IL CERCHIO DI GESSO
liberamente tratto da IL CERCHIO DI GESSO DEL CAUCASO di BERTOLT BRECHT

Questo copione viene messo a disposizione su Internet per - com'è ovvio - semplice documentazione storica sul lavoro del gruppo (lo spettacolo, prodotto da ERT Emilia Romagna Teatro è stato replicato per due anni nel circuito del Teatro Scuola).
Il testo originale non è rappresentabile in Italia, e così neppure sono permesse rielaborazioni - senza preventiva autorizzazione degli aventi diritto. Questa "pubblicazione", di conseguenza, non autorizza nessun uso di questo testo, né parti dello stesso.

PROLOGO ANGELA: Buon giorno, benvenuti. Per me è un piacere avervi qui, non avrei potuto fare il mio lavoro oggi, se voi non foste venuti. E voi non avreste potuto vedere Il Cerchio di Gesso. La storia è molto semplice: un bambino viene abbandonato dalla madre, e una donna lo raccoglie e lo cresce. A chi appartiene ora il bambino? A chi appartengono i bambini che nessuno raccoglie? Mi presento: mi chiamo Angela, ho 32 anni, sono attrice e non ho figli.

PAOLA: Io nello spettacolo non parlo mai. Eppure non credo sia giusto affermare che taccio. La storia che abbiamo creato e che i miei compagni raccontano è anche la mia. La stessa di Gruscia e del suo bimbo, del giudice e del vento, del bene e del male. La stessa che io con la musica vi voglio narrare.

RENATO: mi chiamo Renato, ho 31 anni, faccio l'attore perché ho la speranza e la presunzione di riuscire, col mio lavoro, a rendere migliore almeno una delle persone che ascoltano le mie parole e guardano le mie azioni. Spero che grazie a questo spettacolo, anche uno solo di voi rifletta più profondamente sulla situazione in cui sono costretti a vivere molti bambini nel mondo. Perché questo spettacolo è per loro.

BARBARA: Voleremo alti sopra le vostre teste, acrobati funamboli, ci arrampicheremo sopra questi pericolosi, instabili trabiccoli: correremo, canteremo. Trasformeremo questo teatro in una città popolata da cento abitanti, e per far sì che possiate distinguerli uno per uno, metteremo maschere multicolori sui volti, e strani cappelli sulla testa. Io sono una attrice tedesca, alta un metro e settantotto, e mi vedrete fare la parte della moglie del Governatore e altri personaggi, come il cantore, che interviene nelle azioni e commenta la trama. (Ma vi dico:) non affidatevi troppo agli attori! Non è altro che finzione, quello che vi offrono. Fidatevi di voi stessi, del vostro buon senso, e della vostra intelligenza. Qual è la storia che vi vogliono raccontare o vendere? Che cos'è che vi nascondono? Attenzione, non è difficile da scoprire. A voi si chiede di ridere, piangere, divertirvi, commuovervi. Senza nessuna responsabilità. Ma alla fine le parti si invertono, siamo noi che dobbiamo temere il vostro giudizio. Sarete voi i giudici! Ora però, basta. Andiamo a cominciare...

SCENA 1: Il palazzo del governatore

(...gli attori sono in scena, come visto nel prologo, e racconteranno la storia di GRUSCIA e del cerchio di gesso...)

CANTORE: (B) E voi che udrete la storia del cerchio di gesso, meditate l'opinione degli uomini antichi: ogni cosa deve appartenere a chi le si conviene, i bambini ai cuori materni, perché prosperino, i carri al buon guidatore perché siano ben guidati, la valle a chi la lavora, perché dia buoni frutti...

CANTORE: (A) La città ha mura alte come montagne, ha una piazza grande dove s'incontra la gente. La città ha un governo perfetto, ha un esercito per ogni guerra, ha un erede per il futuro, ma il nemico che sferra l'attacco non conosce il rispetto.

CANTORE: (B) In tempi molto antichi, tempi in cui le questioni venivano risolte con le guerre, comandava questa città, detta La città dannata, un governatore di nome Georgi Abasvili. Aveva una moglie bellissima, e un bambino robusto. Era ricco come nessuno, e nessun governatore, in tutta la Georgia, aveva altrettanti cavalli alla greppia, né tanti mendicanti alla sua soglia, né tanti soldati al suo servizio, né tanti postulanti alla sua corte d'onore.

