IL CYRANO DI BERGERAC (ovvero il cavaliere diseguale)

In questa compagnia c'è un nuovo attore scritturato per il Cirano, ma quello spodestato cerca di rendergli la vita difficile, e riavere il posto. E' anche dispettoso, cinico. C'è un'attrice chiamata per un ruolo che non accetta, e un suo desiderio di affermare sé nella sua vera natura senza compromessi. C'è... La storia racconta di uno spettacolo che non è proprio da fare, per tutti i motivi detti, legati alle vicende personali, ai complessi di ciascuno. Su questa morte di uno spettacolo scattano le riflessioni sulla personale diversità dal gruppo, e i conflitti interni portano a un momento finale di stanchezza e franchezza, nel quale ciascuno atterrito di sé si confronta con le diversità reali. La storia narrata ai bambini parla di un signore, ardito e innamorato, che con quel suo naso ha paura di dichiararsi alla sua bella. Alla fine gli altri - dopo averlo preso in giro ma avendo capito del suo vero dolore - gli diranno che deve riuscire a capire come non sia importante un centimetro di naso, ma il sentimento. E che nel mondo di oggi le vere diversità sono quelle di chi è straniero. Lo spettacolo tenta di raggiungere il quotidiano suggerendo ai bambini di riflettere su questa vera e personale diversità, in rapporto a quella vera e sociale dei bambini stranieri.

La produzione è ERT, tutti i diritti sono riservati.

Prologo, Angela sola

Angela:- (Entra di corsa, si sorprende del pubblico) Oooh, un momentino. (Esce e rientra con la scaletta, ci sale) Buongiorno benvenuti. (Va verso il palco battendo le mani) Sono arrivati, cominciamo. (nervosa arrotola la coda del vestito) Uffa. (e la butta a terra, scende prende la scaletta corre un po' avanti e risale battendo le mani) Uscite. (mentre tira su la coda del vestito a metro:) Abbiamo litigato, ooh. (isterica butta la coda a terra, scende prende la scaletta e si avvicina al palco, risale) Ma io Montfleury non lo faccio, non faccio una parte da uomo! (scuotendo la coda del vestito, al pubblico:) Per una volta potrò fare la bella! Ho fatto la parte di madre ubu - che era una strega -, ho fatto un pagliaccio che non si capiva nemmeno se ero maschio o femmina, ho fatto la vecchia e nell'ultimo spettacolo anche il maiale! (piange scendendo la scaletta, poi sale sul palco) Che vi piaccia o no, farò la bella! (la coda del vestito s'incastra, si scopre la schiena e appare il cartello TAPPA attaccato al vestito. Si ferma, tutti lo leggono, si gira verso il pubblico, si strappa il cartello) E che nessuno osi più domandarmi: qual è l'utilità del mio teatro! Esce. Entra Paola

Scena prima, con la cantante, i due attori che duellano e la prima didascalia

Paola:- Sognare un impossibile sogno, portare il dolore delle partenze, bruciare di un'impossibile febbre. Amare fino alla lacerazione, amare anche troppo anche male, tentare senza forza e senza armature di raggiungere l'inaccessibile stella… Cirano… Cirano…

Sauro: - Stupida attrice, non ti avevo diffidato dal recitare per tutto questo mese? (entrano Sauro e Maria, combattendo con le spade e insultandosi con insilti da bambini)

Sauro e Maria:- Cicciona, quattrocchi, dentone, dumbo… (al termine del combattimento, esausti sul palco, entra Paola…)

Sauro: - Ecco la cantante!

Paola:- Ditemi, com'è Cirano?, straordinario, non conosco un altro come lui, poeta, spadaccino, scienziato, musicista, per non parlare dell'aspetto, sapeste come si veste, bizzarro, eccessivo, stravagante, svanito, potrebbe fornire a un pittore il modello più folle per ritrarre uno spadaccino. Porta un cappello a tre piume, e la giubba a sei falde, e il mantello sollevato dietro dalla spada come la coda di un gallo. E il naso, sapeste che naso. Non lo si può vedere senza esplodere in un grido di stupore: non è possibile, troppo esagerato… Poi si ride e si dice: via, è finto, ora se lo toglie. Ma il signore di Bergerac non se lo toglie mai! Ora lo spettacolo ha inizio: c'era una volta una compagnia di attori che cercava di mettere in scena le avventure di Cirano di Bergerac, un cavaliere formidabile e abilissimo spadaccino, con un solo punto debole: un enorme, spaventoso, torreggiante naso al centro della faccia. E' forte, ma è senza amore: chi volete che s'innamori di un uomo così brutto? Ma ecco cosa successe un bel giorno…

Scena seconda, dove Cirano impedisce a Montfleury di proseguire, e Sauro gli toglie il naso una prima volta

Angela: - Felice chi, lontano dalla vanità del mondo, in luogo solitario, costringe sé stesso in un esilio volontario; e felice è ancora chi, mentre Zefiro ...

