Teatro Due Mondi - Casa del Teatro - Comune di Faenza - Regione Emilia Romagna - MiBACT

PROGETTO RESIDENZE - LA STANZA DEGLI OSPITI
Intesa fra Governo, le Regioni e le Province Autonome prevista dall’art. 45 del D.M. 1.7.2014 e sancita il 18.12.2014.
Progetto Interregionale di Residenze Artistiche realizzato con il contributo di Mibact, Regione Emilia Romagna, Teatro Due Mondi.

Anno 2017 alla Casa del Teatro di Faenza
Il progetto vuole favorire la permanenza in Residenza di artisti e formazioni attraverso attività creative di ricerca, di studio, di qualificazione delle professionalità artistiche coinvolte, di allestimento e prove, nonché di confronto con il territorio, condivise fra titolare della residenza e ospite. Le attività condivise prevedono il tutoraggio dell’ospite attraverso consulenze artistico-culturali e/o assistenza tecnico-organizzativa.

Francesca Franzè
Residenza interregionale in collaborazione con Industria Scenica, Vimodrone, Lombardia


FAIL teatro

premessa
Il principio di sussistenza del nostro sistema economico è la continua crescita, una recessione è destabilizzante. La depressione e lo squilibrio di questo sistema genera inquietudine e smarrimento, che si traducono poi a diversi livelli.
Fail racconta la crisi economica e i suoi effetti da un'ottica precisa, quella di un imprenditore in battaglia, di un essere umano, un uomo, mio padre, che non vuole arrendersi all'evidenza del fallimento della sua azienda e scommette sulle sue capacità professionali e manageriali, oltre che sulle risorse della sua attività, cercando di contrastare e superare i severi limiti imposti da un contesto di recessione economica come quello degli anni 2008-2009.
Lo spettacolo ci introduce al tema partendo da dati oggettivi, un caso tra i casi che si inserisce in un quadro macro e generale dalle caratteristiche definite, per poi virare sul motivo umano: il punto focale si sposta sull'uomo privato. Crisi economica e crisi esistenziale, due facce della stessa medaglia che ci accompagnano nella parabola discendente di un imprenditore-uomo.
Ma Fail non parla solo di questo.


la storia
È nello scenario bresciano, specchio di una realtà nazionale di crisi e difficoltà, che si svolge la vicenda di un imprenditore di un’azienda contoterzista di lavorazione delle materie plastiche.
L’industriale in questione è mio padre e la sua ditta produce e lavora il plexiglass. Lo stato di fallimento dichiarato nel 2009 è conseguenza della contrazione del fatturato necessario a pagare gli investimenti fatti negli anni precedenti, per migliorare la qualità e la competitività dell’offerta allo scopo di fronteggiare un calo del giro di affari iniziato già nel 2006. Si susseguono una serie di tentativi atti a salvare la fabbrica, tutti andati a vuoto. Il mutato stato sociale e professionale genera un sentimento di vergogna che influenza l’identità e la capacità di vedere il futuro, avvolge tutti coloro che ruotano intorno, soci, collaboratori, dipendenti, famiglia e relazioni di valore.
La tesi principale, il racconto della crisi, non aderisce al punto di vista di chi subisce le decisioni ma a quello di chi deve prendere le decisioni. La lente di ingrandimento si posa sulla rilettura di tale esperienza attuata da mio padre, rilettura ancora in fase di evoluzione e sviluppo, che offre spunti riguardo alla responsabilità individuale, alla tendenza al rischio, alla sopravvalutazione delle proprie forze in una visione epica del sé in rapporto ad un’impresa che assume tratti eroici.
Su questa vicenda intima e personale si innesta uno sviluppo metateatrale delle relazioni tra gli attori in scena, per fornire nuove possibilità esperienziali ai personaggi e moltiplicarli, rispondendo alla necessità di far irrompere nella narrazione di una testimonianza una riflessione più ampia. Il concetto di fallimento viene esplorato come attitudine e propensione dell’individuo a mettere in atto un piano programmatico di azioni, che dimostrano tutta la loro valenza auto sabotante, in un continuo intersecarsi di proiezioni sul futuro e conseguenze delle scelte passate, valutazioni errate, slanci onesti e coraggiosi in un presente controverso. Prendono vita una pluralità di visioni che inseriscono il fallimento tra le possibilità intrinseche alla realizzazione personale, al successo o all’inefficacia dell’agire, per impedire che il racconto dei fatti diventi materiale di archivio ma anche per relativizzarlo, privandolo di un valore assoluto.