POPOLANI: (A) Pietà, eccellenza, le tasse sono troppo pesanti, non possiamo pagarle! Mio fratello è innocente... Eccellenza, è stato un errore. Perdonate, eccellenza, moriamo di fame.

CANTORE: (B) Che posso dire: si godeva la vita. Tanto che, anche se il Paese era in guerra, nel palazzo tutto sembrava in ordine, niente lasciava presagire quel che sarebbe accaduto di lì a poco. Infatti: la mattina del giorno di Pasqua il governatore e la sua famiglia andarono in chiesa come sempre. (Angela porta la cesta, poi la MOGLIE DEL GOVERNATORE esce dalla chiesa cantando...)

CANTORE: (A) Mischiati tra il popolo ossequiante, che inviava al suo signore lamenti e suppliche disperate, stavano anche alcuni principi traditori. Essi avevano organizzato una rivolta per rovesciare il governatore e prenderne il posto... Ma ecco, signori, attenzione: questo è Michele Abasvili, il piccolo erede. E' lui il protagonista di questa storia: non dimenticatelo...

CANTORE: (A) E per la prima volta, in quel giorno di Pasqua, il popolo vide l'erede. Non era mai solo -in apparenza-: una balia e due dottori lo seguivano continuamente. Tutti lo riverirono, perfino il potente principe Kazbeki, che era a capo della rivolta contro Georgi Abasvili, si inchinò sulla soglia della chiesa.

PRINCIPE KAZBEKI: (R) Buona Pasqua, Natella Abasvili! Questa è una buona notizia, dopo tante notizie cattive. Cosa si sa della guerra? Ritirata strategica, ho sentito dire. Be', piccole contrarietà ce ne sono sempre. Una volta va bene, e una volta non tanto. Così è la guerra. Non ha molta importanza, eh? Come sta il piccolo Michele? Come sta il mio piccolo Michele?

CANTORE: (A) (parla contemporaneamente a Kazbeki) Il principe Kazbeki sa bene come vanno le cose, ed è molto impaziente: aspetta i suoi alleati da un momento all'altro...

CAVALIERE: (A) Porto notizie dalla guerra per il governatore.

PRINCIPE KAZBEKI: (R) Sua eccellenza non desidera essere importunato con rapporti militari dopo il servizio divino, segnatamente se i tuoi messaggi sono, come suppongo, di carattere deprimente. Va alla cucina, amico, e fatti dare qualcosa da mangiare.

SCENA 2: Il fiume delle lavandaie

CANTORE: (B) La città è calma, sul sagrato i colombi si pavoneggiano. Un soldato della guardia di palazzo scherza con una sguattera che risale dal fiume con un fagotto in mano

GRUSCIA: (A) Vergognati, soldato, startene lì ad aspettare che qualcuno arrivi e si scopra per il troppo caldo. E magari con un compare tuo pari. Vergognati, vergognati.

SCENA 3: La rivolta a palazzo

CANTORE: (B) La città è calma, ma perché ci sono uomini armati? Il palazzo del governo è tranquillo, ma perché ha l'aspetto di una fortezza?

CONGIURATO: (R) Congiura, insurrezione, uccidete il governatore (più volte)

CANTORE: (R) E il governatore tornò a palazzo, e la fortezza era una trappola, e mezzogiorno non fu l'ora di mangiare, e mezzogiorno fu l'ora di morire.

CANTORE: (A) O cecità dei grandi, che incedono come fossero eterni, confidando sulla violenza che dura un tempo immemorabile. Ma immemorabile non è eterno. E alla possibilità di cambiamento si affida la speranza del popolo! Su, Eccellenza, degnati di camminare a testa alta! Dal tuo palazzo ti seguono gli occhi di molti nemici. Non ti serve più un architetto, un falegname basterà. Non vai verso un nuovo palazzo, ma verso una piccola fossa. Guardati intorno ancora una volta, o cieco. Ti piace ciò che era tuo? Tra la Messa e il pranzo di pasqua, te ne vai verso il luogo donde nessuno torna.

CANTORE: (R) Quando crolla la casa di un grande, molti piccoli sono schiacciati. Molti che non hanno diviso la fortuna del potente, spesso dividono la sua sfortuna. Il carro che precipita trascina le bestie da tiro grondanti sudore con sé nell'abisso.

