cosa volete fare / gente con troppo grasso nella mente solita a faticare solamente / voi non sapete cosa sia un animale Sapete quale forza ha un animale

Contastorie: - Ancora la polvere della battaglia vinta non si era posata, che già Carlomagno, Napoleone, e soprattutto Clarinetto, esultanti, prendevano la parola:

Clarinetto: - Fratelli, ci aspettano tempi duri. Non temete, riusciremo a superarli, ma dovete sapere

Carlomagno: - Non sarebbe giusto mentire, la sincerità è la prima virtù di un animale rivoluzionario

Napoleone: - Dovete sapere

Clarinetto: - La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una fattoria ordinata, una mangiatoia piena, non è brucare un prato in primavera, non è una carezza sul pelo... Perché allora, affrontare queste difficoltà? Carlomagno: - Cosa possiamo guadagnarci? La libertà, una vita migliore. E cosa abbiamo da perdere? Nulla! Napoleone: - Gli animali non hanno da perdere che le proprie redini, briglie, cavezze...

Carlomagno: - La curiosità è la seconda virtù di un animale rivoluzionario!

Clarinetto: - Rinuncia al pasto preparato dal contadino, cercati il cibo che nasce selvatico sulla terra fertile, tra recinto e recinto, nello spazio che non ha padrone. E fermati, nella stanchezza del lavoro, curati nella malattia, rigenera le tue forze. Non uccidere te e gli altri per avere il superfluo, non porre condizioni, e non subirne...

Carlomagno: - A ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue capacità...

SCENA IV - Dopo la cacciata di Mr. Jones, l'organizzazione del lavoro (Clarinetto, e i cani)

Narratore: - Per prima cosa bruciarono le fruste, i nastri, le redini, le cavezze, i paraocchi, cioè gli strumenti della schiavitù. Buttarono nel pozzo le catene, i coltelli da macellazione, gli anelli per il naso. Liberarono i canarini aprendo i cancelletti delle voliere. Alla fine, Napoleone distribuì doppia razione a tutti. A sera andarono a letto, e dormirono profondamente. La mattina dopo, i maiali rivelarono che avevano imparato a scrivere da un vecchio sillabario. Così, decisero di cancellare dall'insegna la scritta FATTORIA PADRONALE, e di sostituirla con FATTORIA DEGLI ANIMALI. Poi tornarono ai fabbricati e fattisi portare una scala scrissero sul muro del granaio i principi dell'animalismo, in sette comandamenti:

(scritti su un telo calano I sette comandamenti) 1. Tutto ciò che va su due gambe è nemico; 2. Tutto ciò che va su quattro zampe o ha ali è amico; 3. Nessun animale vestirà abiti; 4. Nessun animale dormirà in un letto; 5. Nessun animale berrà alcolici; 6. Nessun animale ucciderà un altro animale; 7. Tutti gli animali sono uguali.

[Narratore: - I più intelligenti tra gli animali li impararono a memoria. Poi, si occuparono di alcune cose pratiche: le mucche si lamentarono perché erano da mungere, e di latte se ne fecero cinque secchi, ma poi che farsene del latte? Fu Napoleone a risolvere:

Napoleone: - La raccolta è più urgente, fratelli. Andiamo al lavoro, ci penseremo a sera.

Narratore: - Ma il latte a sera non c'era più. E neppure le mele, c'erano più.

Clarinetto: - Le mele e il latte non ci piacciono, è che sono indispensabili per la nostra salute. E poiché a noi tocca l'onere di dirigere questa libera repubblica, è indispensabile che noi stiamo in salute per il bene di tutti. Se noi non fossimo in buona salute, Jones tornerebbe! E' questo che volete?

Narratore: - No, questo non lo voleva nessuno, e le mele e il latte diventarono pasto esclusivo dei porci.]

SCENA V - Nascono due partiti: poi Napoleone scaccia coi cani Carlomagno, che diventerà il capro espiatorio, su cui ricadranno tutte le colpe

Narratore: - Per fronteggiare le necessità della fattoria, Carlomagno (che era il più intelligente tra i maiali), propose di costruire un mulino a vento. Ma Napoleone si mostrò subito contrario. Così, all'assemblea della Domenica successiva la questione fu posta ai voti. Carlomagno si alzò, ed espose le sue ragioni.