Francesca Franzè nasce a Brescia, intraprende la sua formazione teatrale indirizzando il suo interesse nell’ambito del linguaggio contemporaneo, studiando, con vari maestri, le diverse contaminazioni tra teatro, performance e canto. Tra questi Silvio Castiglioni, Claudia Contin, Renata Palminiello, Danio Manfredini, Abbondanza Bertoni, Mamadou Dioume, Claudio Misculin, Lello Cassinotti, Cristiana Morganti, Oscar De Summa, Giuliana Musso. Da subito affianca al lavoro di attrice quello di operatrice teatrale in contesti di fragilità sociale e disabilità fisica e psichica, conducendo percorsi di laboratorio teatrale e drammaturgia di comunità con utenti affetti dalla sindrome di down e anziani residenti in casa di riposo. Nel 2008 debutta come attrice professionista negli spettacoli per ragazzi prodotti dal Teatro Telaio di Brescia. Nell’anno 2011-2012 lavora all’interno del carcere di Bollate, partecipando al laboratorio teatrale condotto da Michelina Capato. Nel 2012 partecipa come attrice alle produzioni “Crucifige” dell’Accademia della Follia per la regia di Claudio Misculin e "Vesperanza" per la regia di Cyrille Doublet. Nel 2014 torna in scena con “Ulisse”, regia di Angelo Facchetti spettacolo prodotto dal Teatro Telaio con il Ctb Teatro Stabile di Brescia. Partecipa alla creazione di “Far East/western urbano a San Polino” - Progetto vincitore del bando Spot / Sostegno alla produzione bresciana off teatrale. Dà vita allo spettacolo teatrale “Ommioddio”che debutta nel novembre del 2015 all’interno di Wonderland Festival di Brescia e viene selezionato allaRassegna INTRANSITO 2015 e a STRABISMI FESTIVAL 2016.

Bolognese, nato il 3 giugno del 1986, Luca Serafini inizia il suo percorso teatrale nel 2006 frequentando il laboratorio teatrale Segni & Sensi diretto da Danilo De Summa, qui incontra Veronica Capozzoli con la quale, insieme a Stefano Girolami, nel 2008 fonda la Compagnia ReSpirale Teatro con cui collabora fino al 2013 in qualità di attore, drammaturgo e disegnatore luci e che si aggiudica la Segnalazione Speciale Premio Scenario 2011 con lo spettacolo L’Italia è il Paese che amo e il Premio Scintille Asti 2013 con lo spettacolo Again/By now. Contemporaneamente continua la sua formazione seguendo stages di Augusto Omolou, Alessio Nardin, Fibre Parallele, Mamadou Dioume e frequentando la scuola di Commedia dell’Arte Luis Jouvet diretta da Massimo Macchiavelli. Dal 2007 ad oggi ha partecipato inoltre in qualità di attore a numerosi spettacoli tra cui le produzioni per il Teatro Ragazzi Chi la fa l’aspetti e Seme Seme – storia di un volo a testa in giù, entrambi prodotti da Accademia Perduta Romagna Teatri e gli spettacoli Uno, Duo e Molti di Davide D’Antonio e prodotti dal Teatro Inverso di Brescia. Nel 2014 entra a far parte del progetto Ommioddio in qualità di drammaturgo e interprete.

Letizia Buoso, 1974. Laureata in Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1999, si forma progressivamente in laboratori di teatro, musica, cinema, e si diploma in regia del documentario agli Ateliers Varan di Parigi nel 2012. È autrice e formatrice. In teatro, collabora come dramaturg con compagnie di teatro per i ragazzi e gli adulti, come Casa degli Alfieri, delle Ali teatro, Opera, Industria Scenica. E scrive progetti personali, tra cui ‘invito al cielo’ per l’edizione del Teatro Litta di Connections, festival del National Theatre di Londra, 2011. Il lavoro di ascolto, osservazione e composizione la porta naturalmente al cinema del reale: realizza i primi corti tra l’Italia e la Francia (tra cui ‘senza titolo’, menzione migliore documentario a Musa: Digitale Femminile Plurale, 2012, e ‘corrispondenze’ per il film collettivo ‘Milano: Seize the Time’ coordinato da Sylvain George, prod. Milano Film Network, 2013) e sta sviluppando il suo primo lungo. Insegna scrittura, drammaturgia e cinema in contesti formali (università, Istituto Europeo del Design di Milano, teatri, festival, scuole, agenzie ed enti territoriali) e informali: lavora sia in percorsi di formazione artistica e delle discipline della comunicazione, sia in progetti dove l’arte si affianca alle discipline psico-sociali perché si integrino e sviluppino reciprocamente.


sabato 22 aprile 2017 ore 21
Francesca Franzè FAIL Primo studio - esito della Residenza alla Casa del Teatro
Progetto Interregionale di Residenze Artistiche realizzato con il contributo di MiBACT e Regione Emilia Romagna

Fail racconta la crisi economica e i suoi effetti da un’ottica precisa, quella di un imprenditore in battaglia, di un essere umano, un padre che non vuole arrendersi all’evidenza del fallimento della sua azienda. Scommette invece sulle sue capacità professionali e manageriali, cercando di contrastare e superare i severi limiti imposti da un contesto di recessione economica come quello degli anni 2008-2009.


Anche quest’anno riproponiamo una forma di relazione “attiva” con gli spettatori, per cui chiediamo di non pagare un biglietto, ma di contribuire in maniera volontaria “dopo” la visione dello spettacolo, come segnale di consenso e di vicinanza, un regalo, non un obbligo.
Visto che i posti sono LIMITATI consigliamo di prenotare al num. 0546/622999 dal lunedì al venerdì (9.00-13.00/ 14.00-18.00) o al num. 0546/091001 SOLO il giorno dello spettacolo.
La biglietteria apre un’ora prima dell’orario di inizio dell’evento.
Si ringrazia: Tecnoelettronica Faenza, BCC Credito Cooperativo ravennate e imolese, Azienda Agricola Bosi Gherardo
Per informazioni e prenotazioni: La Casa del Teatro si trova in via Oberdan 7/A a Faenza. Per informazioni: TEATRO DUE MONDI via Oberdan 9/A Faenza 0546-622999
info@teatroduemondi.it | www.teatroduemondi.it