Renato nella parte di Cirano:- dalla platea, confuso tra gli spettatori: - Stupida attrice, non ti avevo diffidato dal recitare per tutto questo mese?

Sauro:- Signore, vi prego, fate silenzio!

Angela: - Felice chi, lontano dalla vanità del mondo...

Renato:- Fa' la cosa giusta, ora, sparisci!

Sauro:- Continuate! Ma insomma, chi è costui?

Maria:- Cirano, Cirano di Bergerac!

Renato:- State zitto anche voi! (a Angela) Montfleury!

Maria:- Continuate, continuate, continuate!

Angela: - Felice chi, lontano dalla vanità del mondo...

Sauro:- Insomma, vogliamo finirla con questa commedia in commedia…

Renato:- Tacete, damerino! Montfleury!

Sauro:- Questo è troppo!

Maria:- Continuate, continuate!

Renato: - (caccia Sauro e Maria e si avvicina a Angela) Montfleury, vi ho detto di sparire... (alza la botola) La mia pazienza ha un limite, conterò solo fino a tre. Uno,

Sauro: - Signore, state esagerando...

Renato: - Due, e tre! (chiude la botola)

Sauro: - Ma insomma, per quale ragione vi accanite così con quel povero attore!

Renato: - Le ragioni sono due, e ciascuna sarebbe da sola sufficiente. La prima è che siamo davanti ad un'attricetta incapace di dar senso alle parole che dice, capace solo di sfarfallare per il palco. Per cui lasciamo pure che svolazzi via. La seconda, la seconda: è un mio segreto e comunque la prima basta e avanza.

Sauro: - E voi per questo motivo ci private del divertimento di stasera.

Renato: - Questo spettacolo comunque vale meno di niente.

Sauro: - Dovrete ridarci almeno il denaro speso.

Renato: - Questo è vero, sacrosanto. Ecco una borsa d'oro. Addio, signori! (fa il gesto di lanciarla a Sauro, ma non dà nulla. Fa per andarsene, quando, visto il nulla che ha dato:)

Sauro e Maria: - Nasone! Angela: - (risbucando fuori…) Felice chi, lontano dalla vanità del mondo...

Renato: - (tornando in scena, a Angela) Montfleury! (e agli altri) Ditemi! Vi riferite per caso al mio naso? Cos'ha di così strano? E' troppo esile, com'è esile una vecchietta? O vi disgusta? Vi vedete una qualche verruca sulla punta? E' forse fenomenale, eccezionale, paranormale? O è troppo esagerato, minuscolo, ridicolo?

(dopo avere a lungo negato, Maria afferma togliendogli il cappello e il naso):

Maria: - Sì! Scena terza, dove si comprende che Cirano è mal sopportato da alcuni attori (inizia un inseguimento per il palco. Intanto Sauro si appropria delle battute di Cirano che il copione lasciava a Renato)

Sauro: - Musica per il mio naso, il tuo naso, il loro naso. Non sai cosa dire? Ti aiuterò io. Un naso così me lo farei strappare, quando bevi ti si affoga nel bicchiere! E' una montagna, un picco, un promontorio, ma che dico è una penisola… A che serve quell'affare smisurato? Da scrittoio o da cappa del camino? E i vicini gridano al fuoco? Fate attenzione con tutto quel peso potreste cadere faccia per terra… Cos'è quest'uncino, una moda novella? Comoda per appendere il cappello. Che vasca che stagno, potreste farci il bagno. Che portento! Quando si visita il monumento? Ecco quante cose mio caro avresti potuto dirmi se solo avessi un briciolo di spirito. Ma tu, tristissimo individuo, la fai troppo seria questa storia. Un nasino è un nasino, e tu sei un po' … cretino.

