domenica 16 maggio, ore 21

Drama Teatri
Esseri immaginari
liberamente ispirato a Il libro degli esseri immaginari di Jorge Luis Borges

di e con Teri Jeanette Weikel, Stefano Vercelli, Deborah Walker
disegno luci Paolo Betta
costumi Roberta Vecchi, Stefano Vercelli

Le metafore, le suggestioni e le simbologie contenute nei racconti: A Bao A Qu e Animali Sferici del testo di Borges, hanno unito, in un percorso comune di lavoro, codici diversi tra di loro come la danza e il teatro sostenuti e stimolati dalla musica suonata in scena.

Una ricerca di coincidenze, in quell'intimo processo del divenire, tra il percorso di lavoro e il testo.

Il mondo è un essere vivente con peli, denti e ossa...
...sono grandi animali tranquilli, a sangue caldo...
...il loro moto è spontaneo e volontario...
...il suo lamento è un suono appena percettibile...
...c'è chi dice che guarda con tutto il corpo...

SUL LAVORO

Il libro degli esseri immaginari è un testo di narrativa fantastica e parte da un’idea che a Borges venne nel 1952, durante il suo innamoramento per Margarita Guerrero

(la Margot di Altre inquisizioni ). Può sembrare un progetto stravagante, ma era una sorta di omaggio che Borges voleva fare a una donna eccentrica, anche se il rapporto con la donna si interruppe prima della fine del lavoro.

Il mio rapporto con Teri Weikel, che non si è ancora interrotto, non è nato per innamoramento, anche se amo la danza, ma per una sorta di predestinazione: io e la Teri ci conoscevamo e stimavamo a distanza da molto tempo finché le circostanze hanno voluto che un pomeriggio di luglio, Teri mi invitasse insieme ad un sassofonista, a vedere dei materiali di danza ispirati ai racconti A Bao A Qu e Animali Sferici del testo di Borges: Esseri Immaginari che lei aveva già presentato pubblicamente e in diverse versioni l’anno prima.

Dopo la prova ho espresso le mie opinioni tra le quali quella che il sax non era per me lo strumento giusto, e senza accorgercene ci siamo ritrovati in sala dove, come due bambini, ci eccitavamo a tutte le scoperte e le idee nuove che ci venivano mentre il lavoro cresceva.

L’idea di fondere danza, teatro e musica in realtà non è nuova ma personalmente non avevo ancora avuto modo di sperimentarla. In particolare durante il mio inserimento nella partitura già abbastanza strutturata della Teri come colui che nel racconto, risveglia dal letargo l’Abao Aqu salendo la scala della torre della Vittoria, avveniva spesso che mi trovassi completamente spiazzato e sorpreso dalle reazioni della Teri/Abao Aqu: capivo che le “risposte” di un attore sono molto diverse da quelle di un danzatore ma sul momento non sapevo come reagire. Il lavoro è stato proprio quello di non “alterare” o snaturare queste risposte ne di cambiare le mie di attore.

Con Debora, la musicista, amica della Teri e che io non conoscevo, c’è stato subito il problema di farmi comprendere, il mio modo di parlare di musica era quello di un profano; usavo terminologie e concetti completamente sbagliate, infatti con fatica Debora riusciva a seguirmi ma alla fine siamo riusciti a superare questi limiti.

La musica non va considerata come colonna sonora riempitiva o un sottofondo di sostegno all’azione ma deve essere parte attiva nel processo psicofisico dell’attore e della danzatrice e la musicista stessa nella sua presenza ed emotività deve reagire e influenzare la sua performance lasciandosi attraversare dalle emozioni e trasmetterle nella melodia.

Stefano Vercelli


Lavorare insieme ai musicisti è sempre stato qualcosa di molto naturale, quasi simbiotico, a volte canonico e sempre molto creativo. Lavorare insieme ad un regista/attore teatrale formatosi con i maestri Eugenio Barba e Jerzy Grotowski e che ha attraversato il teatro di ricerca degli anni '70 e '80 è qualcos'altro.

Forse una delle cose più sorprendenti per me è stato il totale rispetto che abbiamo

saputo conservare ciascuno del proprio linguaggio creativo e al contempo relazionarsi in un incontro tutto da inventare e formalizzare.

Con un attore o regista di teatro più o meno tradizionale non sarebbe stato possibile

soddisfare questo desiderio artistico.

Ma forse quello che ci unisce è la similitudine della formazione artistica, anche se danza e teatro rispondono a canoni e percorsi fisici molto diversi fra di loro tranne ciò che riguarda l’attività dell'ascolto e dell’intendere l’espressione.

Penso e sento che noi abbiamo saputo giocare sapendo che ogni azione si intrecciava con l'azione dell'altro quindi mutando il suo significato, o meglio ancora stratificandolo con altri messaggi che, forse, sarebbe stato impossibile produrre da soli.

Teri Weikel