Carlomagno: - Occorre ora far conoscere i buoni risultati della nostra gestione: occorre portare la notizia nel mondo perché altri possano seguire il nostro esempio! E d'altra parte, occorre anche che ci attrezziamo per far fronte alle difficoltà: ci hanno tagliato la luce, il riscaldamento è spento. Dobbiamo creare una fonte di energia che possa darci quello che l'uomo ci ha tolto: dobbiamo costruire un mulino a vento, solo così potremo prosperare ...

Napoleone: - E' vero, fratelli, siamo in difficoltà. L'uomo infatti fa di tutto per danneggiarci, perché vuol far fallire la nostra rivoluzione. Ed è per questo che, anziché gettare energie in una assurda costruzione, dobbiamo utilizzare le poche residue risorse per procurarci delle armi, con le quali poterci meglio difendere...

Carlomagno: - Non sono armi ciò di cui abbiamo più bisogno, ma unità negli obiettivi, solidarietà nel lavoro. L'uomo ha armi più potenti, e può procurarsele con facilità. E per ogni terribile arma che potremmo possedere, egli ne avrà di più terribili, fino alla distruzione totale. Non è questa forza che dovremo dimostrare, ma quella della ragione: se dieci, cento, mille fattorie seguissero il nostro esempio, e si rendessero autonome attraverso la costruzione degli strumenti del proprio progresso, nessuna arma, per quanto tremenda, potrà fermare il cammino che abbiamo cominciato, potrà spegnere il sogno del Vecchio Maggiore!

Narratore: - Questo sembrò aver convinto tutti. Ma fu proprio allora che Napoleone si alzò e, gettando una strana occhiata di traverso a Carlomagno, emise un altissimo lamento, quale nessuno l'aveva mai sentito emettere. A questo rispose un terribile latrato, e nove enormi cani fecero irruzione nel granaio. Essi si avventarono su Carlomagno che balzò in piedi appena in tempo per sfuggire alle loro feroci mascelle. In un istante si trovò fuori con i cani che lo inseguivano. Troppo sbalorditi e spaventati per parlare, tutti gli animali si affollarono sulla porta per assistere all'inseguimento. Carlomagno correva attraverso il lungo pascolo, ma i cani gli erano alle calcagna. Ad un tratto arrivò di fronte a un muro, si fermò, e i cani guadagnarono terreno. Uno di essi era quali riuscito ad addentargli la coda, ma Carlomagno con un rapido movimento riuscì ad arrampicarsi. Con un ultimo slancio si lanciò oltre il muro, scomparve alla vista, e non fu visto mai più.

Contastorie: - A questo rispose un terribile latrato e nove enormi cani entraron nel granaio si avventano su Carlomagno che appena in tempo balza in piedi e fugge via troppo stupiti per poter parlare e troppo spaventati per poter pensare tutti gli animali si affollano alla porta e osservano in silenzio Carlomagno. Corre corre lungo il prato ha raggiunto lo steccato ma i cani son vicini certamente lui ne sente il fiato A un tratto cade e poi si rialza, fugge attraverso una grossa apertura, veloce scompare a tutti gli sguardi, adesso e per sempre non avrà più paura.

Narratore: - Quando tornarono, i cani si accomodarono al fianco di Napoleone, che si era sistemato sullo scanno che fu del Vecchio Maggiore. Ben presto Carlomagno, vivo o morto che fosse, diventò nei racconti dei maiali un agente del signor Jones, che aveva per mesi operato segretamente per favorire il ritorno degli uomini. Fu inoltre accusato, col passare del tempo di numerosi e sempre più gravi crimini. Solo pochi animali, ormai, ricordavano davvero chi fosse stato. E se ne guardavano bene dal farlo sapere...

Narratore: - Tuttavia, dopo qualche tempo, di fronte alla necessità, Napoleone cambia idea, e si dà inizio alla costruzione del mulino, che non è più un progetto controrivoluzionario ma, anzi, come spiega Clarinetto...