Scena quarta, o del monologo che ci rivela il pensiero di Angela

Angela: - Non sono abbastanza bella? E che dovrei fare? Rifarmi il viso la bocca le orecchie le…? Farmi tirare con un matterello? No grazie. Non contraddire mai, non avere mai un'idea, dire sempre di sì? No, grazie. Sparire assieme al coniglio (nel cappello del mago) perché non sono come mi vorrebbero? No, grazie. Io voglio cantare ridere sognare guardarmi nello specchio e trovare me stessa, quello che sono e quello che penso…

Scena quinta, del compleanno e della confessione dell'amore

Paola: - Sconfitta, mia sconfitta, mia solitudine e mio deserto, tu sei a me più cara di mille trionfi al mio cuor. Sconfitta mia sconfitta, conoscenza di me stessa e sfida, per te mi scopro ancora giovane e dal piede assai veloce. E non cadrò nella trappola degli allori che avvizziscono, in te ho trovato solitudine e la gioia di essere disprezzata… Nella seconda parte, Cirano di Bergerac ci confida di essere innamorato, perdutamente innamorato. Mi vorrà, non mi vorrà, mi vorrà, non mi vorrà… che fare?! Rischiare un probabile rifiuto, o vivere un amore nascosto? E noi cominciamo a capire che la sua sofferenza nasce anche dal fatto che gli altri comici lo prendono in giro. Sconfitta mia sconfitta, mia lucente spada e scudo, nei tuoi occhi ho letto che salire al trono significa diventare servi, ed essere compresi significa essere ridotti ed essere afferrati non è altro che… Sconfitta, mia sconfitta, impudente compagna tu udrai, tu udrai le mie canzoni, i miei pianti e i miei silenzi. Solo tu e nessun altro mi parlerà di battiti d'ali, di oceani potenti, di montagne ardenti nella notte. Tu sola salirai la mia ripida anima di roccia. Sconfitta mia sconfitta, mio immortale coraggio lo sai, rideremo insieme tu ed io con la tempesta e ci ergeremo innanzi al sole con un fermo proposito, e saremo pericolose…

Scena del compleanno, mentre Paola canta, tutti entrano in scena con un regalo per Cirano: cappello, naso, e uno specchio per guardarsi… Ma lo spettacolo incalza, e Angela suggerisce a Renato e Sauro le battute per la prossima scena, la confessione…

Angela: - Ma io al Cirano spadaccino preferisco il poeta. Pag. 24.

Sauro: - Ancora?

Renato: - Sono innamorato.

Sauro: - E si può sapere di chi? Non me ne hai mai parlato.

Renato: - Ma della più bella di tutte. Rossana.

Sauro: - Bene, tanto meglio, tu l'ami? Diglielo.

Renato: - Guardami, amico mio, e dimmi che speranza posso avere con questo naso! No, non mi faccio illusioni. Certo, qualche volta mi capita d'illanguidirmi nelle notti chiare; entro in qualche parco dall'aria profumata, e annuso l'aprile con questo mio povero gran diavolo di naso; vedo una dama al braccio del suo cavaliere, e mi dico che anche a me piacerebbe averne una al mio braccio, e mi esalto, mi abbandono… finché non scorgo all'improvviso l'ombra del mio profilo sul muro del giardino!

Sauro: - Amico mio…

Renato: - Credimi, è davvero triste certe volte sentirsi così brutti, così soli…

Sauro: - Che fai, piangi?

Renato: - Ah no, mai! Sarebbe troppo sgradevole vedermi colare una lacrima giù per un simile naso.

Angela: - Dai non essere triste, in amore può succedere di tutto…

Arriva una dispettosa Maria, che interrompe la magia della situazione

Maria: - Vi prometto che da domani sarò buona, vi prometto che anderò alla scuola… Io non sono come la altre ragazze, io dico sempre la verità. E allora lui, lui mi ha detto, ma da cos'è che l'hai capito che ero davvero io… Ma gli è quel naso che ti porti che me l'ha detto… Ma che fai, piangi?

Angela: - Ah no, mai! Sarebbe troppo sgradevole vedermi colare una lacrima giù per un simile naso.

Angela cerca di confortarlo, e lascia che Cirano si avvicini per darle un bacio. Ma ci si mette in mezzo il naso, e dopo alcuni tentativi falliti, Angela desiste ed esce…

Angela: - Ma il signore di Bergerac non se lo toglie mai! Non se lo toglie mai!

Scena sesta, o del duello all'Hotel di Borgogna e di Maria che parla di Cirano Renato ha uno spettacolo da terminare, e racconta di quando ha duellato, all'Hotel di Borgogna, e intanto ha creato un sonetto.

