Teatro Due Mondi - Casa del Teatro - Comune di Faenza
Progetto Interregionale di Residenze Artistiche realizzato con il contributo di MiBACT e Regione Emilia Romagna

UN TEATRO VICINO
programma pdf

sabato 16 dicembre 2017
Tratti nel cuore (dedicato a Guido e Giovanni)
ore 17 Incontro con Riccardo Duranti
editore e traduttore dell’opera omnia di Raymond Carver
ore 21 Teatro Patalò RUMORE UMANO
di e con Luca Serrani e Isadora Angelini

Studio scenico al termine della Residenza alla Casa del Teatro
Progetto Interregionale di Residenze Artistiche con il contributo di MiBACT e Regione Emilia Romagna

Uno studio sulla lingua, sulla traduzione di parole, sentimenti, ricordi in un altro linguaggio. Sulla lontananza a e sulle zone di confine. Un incontro con il pubblico al termine di tre anni di residenza, un omaggio alla Casa del Teatro che ha ospitato la nostra resistenza. Con il desiderio ostinato di mostrarsi nudi aldilà della finzione, e di farlo proprio grazie alla finzione, esplorando le possibilità delle arti performative.
Il titolo dello studio è una citazione da Raymond Carver. Che cosa resta del nostro essere umani? Che cosa ci contraddistingue come esseri umani? Posso sentire il battito del cuore di altri esseri umani?

La memoria
Vengo a sapere dai giornali e dalla televisione che un bambino turco di dieci anni è morto di freddo e di sfinimento mentre cercava di attraversare il confine svizzero insieme ai suoi genitori.
La mia prima reazione è quella di qualsiasi svizzero
Ma come può la gente avventurarsi in situazioni simili con dei bambini?
Un'irresponsabilità di questo genere è inammissibile!
Un vento freddo di fine novembre si insinua nella mia stanza ben riscaldata, e la voce della memoria si leva in me con stupefazione
Ma come hai già scordato tutto? Anche tu hai fatto la stessa cosa, esattamente la stessa cosa, e il bambino che avevi tu era ancora quasi un neonato.
Sì me ne ricordo, ho ventun anni e una figlia di diciotto mesi. Attraversiamo il confine tra l'Ungheria e l'Austria in una notte di fine Novembre.
(Agota Kristof)

Una donna sola attraversa undici stanze, gli undici capitoli in cui ha diviso la propria autobiografia. La lingua dell'attrice in scena sprofonda in un linguaggio essenziale ispirato all'opera di Agota Kristof, che non indugia nella descrizione dei sentimenti.
La scrittura scenica attraversa i paesaggi dell'infanzia, il racconto buffo e feroce dell'adolescenza in collegio, la fuga dall'Ungheria attraverso il confine con l'Austria, l'arrivo in una città Europea, il lavoro da operaia e la maternità, la litania dei nomi di tutti i compagni immigrati che 'non ce l'hanno fatta', il difficile apprendimento di una lingua straniera, la scrittura.
Proponiamo una ricerca accurata sulla parola e sul ritmo, e sulla precisione di pochi ed evocativi movimenti di scena in sottrazione. Il corpo dell'attrice porta il segno di un altro corpo, l'impronta di un altro corpo, ora assente, e sul ricordo di quella presenza, agisce. Accompagnando il pubblico in un viaggio intimo e universale a un tempo. Una storia del secolo scorso, ancora più che mai attuale.

Il Teatro Patalò è composto da attori professionisti che condividono una visione di pratica e di studio dell'arte dell'attore e della scena. Costituitosi nel 2006, ha realizzato spettacoli con diverse formazioni e regie, con particolare attenzione alla ricerca drammaturgica. L'attività di produzione e distribuzione della Compagnia si svolge con il contributo della Regione Emilia-Romagna.
Patalò è un'espressione colloquiale che può significare “stare con le zampe nell'acqua”, intendendo il teatro nelle parole di Kantor come il luogo che svela, come un segreto guado nel fiume, le orme del passaggio “dall'altra sponda” alla nostra vita. Mettiamo al centro della nostra ricerca l'arte dell'attore, intesa come competenza tecnica e come disposizione all'autorialità del proprio stare in scena, e alla generosità nei confronti del pubblico. Nei nostri lavori diamo voce a personaggi e figure marginali, che mettono in discussione il concetto di normalità, capaci di restituire la visione della realtà da prospettive periferiche.
Finalità poetica e politica: prendere la parola, assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, offrire il proprio corpo come strumento poetico di fragile argine alla mortalità dilagante. Al contempo dare la possibilità di prendere la parola a colleghi, artisti e pensatori, mettendosi a disposizione per creare reali occasioni di incontro. Dare parola alle fasce più inascoltate della società: bambini, adolescenti, giovani, rifugiati, attraverso il veicolo dell'arte. Prendere la parola non al disopra del pubblico, ma farlo per lui per dare voce alle sue inquietudini e al suo desiderio di bellezza.


Anche quest’anno riproponiamo una forma di relazione “attiva” con gli spettatori, per cui chiediamo di non pagare un biglietto, ma di contribuire in maniera volontaria dopo la visione dello spettacolo, come segnale di consenso e di vicinanza, un regalo, non un obbligo.
Visto che i posti sono LIMITATI consigliamo di prenotare allo 0546 62 29 99 o sul sito www.teatroduemondi.it o il giorno dello spettacolo al 331 1211765.
Per info e iscrizioni ai laboratori chiamare Alessandro al 349 67 53 326.