SERVI: (R) Le ceste, le ceste, portatele tutte nel terzo cortile. Viveri, viveri per 5 giorni, la moglie del governatore è svenuta, aiutatela, deve partire. E noi ci uccideranno, lo sappiamo già. Gesummaria cosa succederà, in città scorre il sangue di certo, lo so da fonte sicura. Sciocchezze, sciocchezze...

SERVI: (A) C'è ancora tempo, prima di sera i soldati non sono ubriachi. Si sa poi se si sono già ammutinati? La guardia di palazzo è montata a cavallo, e via... Ma insomma, ancora nessuno sa cosa è successo?

SERVI: (R) Meliva il pescatore dice che nel cielo della capitale è stata vista una cometa dalla coda rossa. E' un segno di sventura...

SERVI: (A) Ieri nella capitale pare abbiano dichiarato che la guerra in Persia è completamente perduta. I principi hanno preparato una grande insurrezione. Si dice che il granduca sia già fuggito. Tutti i suoi governatori saranno giustiziati. La povera gente la lascieranno stare: ho un fratello io, nei corazzieri.

AIUTANTE: (R) Attacca i cavalli alla carrozza grande, e non startene con le mani in mano, pidocchioso!

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) Nessuno si preoccupa di niente, ed io non so più dove ho la testa. Dov'è Michele? Mettete le casse nella carrozza. Si ha qualche notizia del governatore, soldato? AIUTANTE: (R) Dovete partire subito.

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) Si hanno notizie dalla città?

AIUTANTE: (R) No, finora è tutto tranquillo, ma non c'è un minuto da perdere. Non c'è posto per le casse sulla carrozza. Scegliete quello che vi è indispensabile.

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) Solo l'indispensabile! Presto, aprite le casse, vi dirò io cosa prendere. Quello verde. E naturalmente quello bordato di pelliccia, quello coi bottoncini di perle... Gruscia, portami gli stivaletti color zafferano che sono nella mia camera da letto.

AIUTANTE: (R) Natella Abasvili, dovete partire immediatamente! Poco fa i tessitori di tappeti in rivolta hanno impiccato il giudice Orbeliani della Corte Suprema.

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) E tu, non startene qui con le mani in mano... Ma guarda come mi hanno preparato queste casse... Gruscia! Cosa fa Michele, dorme?

GRUSCIA: (A) Sì, signora, dorme.

AIUTANTE: (R) Devo pregarvi di far presto, Natella Abasvili. In città si combatte.

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) Devo prendere il vestito d'argento, è costato mille piastre; e tutte le pellicce, e dov'è quello rosso vino?

AIUTANTE: (R) Sono scoppiati torbidi in periferia, dobbiamo andarcene subito. Dov'è il bambino?

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) Gruscia, prepara il bambino! Ma dove ti sei cacciata.

AIUTANTE: (R) Forse dovremo rinunciare alla carrozza e andare a cavallo. Presto, presto!

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) Gruscia, dov'è il bambino? Tu, cercalo. No, prima porta i vestiti nella carrozza: andare a cavallo, figurarsi, non ci penso nemmeno.

AIUTANTE: (R) Hanno ucciso il governatore, hanno impiccato il governatore...

PRINCIPE KAZBEKI: (R) Bene, la rivolta è riuscita, ora sarò il nuovo governatore... C'è un ultimo ostacolo: mi basterà eliminare il moccioso, l'erede di tutte le fortune del defunto Georgi Abasvili... peccato l'abbiano messo in salvo... Ne ho bisogno, e in fretta. Cercatelo ovunque, a chi me lo riporta: diecimila piastre di premio!

CANTORE: (A) Mentre Gruscia così stava tra porta e portone, udì o credette di udire un fievole richiamo. Il bambino la chiamava, non con vagiti, ma con parole sensate. Almeno così le parve. Donna, diceva, aiutami. E continuava, non con vagiti ma dicendo parole assennate: sappi, donna, che chi non ode il grido d'aiuto ma passa con orecchi indifferenti, mai più udrà il lieve richiamo dell'amato, né il grido del merlo all'alba, né il sospiro di contentezza del vendemmiatore stanco al suono dell'ave maria. Ciò udendo, ella tornò indietro per dare un ultimo sguardo al bambino: solo per sedere con lui ancora un istante, solo finché altri venissero, forse la madre o chiunque altro, in attesa di fuggire, ché troppo grande era il pericolo, la città piena di fiamme e di pianti.