Renato: - Ma io sono Cirano, poeta spadaccino.

Sauro: - Cirano, mostraci cosa sai fare…

Renato: - Ballata del duello che a palazzo Borgogna ebbe Cirano con due topi di fogna. Ecco, vesto con grazia il mio guanto più bello, poi comodamente mi libero del mio mantello che mi attabarra… … e tocco! Passo il corpo, prendo il cuore, ma quello che non trovo è l'anima! Quello che io cerco è l'anima…

Sauro e Maria: - Cirano, Cirano, Cirano tappo nano; Nasone, Nasone, come un peperone!

Maria: - Io lo conosco Cirano, è un bambino dagli occhi tristi come il brutto anatroccolo; Lui ha i denti storti come se il vento glieli avesse scompigliati tutti, Cirano ha le guance rosse come se avesse sempre vergogna, Io lo conosco Cirano ma non gli parlo perché non capisco niente di quello che dice e non gioca con me perché non capisce i miei giochi, Lui è nero nero nero come il carbone che mi porta babbo natale - ma non è così dolce - Hei aspetta amico stavo scherzando non prendertela dai giocavo

(Entra Paola per Padam, ma non ce la fa, intanto:)

Sauro: - E ritorna la cantante…! Scena settima, della pasticceria e di Maria che svela come tutti siamo Cirano

Paola: - Nella terza parte, Cirano scopre che la sua bella è innamorata, perdutamente innamorata… di un altro qualunque! Ma scopre soprattutto di quanto sia doloroso soffrire la derisone degli altri. E che questa solitudine è quasi come…

Angela: - Mi sono innamorata… di qualcuno che non lo sa… ma che presto lo saprà… un giovane che finora mi ha amato timidamente da lontano, senza dirmelo… ma io, gli ho visto tremare l'amore sulle labbra… e pensa, fa parte del tuo stesso reggimento… ha stampato in viso l'intelligenza, il genio, è fiero, si, bello…

Renato: - Bello?

Angela: - Che c'è, Cirano, che ti succede? Insomma, io l'amo… il suo nome è Cristiano di Nevilet, ed io… (vede Sauro e grida:) Cristiano!

Scena ottava, o dei cento uomini e della confessione finale Renato ha uno spettacolo da terminare, e racconta di quando ha messo in fuga 100 uomini, mentre Sauro lo incalza richiamando il suo difetto ogni volta che può…

Sauro: - Che si fa, si continua? Che cos'è questo imbarazzante silenzio? Ora qui Cirano avrebbe almeno una pericolosa avventura da raccontare…

Renato: - Un racconto? E va bene. Dunque… dopo aver insultato un paio di grossi co…mpari al palazzo Borgogna, e avere ricevuto da loro amici minacce non da poco, me ne andavo tutto solo per la strada. La luna brillava in cielo chiara, la visibilità era buona almeno fino a quando una nuvola dispettosa non s'è messa in mezzo, e così si è fatto improvvisamente buio, la notte più nera del mondo. Solo allora ho notato che anche i lampioni erano spenti. Insomma non si vedeva nulla…

Sauro: - Ad un palmo dal naso…

Renato: - Nulla che potesse indicarmi la giusta direzione. Ed io camminavo pensando che dovevo aver dato fastidio a qualche potente, forse un principe, che sicuramente mi avrebbe preso…

Sauro: - Per il naso…

Renato: - In odio, mi avrebbe preso in odio, e che insomma, così, per pura imprudenza stavo per mettere…

Sauro: - Il naso…

Renato: - In pericolo la mia stessa vita, perché questo misterioso nemico poteva essere abbastanza forte da colpirmi…

Sauro: - Sul naso…

Renato: - Da colpirmi duramente. Ma mi dicevo: cammina guascone, fa quel che devi fare. Vai, Cirano. Così dicendo mi trovo nel buio più profondo quando qualcuno mi dà…

Sauro: - Una nasata…

Renato: - Una stoccata. Io la paro, e immediatamente mi trovo…

Sauro: - Naso a naso…

Renato: - Maledizione. Mi trovo circodato da cento teppisti che puzzavano di…

Sauro: - Che naso…

Renato: - Vino, cipolla ed aglio. Io attacco a fronte bassa e…

Sauro: - Naso al vento…

Renato: - Gli sono addosso. Ne sventro due, ne passo tre da parte a parte, uno mi colpisce - paff - io rispondo…

Tutti: - Piff, piff…

Renato: - Per l'inferno, tutti fuori.