Clarinetto: - Pensate quanto la realtà possa essere distante dall'apparenza: fu Napoleone che ebbe l'idea e la sviluppò, e Carlomagno gli rubò i progetti.

SCENA VI - I comandamenti si adattano alla progressiva trasformazione di Napoleone in uomo (e la continua minaccia: volete forse che torni Mr. Jones?) L'avvio della tv degli animali.

Narratore: - Proprio in quei giorni...

Tutta l'azione si svolge con Cl. e Nap. sulla destra, e gli altri che "guardano la tv sulla sinistra. Non più quindi "rivolti al pubblico", ma Clarinetto e Napoleon si rivolgono agli animali sul palco

Clarinetto: - Da oggi inizia una nuova era, che non può che migliorare i progressi e le conquiste che dobbiamo al fratello Napoleone. Oggi, iniziano le trasmissioni della Televisione degli Animali, che alterneranno programmi di intrattenimento a rapidi e veritieri notiziari. Ascoltate i notiziari: attraverso di essi il Fratello Napoleone vi terrà informati sull'andamento della produzione, sugli obbiettivi che determineremo, sulla vita della comunità. E, naturalmente, ciascuno di voi potrà telefonare nelle apposite fasce orarie per poter dire democraticamente la propria opinione sulla vita della Fattoria degli animali...

(Alcuni animali, verso il pubblico in sala): Sotto la guida del nostro Capo, il fratello Napoleone, ho fatto sei uova in cinque giorni. Grazie alla supremazia del fratello Napoleone, che buon sapore ha quest'acqua!

Clarinetto: - Signori signori Vi leggerò ora una affettuosa lettera del nostro fratello Napoleone. Egli ritiene che...

Napoleone: - Allo scopo di impedire il ritorno di Jones, di difendere l'interesse comune, di procurare gli strumenti necessari per far funzionare il mulino, é finalmente giunto il tempo di riaprire le attività di vendita e scambio con le altre fattorie.

Clarinetto: - E dato che sarà necessario utilizzare un intermediario, il fratello Napoleone con la consueta astuzia ha deciso che egli sia un uomo, poiché solo un uomo può riuscire facilmente a vincere la diffidenza degli uomini: il Signor Wimper! (Entra fa il giro e poi esce il signor Wimper)

Napoleone: - Ritengo che sia ormai terminata la fase nella quale erano indispensabili le assemblee. In questa nuova fase, esse si rivelerebbero inutili e dannose, poiché oggi è vitale assumere decisioni rapide e corrette. Infine, un avvertimento: Carlomagno, con l'aiuto di alcuni fedeli, nascosti tra di noi, sta insinuando che uno dei nostri princìpi, nati dalla rivoluzione, proibisse il commercio con gli uomini.

Clarinetto: - E' falso, fratelli, ma per fortuna è facile provare la menzogna: dove sta scritto che non dovevamo più commerciare?

(Alcuni maiali mugugnano... uno telefona...) - Carlomagno ha combattuto valorosamente nella rivolta contro il signor Jones

(... ma i cani latrano, e le pecore - cioè una, poi due, poi tre degli altri cominciano a gridare...) - quattro zampe buono, due zampe cattivo

(... a ripetizione ogni qualvolta ci sia un po' di malumore.)

Clarinetto: - Il valore non basta, la lealtà e l'obbedienza sono molto più importanti. E quanto alla storica rivolta contro il signor Jones, credo che verrà un giorno in cui troveremo che la parte avuta da Carlomagno fu molto esagerata. Disciplina, fratelli, disciplina ferrea, questa è oggi la parola d'ordine. Un passo falso, e saremo sopraffatti dal nemico. Non è stato forse Napoleone a salvarci? Volete voi che torni Jones? (rivolgendosi al pubblico in sala) Certo, fratelli, voi non volete il ritorno di Jones!