CANTORE: (B) Terribile è la tentazione della bontà! A lungo sedette accanto al bambino, finché venne la sera, finché scese la notte. Troppo a lungo sedette, troppo a lungo guardò il tenero respiro, i piccoli pugni. Finché verso mattina la tentazione la travolse ed ella si alzò, si chinò, e sospirando prese il bambino e se lo portò via. Come una preda lo portò con sé, come un ladro scivolò via.

SCENA 4: La casa del vecchio malgaro

CANTORE: (A) Quando Gruscia Vaknadze si allontanò dalla città sulla grande strada della Georgia, sulla strada delle montagne del nord, cantò una canzone e comprò del latte.

GRUSCIA: (A) Ehi, c'è nessuno?, ehi, voi!

VECCHIO: (R) Chi è che mi chiama?

GRUSCIA: (A) Nonno, potrei avere una mezzina di latte?

VECCHIO: (R) Latte? Non c'è latte. Le nostre capre se le son prese i signori soldati in città. Va dai signori soldati se vuoi latte.

GRUSCIA: (A) Un pochino di latte per un bambino? Noi si paga come principi. E quanto costa questo pochino di latte?

VECCHIO: (R) Cinque soldi, il latte è aumentato.

GRUSCIA: (A) Cinque soldi, ma è troppo caro, non possiamo permettercelo...

VECCHIO: (R) Ammazza i soldati se vuoi del latte

GRUSCIA: (A) Cinque soldi, cinque soldi mi ha chiesto per quella goccina. E' la paga di mezza settimana, non possiamo permettercelo, non possiamo. (Michele piange) Nonno, nonno!

VECCHIO: (R) eehh!

GRUSCIA: (A) Pagheremo. Facciamo due soldi?

VECCHIO: (R) Facciamo quattro e non se ne parla più.

GRUSCIA: (A) Tenete! Ma ci pigliate per il collo, fate peccato.

VECCHIO: (R) Tieni!

GRUSCIA: (A) Bevi, bevi Michele. Certo che con te mi sono caricata di un bel peso... (Gruscia ha una propria vita, ha un soldato da qualche parte che tornerà, e l'aspetta. Dovrà rinunciare a tutto, probabilmente, a causa di questo bimbo intruso, capitato tra capo e collo, mai deciso, mai voluto. Quanti Michele fabbrica il mondo, e chi si deve occupare di loro? Gruscia? E quante Gruscia ogni giorno sarebbero necessarie se così fosse? E qual è il nome di tutti noi adulti, se non Gruscia Vaknadze?)

SCENA 5: La casa della contadina

CANTORE: (R) Mentre Gruscia Vaknadze andava verso il nord, la inseguivano i corazzieri del principe Kazbeki. Come si può a piedi nudi sfuggire ai corazzieri? Ai cani assetati di sangue, alle trappole tese? Anche di notte le danno la caccia. Gl'inseguitori non conoscono stanchezza. I beccai hanno il sonno breve.

GRUSCIA: (A) Come si può a piedi nudi sfuggire ai corazzieri? Ai cani assetati di sangue, alle trappole tese? Anche di notte le danno la caccia. Gl'inseguitori non conoscono stanchezza. I beccai hanno il sonno breve.

CANTORE: (R) Ma quando Gruscia Vaknadze arrivò al fiume Sirra, la fuga si fece troppo dura per lei, troppo greve il bimbo abbandonato.

CANTORE: (B) La casa di un contadino sembra un miraggio, una fontana nel deserto, a chi ha freddo e fame. Caldo è il fuoco, fresco il latte della fattoria.

GRUSCIA: (A) Ora ti sei bagnato di nuovo, e sai che non ho panni per cambiarti. Piccolino, dobbiamo separarci. Qui è abbastanza distante dalla città. Povero bimbo, non ce l'avranno tanto con te da venirti a cercare così lontano. Guarda, la contadina sembra così gentile, e senti che buon odor di latte! E così addio, Michele, io dimenticherò i calcetti che mi hai dato nella schiena tutta stanotte, per farmi camminare svelta. E tu dimentica di aver mangiato poco, la mia intenzione era buona. Ti avrei tenuto volentieri con me, hai un nasino così piccolo. Ma proprio non posso, devo tornare in città; devo tornare indietro, addio.