Sauro: - Ecco che la tigre si è svegliata!

Renato: - Non ce la faccio. Non ci riesco. Questo personaggio non lo so fare, è troppo contraddittorio, ha una forza tremenda, mette in fuga cento uomini da solo con la spada, non teme gli eserciti, e… trema davanti alla paura di un dispiacere d'amore…

Sauro: - Ha un piccolo problema, non so se te ne sei accorto…

Renato: - E voi perché non mi aiutate.

Sauro: - Ti aiutiamo anche troppo, ti sopportiamo. Questa parte io la posso fare benissimo, era la mia - prima che la dessero a te.

Renato: - E allora tieni, te la restituisco.

Sauro: - Ancora?

Angela: - Ce la puoi fare, ce la puoi fare benissimo, devi lavorarci su, con tranquillità, se te l'abbiamo chiesto è perché sappiamo che ce la puoi fare. (scena del cartello attaccato alla schiena, Cirano esce e Angela dietro. Sauro dice)

Angela: - Cirano, Cirano…

Sauro: - Adesso Cirano lo faccio io.

Maria: - Ci vorrebbe della musica però.

Sauro: - Della buona musica…

Maria: - Damerino, azzurro cordoncino, principino, piccino…e tocco, tocco, tocco! Che cosa dovrebbero fare quelli che, come me, strisciano tra il cielo e la terra? Sono un cavaliere solitario, senza affetti veri, che importa se tutti mi prendono in giro? Tutto questo per un centimetro di naso, e magari qualche altro perché si sente ciccione, o mingherlino, dentone, quattrocchi, sventolone, panzone grassone testa di melone… Così per una qualche ragione diversa e personale, noi tutti assomigliamo al mite Cirano, ci sentiamo ridicoli e ci compatiamo, rendendoci la vita impossibile.

Scena nona, o della differenza tra il diverso vero e noi

Paola:- Sognare un impossibile sogno, portare il dolore delle partenze, bruciare di un'impossibile febbre. Amare fino alla lacerazione, amare anche troppo anche male, tentare senza forza e senza armature di raggiungere l'inaccessibile stella… Cirano… Cirano… Nella quarta ed ultima parte di questa storia, ascolteremo l'attore della Compagnia dei Comici che interpreta Cirano raccontare alcune cose di sé. Ma soprattutto vedremo che nella nostra città ci sono migliaia di Cirano, che ogni giorno incontriamo Cirano, e che oggi possiamo riconoscerlo non solo per un lungo naso…

Renato: - Mi ricordo le case basse che avevo lasciato, il cortile della nonna dove tornavo ogni estate, i giorni eccitati della sagra del santo e i miei amici di allora. Mi ricordo poi le scuole nuove della città, i compagni - alleati tra loro - parlottavano e strascicavano il mio nome come lo pronunciava mio padre. Lì le case erano a più piani, i vicini di sopra e di sotto, i rumori - i giochi certo non erano diversi e io sapevo giocare a tutti i giochi, tuttavia, come dire, le squadre erano già formate, e cercare di entrarci era vissuto da qualcuno come esclusione. Così, l'escluso ero io, l'appena arrivato, il giunto in ritardo. Picchiavo con rabbia su una palla, contro un muro. I giorni finivano presto, era inverno, vieni in casa che fa freddo. La solitudine patita da bambini è come una gobba del corpo che il tempo non sana.

Paola: - E non ti è mai più successo?

Renato: - Sì, mi è successo altre volte, ma intanto sono diventato adulto e ho imparato ad essere più cinico e meno crudele, più comprensivo e meno spontaneo, ho imparato a mettermi in ordine. Anche se, come vedi, è sempre difficile accettare l'esclusione, e la derisione degli altri. Mi capita qualche volta di vedere bambini che arrivano da un altrove, altre città, altri stati, e ogni volta rinnovo i miei ricordi e penso: come si deve sentire un bambino che ha la pelle di una sfumatura diversa di colore, gli occhi orientali, che non sa bene la tua lingua.

Paola: - Hai mai sentito altri bambini deriderli?