Contastorie: - La cena è scarsa per tutti tranne che per i maiali la casa stessa nel frattempo è diventata la nuova sede del grande comitato maiali rivoluzionari e come scoprono gli animali ha la luce e le stalle no sta nascendo l'animalismo dal volto umano questo comporta una prima grande ondata di cambiamenti ad esempio il primo dei sette comandamenti viene revisionato e integrato proprio così... ...il primo comandamento viene ...completato... così: Nessun animale dormirà in un letto "con le lenzuola".

SCENA VII - Il crollo del mulino (Una riunione segreta degli animali)

- Il commercio con gli uomini era vietato!

- Siete certi di non aver sognato, fratelli? Avete qualche documento di quella decisione? E' scritta da qualche parte, forse?

- Chi controlla il passato controlla il futuro, che controlla il presente controlla il passato

- Ma come si può impedire alla gente di ricordarsi delle cose?

- Tu l'hai immaginato, e in seguito hai creduto che fosse vero, che fosse accaduto veramente

- Eppure, non è la prima volta che succede: leggimi il quarto comandamento. Non dice qualcosa circa il non dover dormire mai in un letto?

- Dice: Nessun animale dovrà mai dormire in un letto ... con lenzuola (arriva trafelato)

- Fratelli, sembra che sia saltato il mulino... un'esplosione! I contadini delle fattorie vicine non vedono di buon occhio la ripresa dei commerci con gli uomini, ne avrebbero un grosso danno economico...

- I padroni sono capaci di tutto, anche di mettere la bomba.

Narratore: - Ma a tutto si può dare una spiegazione...

Napoleone: - Fratelli, sapete chi ha fatto questo? Chi ha distrutto stanotte il nostro Mulino? Carlomagno. Carlomagno ha creduto così di distruggere i nostri piani, il nostro progresso, e spianare la strada al ritorno di Jones. Ora io lo condanno a morte! E chi tra di voi lo troverà e consegnerà ai cani, potrà godere di una ricca ricompensa! Clarinetto: - Carlomagno cerca continuamente di sabotare il lavoro rivoluzionario. Non solo ha messo una bomba, ma cerca di minare la nostra stessa credibilità di capi. Per questo insinua che dormiamo nei letti per essere più simili agli uomini! Ben diversa è la realtà. Fratelli, avete udito che dormiamo nella casa colonica, in un letto... e che male c'è? Il male stava nell'usare le lenzuola, una invenzione umana. Ma il letto è una soluzione naturale, anche il pagliericcio è in qualche modo un letto, solo che questi sono più comodi, così possiamo riposare meglio e affrontare meglio le nostre responsabilità. Se fossimo stanchi saremmo deboli, potremmo commettere errori, non è questo che volete, compagni? Non potete volere, nessuno può volere che ritorni Jones?

SCENA VIII - La ribellione delle uova

Narratore: - I maiali cominciano a utilizzare il fascino della tv per parlare agli animali, e a poco a poco parleranno solo dalla tv. E' la tv che detta i tempi del nuovo corso...

Napoleone: - Una nuova era! E primo atto di questa nuova era sarà il commercio delle uova, che sarà reso possibile grazie ad una super produzione alla quale le galline volentieri si sottoporranno, poiché questo è per il bene comune.

Narratore: - In verità, le galline erano assolutamente contrarie a sottoporsi a una super produzione di uova. E non mollarono. Tanto che - in risposta alla protervia dei maiali - per la prima volta dall'espulsione di Jones vi fu qualcosa che - di fatto - assomigliava a una ribellione. Condotte da tre giovani polli black minorca, le galline fecero una azione decisa per opporsi ai desideri di Napoleone. Il loro sistema fu di volare in cima ai trespoli e là deporre le uova che s'infrangevano a terra. Napoleone fu pronto e spietato. Ordinò che venisse sospesa la razione alle galline, e decretò che qualunque animale avesse dato sia pure un grano di frumento a una gallina, fosse punito con la morte. I cani erano incaricati dell'esecuzione di tale ordine. Per cinque giorni le galline tennero duro, poi capitolarono e tornarono ai soliti luoghi di cova. Nove galline erano morte nel frattempo. I loro corpi vennero seppelliti nel frutteto, e fu detto che erano morte di malattia. Wimper non seppe nulla di tutto questo, e le uova furono debitamente consegnate; il furgoncino di un droghiere veniva a prenderle una volta alla settimana. La strage sgomenta gli animali. E' necessario un nuovo intervento di Clarinetto, ospite del programma tv più seguito dagli animali:

Clarinetto: - La difesa della nostra felicità. Ecco il compito a cui il fratello Napoleone ci chiama. E per difendere questo bene estremo, questa conquista della rivoluzione, è terribile ma necessario che non allentiamo l'attenzione, che non ci culliamo nella serenità. I nostri nemici non aspettano altro per attaccare e distruggere la nostra libertà, per colpire e distruggere i nostri figli, per sottrarci il benessere che abbiamo conquistato a prezzo di tanti sacrifici. Ecco, il nuovo compito rivoluzionario che ci aspetta: difendere fino alla morte, anche dall'attacco dei nostri simili, la nostra repubblica e il nostro fratello Napoleone. La fase della conquista è terminata, il futuro "già c'è", la Rivoluzione è finita, abbiamo tutto!

Narratore: - E mentre parlava, accarezzava due enormi cani da guardia. Intanto, quasi a dispetto delle parole rassicuranti di Clarinetto, la fattoria sprofondava nella miseria.

Gondrano: - Non capisco, non avrei mai creduto che simili cose dovessero accadere nella nostra fattoria. La causa dev'essere in qualche nostro errore. La soluzione come io la vedo, sta nel lavorare di più. D'ora innanzi mi alzerò al mattino un'ora prima.

I pettegolezzi dei paesani:

- Si dice, ehi amico si dice che quelle bestie si mangino fra loro. Uccidano i più deboli e se ne cibino. E ancora: che quelli che non possono lavorare siano torturati senza sosta e senza senso, per cattiveria, con ferri roventi. E poi, senti amico, che non ci sia rispetto alcuno per la moglie, che non esista più la famiglia, le donne siano in comune, e che i figli in sovrannumero siano soppressi.

SCENA IX - Più aumenta la miseria, e più i comunicati tv sono ottimisti sui risultati della produzione, sulle prospettive, ecc.

Narratore: - Cambia anche il sesto comandamento, così da giustificare la repressione delle galline: Nessun animale ucciderà un altro animale senza motivo. Intanto, la vita era dura. L'inverno era rigido quanto lo era stato l'anno precedente, ma i viveri, se possibile, ancora più scarsi. Vennero ridotte ancora le razioni, eccetto che ai maiali e ai cani perché Clarinetto:

- Una eguaglianza troppo rigida sarebbe contraria ai principi dell'animalismo.

Narratore: - In ogni caso egli non aveva difficoltà a dimostrare agli altri animali, che nonostante l'apparenza, in realtà essi non soffrivano di scarsità di cibo.

Clarinetto: - Fratelli, attenzione fratelli, abbiamo meravigliose notizie per voi. Le statistiche dimostrano chiaramente che il livello della vita è aumentato almeno del 20% rispetto allo scorso anno. La produzione del fieno è aumentata del 35%, i frutteti hanno dato complessivamente circa il 15% in più dei prodotti. Per il momento, certo, si è trovato necessario venire ad un nuovo razionamento ...

Narratore: - Clarinetto parlava sempre di razionamento mai di riduzione.

Clarinetto: - ... Ma in confronto ai tempi di Jones si sta enormemente meglio.

Narratore: - Gli animali credevano ad ogni parola. A dire il vero Jones e tutto quanto lo riguardava era quasi del tutto scomparso dalla loro memoria. Sapevano bene quanto fosse dura ora la vita, ma, senza dubbio, doveva essere stato peggio nei tempi andati o almeno così diceva sempre Clarinetto che sembrava essere l'unico a ricordarsene. Ma le privazioni che si dovevano sopportare erano in parte compensate dal fatto che la vita aveva ora un'assai maggior dignità di prima. Vi erano più canti, più discorsi, più parate. Napoleone aveva comandato che una volta la settimana fosse tenuta una cosiddetta Dimostrazione Spontanea il cui scopo era di celebrare le lotte e i trionfi della Fattoria degli Animali. All'ora stabilita, gli animali dovevano lasciare il lavoro e fare un giro a passo di marcia attorno alla fattoria in formazione militare. Seguivano declamazioni di poesie composte in onore di Napoleone e gare di bandiere con premi per tutti e in certe circostanze veniva sparato un colpo di fucile. Gli animali godevano di queste celebrazioni e trovavano consolante che Clarinetto continuasse a ricordare loro che, dopo tutto, erano veramente padroni di se stessi e che il lavoro che facevano era a proprio beneficio, be-ne-fi-cio. Così coi canti, i cortei, le cifre di Clarinetto, il rombo del fucile, lo sventolio delle bandiere, finivano col dimenticare, almeno per qualche tempo, che il loro ventre era vuoto.