CANTORE: (A) Perché così lieta sulla via del ritorno? Perché l'innocente sorridendo ha conquistato nuovi genitori, perché mi sono liberata dell'amato fardello, sono lieta. E perché così triste? Perché vado libera e sola, mi sento triste. Come derubata, come impoverita. (azione della contadina e del soldato, Gruscia riprende il bambino)

GRUSCIA: (A) Ancora i soldati, anche qui! E nessuno sembra disposto a correre rischi per te. Ma se nessuno vuol tenerti, ti terrò io. E tu in mancanza d'altri, dovrai contentarti di me. Tanto a lungo ti ho portato, e con le piaghe ai piedi, e troppo costava il latte: per questo ti voglio bene, non vorrei lasciarti più. Getterò la tua camiciola preziosa, troppo pericolosa, e ti terrò avvolto in cenci, come sarebbe mio figlio. Solo con l'acqua gelida del ghiacciaio ti laverò, e tutto dovrai accettare.

SCENA 6: Il ponte marcio

CANTORE: (R) Dopo ventidue giorni di marcia ai piedi del ghiacciaio dell'Janga Tau, Gruscia Vaknadze decise di adottare il bambino. (stende la carta)

CANTORE: (B) E quando, Gruscia Vaknadze, inseguita dagli sgherri, giunse alla passerella sul ghiacciaio che porta ai villaggi del pendio d'oriente, cantando la canzone del ponte marcio, rischiò la sua e l'altra vita.

MERCANTE: (B) Ssst, mi pare di sentire qualcosa.

GRUSCIA: (A) La passerella non è poi tanto marcia. Credo che potrei provare a passarci sopra.

MERCANTE: (B) Non mi ci proverei nemmeno se avessi il diavolo alle calcagna. Perché sarebbe un suicidio.

SOLDATO: (R) Gruscia, Gruscia Vaknadze!

MERCANTE: (B) Ma laggiù c'è qualcuno che chiama. Sei forse nei pasticci? Stanno cercando te, quelli?

GRUSCIA: (A) Bene, vi dirò tutto. Sono corazzieri, mi cercano.

MERCANTE: (B) Perché non l'hai detto subito... GRUSCIA: (A) Levati di mezzo, devo passare il ponte.

SOLDATO: (R) Gruscia, Gruscia Vaknadze!

MERCANTE: (B) Si avvicinano, ma non puoi passare sul ponte con il bambino. Non regge, sta certa. E guarda un po' cosa c'è sotto.

GRUSCIA: (A) Sì, ma quelli là sono peggio.

MERCANTE: (B) Dammi il bambino, lo nasconderò. Passa tu sola.

GRUSCIA: (A) Questo no, siamo una cosa sola, noi due. Per la vita e per la morte. Fondo è l'abisso, figlio, vedo il ponte oscillare, ma non ci è dato, figlio, di scegliere o esitare. La strada ch'io conosco sarà il tuo cammino, il mio povero pane sarà il tuo solo cibo. Saran quattro bocconi, e te ne darò tre parti; ma davvero non so se basterà a sfamarti. (passa)

SOLDATO: (R) Avete visto una donna con un bambino?

MERCANTE: (B) Sì, eccola là: ma il ponte non reggerà al vostro peso. SOLDATO: (R) Testa di legno, me la pagherai!

SCENA 7: Lungo la strada

GRUSCIA: (A) Non devi aver paura del vento, è un povero diavolo, sai? Deve spingere le nuvole, e anche lui ha quasi sempre freddo. Anche la neve non è poi così cattiva, deve coprire i piccoli abeti perché non muoiano d'inverno. Ora ti canterò una canzoncina, stammi a sentire: un bandito è tuo padre, tua madre è una puttana, e l'uomo più onorato s'inchina davanti a te. I figli della tigre son fratelli al puledro, il piccolo serpente porta il latte alle madri.