Renato: - Si, e penso che chi deride mostri una grande debolezza. Credo che chi deride, quando deride, lo faccia per difendersi, non per offendere. E' che ha paura dell'altro, di chi può fargli vedere una realtà diversa dalla sua: scuola, casa, tivù, il lavoro di suo padre, di sua madre, sapere cosa farà a quattordici, sedici, diciotto, sapere che può rinviare lo scontro con la vita anche fino a trent'anni, come un qualsiasi figlio del benessere, evadere le responsabilità, dormire tra l'ovvio e il certo, capendo quel che scrivono i giornali, dando esami - sapendo di essere promosso, accettato. Tutto il mondo per lui è una grande "sua" città. Strade asfaltate per macchine veloci, scarpe comode e riconoscibili, perfino la sgradevolezza di certi atteggiamenti significa a volte "fare parte del gruppo", essere accettati. Una sola grande paura della solitudine. Paola: - Cosa dà questa sensazione di forza?

Renato: - L'equilibrio, credo, l'equilibrio nel quale si cresce: pensare che tutte le case del mondo sono come la mia, tegole sui tetti, muri solidi, sanitari a posto, igiene pulita al cento per cento, mamme ora ci potete anche mangiare dentro. Questo fa sembrare tutto a posto. S'è fulminata una lampadina, e ora? E' saltata la luce, e ora? S'è rotta una cinghia - se ne compra una nuova. Io ho un brutto naso, ma mi prendono in giro perché faccio paura, non perché abbia un po' di pancia, o le orecchie a sventola, i denti aperti. Sono loro che hanno dei problemi veri. E questa che appare come una enorme debolezza in realtà è la mia forza. Un naso è un naso e chiunque può metterne uno ed essere Cirano, sentire quello che io sento e lottare per i propri diritti. E se volete sapere che volto c'è dietro questo naso, è molto semplice: prendete uno specchio e guardatevi. Lo specchio in cui ognuno di voi si guarderà sarà uno specchio nuovo, che anziché rispondere ad una domanda, porrà altre domande che esigono una risposta. E se arriviamo alla conclusione che non dobbiamo preoccuparci di piacere troppo, ma di essere noi stessi, allora ci renderemo conto che i veri problemi sono altri, ben più grandi, e che esiste la possibilità di affrontarli in molti modi.

Paola:- Ditemi, com'è Cirano?, straordinario, non conosco un altro come lui, poeta, spadaccino, scienziato, musicista, per non parlare dell'aspetto, sapeste come si veste, bizzarro, eccessivo, stravagante, svanito, potrebbe fornire a un pittore il modello più folle per ritrarre uno spadaccino. Porta un cappello a tre piume, e la giubba a sei falde, e il mantello sollevato dietro dalla spada come la coda di un gallo. E il naso, sapeste che naso. Non lo si può vedere senza esplodere in un grido di stupore: non è possibile, troppo esagerato… Poi si ride e si dice: via, è finto, ora se lo toglie. Ma il signore di Bergerac non se lo toglie mai, perché E' IL SUO NASO!

Epilogo, e le lettere dei bambini

Angela: - Guarda, è arrivato il postino carico di lettere. Alla fine dell'ultimo spettacolo, dei bambini sono tornati in classe e ci hanno scritto.

(M.) Io lo conosco Cirano, è un bambino dagli occhi tristi come un brutto anatroccolo, viene dall'America del Sud

(S.) Io lo conosco, è nero nero nero come il carbone che mi porta la befana, e il suo paese è l'Africa

(M.) Viene dai balcani, ha le guance sempre rosse come se provasse sempre vergogna, è fuggito da Sarajevo rincorso da una bomba

(A.) È venuto nella mia scuola qualche mese fa, e non va mica tanto bene, la maestra dice che inciampa sempre sulle doppie, e i verbi li sbaglia facilmente. Credo che sarebbe meglio che ripetesse, anche se ha un anno di più di me

(S.) Se parlo troppo in fretta non mi capisce bene. Allora quando non vogliamo che giochi con noi, parliamo tutti molto velocemente. Anche se è più grande di me, io credo che tra di noi il più forte sono io.

(M.) Questa bambina è musulmana, allora non può mangiare tutto quello che mangiamo noi. Così le fanno dei piatti un po' diversi. Quand'è il momento di religione, lei deve uscire, e sta con una bidella che si chiama Teresa e le fa guardare dei libri con Gesù.

(R.) Da un anno c'è un nuovo compagno di scuola che è uno zingaro, e io l'ho visto con le sue sorelle al mercato, ma non l'ho salutato. Mi porta sempre via la penna, e la gomma, e io la nascondo sempre. Nella sua roulotte ha freddo, d'inverno, la notte. (cresce la musica)