SCENA X - La posizione eretta

Contastorie: - Gli anni passavano, e le stagioni cambiavano, la breve vita degli animali fuggiva via e più nessuno che sembrasse ricordare, la presa del potere della [speranza e della] fantasia - La dura legge della vita, lavoro e fatica, ed ogni giorno sempre uguale, senza poter mai riposare fame e sete e delusione, nei freddi inverni e nelle calde estati, fratelli sempre lo si sa, fino a trovarsi vecchi e affaticati - Ma gli animali non cessavano di sperare, e non perdevano il loro senso dell'onore facevan parte di una grande fattoria, la prima al mondo possesso dei - lavoratori - E quando udivano [ i tamburi ] sparar, e la bandiera sventolare, il loro cuore si riempiva, di grande orgoglio e gioia viva e dentro il cuore ritornava, il vecchio sogno la grande idea, un mondo nuovo e tutti uguali, nella repubblica degli animali

Narratore: - Una sera, mentre - finito il lavoro - gli animali stavano rientrando alle loro stalle, risuonò nel cortile un terribile nitrito di cavallo. Dapprima gli animali si arrestarono, poi, al secondo e più terribile nitrito, si precipitarono in quella direzione. Videro allora... Videro un maiale che stava camminando sulle zampe posteriori, e sì, era proprio Clarinetto. Un po' goffo, come chi non è abituato, portava però in quella posizione il suo considerevole peso in perfetto equilibrio, e passeggiava, su e giù per il cortile. E poco dopo, uscì dalla casa una lunga schiera di maiali, e tutti camminavano sulle zampe posteriori. Alcuni con maggior sicurezza, altri con l'aiuto di un bastone, ma tutti in grado di fare con successo il giro del cortile. Infine, tra un tremendo latrare di cani e l'alto cantare del gallo nero, uscì lo stesso Napoleone, maestosamente ritto, mentre gettava sguardi alteri, e i cani gli saltavano attorno. Stringeva tra le zampe una frusta. Seguì un silenzio mortale. Atterriti, stringendosi assieme, gli animali guardavano la lunga schiera dei maiali marciare nel cortile. Erano sbalorditi: era come se il mondo si fosse capovolto. Poi, passato lo stordimento della sorpresa, e nonostante il terrore dei cani, nonostante l'abitudine a non lamentarsi mai, sentirono insieme la tentazione di lanciare parole di protesta. Ma fu allora che, come per un segnale convenuto, le pecore proruppero in un tremendo belato - quattro zampe buono, due zampe meglio; quattro zampe buono, due zampe meglio; quattro zampe buono, due zampe meglio; quattro zampe buono, due zampe meglio. - Continuarono per cinque minuti, senza sosta. E quando smisero, non aveva più alcun senso protestare, perché i maiali erano già rientrati nella casa.

SCENA XI - La fattoria padronale

Narratore: - Di nuovo, un comandamento modificato. Ma ormai siamo alla fine della nostra storia, e il racconto procederà spedito. Il crollo del mulino è dimenticato. Politicamente poi, dopo la conquista della posizione eretta dei maiali, si arriva in rapida successione a importanti cambiamenti, a indossare i vestiti, al consumo di alcool, infine al cambio addirittura del nome in FATTORIA PADRONALE... Insomma: tutto è come prima della rivoluzione. I maiali non sono diversi dagli uomini di un tempo... Napoleone: - Signori, signori, brindo a voi e alla prosperità della Fattoria degli animali. Anzi, dirò meglio: brindo a voi e alla prosperità della Fattoria Padronale! Narratore: - Vi furono calorosi applausi e i bicchieri vennero vuotati fino in fondo. Ma mentre gli animali di fuori fissavano la scena, sembrò loro che qualcosa di strano stesse accadendo. Cosa c'era di mutato nel viso dei porci? Le creature di fuori guardavano prima dai maiali agli uomini, dagli uomini ai maiali, e ancora dai maiali agli uomini, ma già era loro impossibile distinguere tra i due...