SCENA 8: Casa di Gruscia, 6 anni dopo

GRUSCIA: (A) Adesso, Gruscia, verranno a prendere il tuo Michele. E' grande: ha ormai sei anni... E' passato il tempo delle scelte, quasi inavvertito. La vita differente, le altre possibili sono ormai rimpianti smessi -insieme con i sogni non realizzati, le lettere non spedite, i piccoli gesti le gentilezze immaginate ma non date - riposte nei cassetti celati della memoria. Michele ha cambiato Gruscia. E' così che succede: col tempo le persone si mischiano, diventano più somiglianti. Ora, possiamo decidere di tagliare il filo che li lega? In nome di cosa interverremo nella vita delle persone? Perché Gruscia non può più somigliare a Michele, e Michele deve crescere diverso da Gruscia? Noi qui siamo solo attori, le storie mica possiamo cambiarle. Ma siamo uomini, donne, e possiamo cambiare almeno la vita degli uomini... E' passato il tempo necessario, e i nati di ieri oggi sono fanciulli. Anche la guerra non è più nulla, e la storia un accidente molto vario: cambia la sorte, ritornano i vecchi potenti e il popolo mormora: è vispo e vivo l'erede! E per conseguenza di questo congegno ereditario la madre - ahimé sconsolata - ora deve riavere suo figlio, per riavere il suo regno!

SOLDATO: (R) Pronti, via (preparativi per la costruzione del bambino). Noi cerchiamo da queste parti un bambino. Non avete sentito parlare di un bambino avvolto in ricchi lini, un bambino di buona famiglia, che tutt'a un tratto sia comparso quassù dalla città? Sei tu Gruscia?

GRUSCIA: (A) Sì, sono io.

SOLDATO: (R) E' tuo questo bambino?

GRUSCIA: (A) Sì, è mio.

SOLDATO: (R) Non fa nulla, sia che tu menta o dica il vero, questo ragazzino viene con noi. La gente sostiene che egli sia Michele Abasvili, figlio ed erede del defunto Georgi Abasvili e Natella Abasvili, sua madre, lo sta cercando per restituirgli ciò che fu di suo padre.

GRUSCIA: (A) Strano destino quel povero figlio, un tempo lo cercavano per ucciderlo, oggi per incoronarlo... e lui non sa né cosa sia la morte, né una corona... Soldato, questo figlio l'ho nutrito dal giorno stesso che è venuto al mondo, l'ho portato attraverso la carestia della guerra e oltre le notti di sei inverni: questo la gente lo sa e anche questo può dire, non ti sembra abbastanza?

SOLDATO: (R) Dobbiamo arrestarti: tu hai rapito il figlio del governatore per usurparne il trono!

CANTORE: (B) I soldati portano via il bambino, il bambino diletto. La sventurata li segue in città, la città pericolosa.

SCENA 9: Il tribunale

CANTORE: (R) La madre carnale chiese che le fosse reso il bambino, la madre adottiva fu trascinata al giudizio. La città ardeva davanti al seggio del giudice. Udite ora la storia del processo per il bambino del Governatore Abasvili, e il riconoscimento della vera madre con la famosa prova del cerchio di gesso.

GIUDICE: (R) Entrino le parti. Bene, la questione è nota: parli ora chi accusa.

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) Grazie, Vostro Onore. Eccellentissima corte! I vincoli del sangue sono più forti di tutti. Madre e figlio: quale rapporto è più stretto di questo? Eccellentissima corte! Essa lo ha concepito nella sacra estasi dell'amore, lo ha portato nel suo grembo, lo ha nutrito del suo sangue, partorito con dolore.

GIUDICE: (R) Che cosa puoi rispondere tu, a tutto quello che sta dicendo e dirà la Moglie del Governatore?

GRUSCIA: (A) E' mio.

GIUDICE: (R) Tutto qui? Puoi provarlo, spero. In ogni caso ti consiglio di dirmi perché credi che io debba assegnarti il bambino.

GRUSCIA: (A) L'ho allevato secondo la miglior scienza e coscienza, gli ho sempre trovato qualcosa da mangiare. Ha quasi sempre avuto un tetto sulla testa, e io ho passato ogni sorta di guai per causa sua, e ho anche dovuto fare molte spese. Non ho badato ai miei comodi. Ho insegnato al bambino a essere gentile con tutti e fin dal principio gli ho insegnato a lavorare meglio che potevo: è ancora piccolino.

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) Vostro Onore, è significativo il fatto che questa donna non parli di vincoli di sangue tra lei e il bambino.

GIUDICE: (R) Questa corte ne prende atto.

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) Un destino profondamente crudele, signore, mi obbliga a chiedervi di rendermi il figlio diletto. Non sta a me descrivervi le torture di un animo materno, i timori, le notti insonni, le...

GIUDICE: (R) I fatti!