(Sauro mette la museruola a Paola che suona e abbaia...)

EPILOGO - Una terra che non confina con nessuna terra

Il finale sviluppa due ipotesi, dato che - dopo lunga riflessione, dopo aver preso in considerazione tante ipotesi - non mi pare possibile semplificare la scena di "Fahrenheit". Allora, ipotesi per un pubblico fino a 14-15 anni, il finale è solo evocato; mentre nella seconda ipotesi, da presentare a un pubblico "dalle superiori in sù" il finale è sviluppato compiutamente.

I Ipotesi (per un pubblico di soli bambini)

Uomo libro Animal farm: - Le creature di fuori guardavano prima dai maiali agli uomini, dagli uomini ai maiali, e ancora dai maiali agli uomini, ma già era loro impossibile distinguere tra i due"... [al pubblico] Napoleone è ormai del tutto uguale al vecchio signor Jones. Un nuovo padrone che tiene legati gli animali, e anziché dividere il raccolto con loro, preferisce venderlo e tenersi i soldi! La rivoluzione allora, è stata inutile? Poveri animali, ingannati dalla falsa felicità che promette la LORO tv, la LORO propaganda. Ma com'è possibile, a questo punto SEMPRE il nostro pubblico si chiede, che non ricordassero le parole e l'eroismo di Carlomagno? O le promesse di Napoleone e Clarinetto? Perché è una favola, si rispondono - pieni di speranza. Eppure... Chi può dire se anche questi che noi viviamo non siano già tempi in cui è necessario che qualcuno conservi e tramandi un pezzo di memoria, anche banali squarci, canzoni, o complicati poemi, e immagini, soprattutto, immagini del dolore e della felicità, e voci del quotidiano vivere, che sappiano alzarsi tra la rovinosa piena e inutile e squallida, così che resti testimonianza dell'intelligenza degli uomini, dei loro meriti e delle colpe, così che finalmente abbiano a imparare da loro stessi...

II Ipotesi (per un pubblico di adulti)

Uomo libro Animal farm: - Le creature di fuori guardavano prima dai maiali agli uomini, dagli uomini ai maiali, e ancora dai maiali agli uomini, ma già era loro impossibile distinguere tra i due"... Bene, ora è terminato il racconto. Ma non è finita, ancora. Voi, [gentile pubblico,] siete dentro un teatro. E che cos'è un teatro, se non una terra che non confina con nessun altra terra. Una specie di frontiera...

Un altro libro A: - E se questa è una frontiera, noi qui lavoriamo perché non vada perduta la cultura, la storia, la tradizione degli uomini. Per questo svolgiamo il nostro compito imparando a memoria filastrocche, favole, libri, giochi. A qualcuno sembra inutile, e noi stessi siamo inutili, per queste persone. Mandiamo a memoria le vecchie canzoni, e proprio quelle che non si mettono nei dischi. E si chiedono: perché. Perché c'è una terra, questa, che è oltre i confini delle molte "fattorie padronali" del mondo. E noi stiamo qui, al riparo, impegnati in questa opera di conservazione. Ma quando ogni "fattoria padronale" cadrà, di nuovo, sotto nuove rivolte, allora sarà il momento per tornare al mondo delle cose che cambiano, che vengono scelte, che si sostituiscono; nel mondo dove liberamente si prepara il terreno alla libertà.

Un altro libro B: - Ciascuno di noi - se ci mette attenzione - può ricordare se la razione giornaliera di latte diminuisce o aumenta rispetto al giorno prima, oppure se e come le galline sono state uccise, se e come mutano all'occorrenza i comandamenti, insomma: ricordare. Ricordare la storia dell'uomo, le guerre per il potere, cercare di distinguere i colpevoli e gli innocenti. Perché un uomo libero è un uomo che ricorda.

Uomo libro Animal farm: - Che ricorda anche le spiegazioni che i vari Clarinetto di turno danno per giustificare il fatto che oggi si vieta quello che ieri si era obbligati a fare, perché era un "punto qualificante" del programma rivoluzionario.

Un altro libro C (a Fahrenheit): - Le persone curiose e impiccione non vogliono sapere come una cosa è fatta, ma perché la si fa. Una domanda terribile, che può condannare all'infelicità permanente. E Il governo non si vuole che noi siamo infelici.

Uomo libro Fahrenheit 451 (a Unaltrolibro): - Vedi, bisogna evitare che il popolo abbia a lamentarsi. Offri loro gare che si possano vincere, parole di canzoni molto note, o riempi le loro teste di dati immediati, come "la quantità di grano che lo stato ha prodotto l'anno passato", insomma imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, e sicuri d'esser veramente ben informati. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione della libertà...

Un altro libro D(a Fahrenheit): - Così saranno felici. (Al pubblico) Felici in modo assolutamente innocuo.

Un altro libro E: - Per questo è importante ricordare, qualsiasi cosa. Una canzone, per esempio. (prima canzone popolare)

Un altro libro F: - O un libro...

Uomo libro Fahrenheit 451: - Ero bambino quando mi morì il nonno, che era uno scultore di valore. Era anche un uomo d'animo gentile che aveva molto amore da dare al mondo (e aveva contribuito grandemente ad alleviare la miseria nel quartiere povero della nostra città). Costruiva giocattoli per noi, e aveva fatto un milione di cose buone in vita sua. Era un uomo che aveva sempre le mani in moto per fare qualche cosa. Ora, quando morì, io mi accorsi che non piangevo per lui, ma per tutte le cose buone che aveva fatto. Piangevo perché non le avrebbe fatte mai più, non avrebbe mai più scolpito o intagliato un pezzo di legno, non ci avrebbe più aiutato ad allevare colombe e piccioni, né avrebbe più sonato il violino come lui solo sapeva fare. Era parte di noi, il nonno, e con la sua morte tutte le azioni si arrestarono, anch'esse morte, perché non c'era più nessuno che potesse farle come le faceva lui. Era un uomo importante, il nonno. Io non sono mai riuscito a superare la sua morte. Spesso penso a tutte le meravigliose sculture che non hanno mai visto la luce - a causa della sua morte. Quante cose buffe e divertenti mancano al mondo, e quanti piccioni nidificano nelle case, piccioni che non sono mai stati toccati dalle sue mani! Mio nonno aveva foggiato il mondo. Aveva dato delle cose al mondo. E il mondo è stato truffato di dieci milioni di bellissime azioni la notte in cui mio nonno passò a miglior vita.

Un altro libro G: - E ancora una canzone, e un libro...

(Seconda canzone popolare)

Uomo libro Fahrenheit 451: - Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l'albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualcosa da ciò che era prima in qualcos'altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l'uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita. [al pubblico] Bene, è tutto inutile, allora?

Un altro libro H: - Chi può dire se questi non siano già tempi in cui è necessario che qualcuno conservi e tramandi un pezzo di memoria, anche banali squarci, canzoni, o complicati poemi, e immagini, soprattutto, immagini del dolore e della felicità, immagini di quotidiano vivere, immagini che sappiano alzarsi tra la rovinosa piena e inutile e squallida, così che resti testimonianza dell'intelligenza degli uomini, dei loro meriti e delle colpe, così che finalmente abbiano a imparare da loro stessi...

Faenza, 28 gennaio 1996 -

Lo Spettacolo è stato prodotto da Ert Emilia Romagna Teatro e Accademia Perduta. SIAE 822333A. I diritti dell'opera sono di proprietà della Concessionari Associati Srl, Roma. I diritti della traduzione e dell'elaborazione sono del sottoscritto, Gigi Bertoni