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) Mi sia consentito esporre alla corte i semplici fatti. Per una disgraziata serie di circostanze, al momento della fuga precipitosa, momento di grave rischio per la nostra vita, il bambino - per un attimo! - restò solo. Lei, Gruscia, una semplice sguattera del palazzo, senza figli, era presente quella mattina di Pasqua e fu vista darsi d'attorno col bambino e...

GRUSCIA: (A) La padrona non pensava che ai vestiti da portar via.

MOGLIE DEL GOVERNATORE: (B) E qualche tempo più tardi sempre lei fu vista attraversare il ponte marcio e poco dopo comparire in un villaggio di montagna con un bambino...

GIUDICE: (R) Tu non hai un marito, un compagno: che specie di bambino è, questo? E' un bastardello straccione, o è un bambino di buona famiglia, di genitori benestanti?

GRUSCIA: (A) E' un bambino qualunque.

GIUDICE: (R) Voglio dire, aveva dei tratti raffinati fin da piccolo? E' stato avvolto in lino o in stracci?

GRUSCIA: (A) Aveva il naso in mezzo alla faccia.

GIUDICE: (R) Aveva il naso in mezzo alla faccia. Ritengo molto importante questa tua risposta. Non devi aggiungere altro? Le accuse sono pesanti nei tuoi riguardi. E capisco che l'hai allevato, nutrito, difeso, ecc., ma cosa puoi garantirgli per il futuro? Non credo che il bambino sia tuo, ma se lo fosse, non vorresti che fosse ricco? Ti basterebbe niente, e avrebbe immediatamente un palazzo, tanti cavalli nella stalla e tanti mendicanti sui gradini della porta e tanti soldati al suo servizio, e tanti postulanti nel cortile, non è vero? Cos'hai da rispondere, non vuoi che sia ricco? Puoi regalargli una vita di agi... Ti basterebbe niente, e avrebbe immediatamente un palazzo, tanti cavalli nella stalla e tanti mendicanti sui gradini della porta e tanti soldati al suo servizio, e tanti postulanti nel cortile, non è vero? Cos'hai da rispondere, non vuoi che sia ricco? Puoi regalargli una vita di agi...

CANTORE: (A) Ascoltate ciò che Gruscia pensava ma non diceva:

GRUSCIA: (A) Se calzasse scarpe d'oro crudele sarebbe, ahimé, calpesterebbe il fratello e riderebbe di me. Troppo pesa un cuor di pietra notte e giorno nel petto, troppa fatica costa esser potente ed abietto. Della fame un giorno avrà paura, non del fratello affamato. Del buio un giorno avrà paura, non della luce del creato... Non lo restituisco. L'ho allevato io, mi conosce.

GIUDICE: (R) Parte lesa e imputata. Questa corte ha esaminato il vostro caso e non è riuscita a stabilire con certezza quale sia la vera madre di questo bambino. Nella mia veste di giudice, sono obbligato a trovare una madre per lui. Dovrò fare una prova. Prendete un pezzo di gesso, e disegnate un cerchio tutt'intorno. Ora mettete il bambino nel centro. Parte lesa e accusata, mettetevi vicino al cerchio, tutt'e due. Prendete il bambino per mano, la vera madre avrà la forza di tirare il bambino fuori dal cerchio, verso di sé. Questo ho detto: tirate! (Gruscia non tira, vince la Moglie del Governatore)

GIUDICE: (R) Che ti succede, non hai tirato.

GRUSCIA: (A) Io l'ho cresciuto, non voglio fargli del male...

GIUDICE: (R) Avanti, non diciamo sciocchezze! Ripeteremo la prova ancora una volta, e facciamola finita. Tirate! (di nuovo)

GRUSCIA: (A) Io l'ho allevato, non posso fargli del male...

GIUDICE: (R) E in tal modo la corte ha chiarito qual è la vera madre. Tu, Gruscia, prendi il bambino, è tuo. E tu, prendi i tuoi vestiti e i gioielli, e vattene. La sentenza del cerchio di gesso è questa.

CANTORE: (A) E voi che avete udito la storia del cerchio di gesso, meditate l'opinione degli uomini antichi: ogni cosa deve appartenere a chi le si conviene, i bambini ai cuori materni, perché prosperino, i carri al buon guidatore perché siano ben guidati, la valle a chi la lavora, perché dia buoni frutti...

F I N E
12 gennaio 1994