VEDRAI, VEDRAI uno spettacolo dedicato alle donne

Vedrai, vedrai è uno spettacolo che il Teatro Due Mondi ha voluto dedicare a tutte le donne.
Sul palco tre attrici: diversi volti e diversi corpi, ma una unica storia, che propone molteplici sfumature del racconto. Fatto di episodi che hanno segnato e segnano le vite delle donne; e di una violenza che è a volte fisica e a volte generata da un pensiero che esclude. Ma fatto anche di voglia di libertà, di sorellanza, di sogni, di condivisione, di coraggio estremo, di volontà.
Dopo Lavoravo all'Omsa, in cui si denunciava la chiusura della fabbrica faentina a causa di una ingiustificata delocalizzazione, il Teatro Due Mondi torna in scena con un nuovo spettacolo che, senza mai rinunciare ad una precisa idea di estetica teatrale, è segnato dal forte contenuto etico e dalla forte carica poetica in grado di emozionare e far indignare lo spettatore.
Il punto di partenza: una legge, quella della Regione Emilia Romagna, contro la discriminazione femminile. Una legge che è importante, che è la manifestazione di un desiderio, l'espressione di una volontà di lotta. Di più: di combattimento.
Ma una legge da sola non basta mai. Né quando vieta, né quando propone.

Vedrai, Vedrai guarda la stessa cosa da un altro punto di vista.
Si permette di sottolineare, di raccogliere e alzare, di dileggiare o di urlare.
Si permette di colpire il corpo dello spettatore fino al punto da lasciare un segno, un rossore.
Va a cercare punti sensibili, va a cercare di stimolarli.
Per questo lo spettacolo può dirsi a supporto dell'idea, della stessa idea che ha generato la proposta e poi il testo della legge. Questo vogliamo essere, dei fiancheggiatori, coscienti del fatto che tanto lavoro occorrerà ancora, da tutte le parti in causa, per pensare di affrontare e risolvere un problema così enorme.
Come può finire uno spettacolo così? Non finendo.
Continuando nel racconto e nella vita quotidiana degli spettatori.
Questo spettacolo, così come la questione della discriminazione e della violenza sulle donne, non ha una fine visibile, ma ha l'ambizione di continuare dentro ciascuno di noi con la sua idea di cambiamento.

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col sostegno di Fnp Cisl Romagna

Di: Gigi Bertoni
Con:
Tanja Horstmann, Angela Pezzi, Maria Regosa
Regia: Alberto Grilli
Costumi: Maria Donata Papadia, Angela Pezzi, Loretta Ingannato
Luci: Marcello D'Agostino
Direzione musicale: Antonella Talamonti
Foto: Stefano Tedioli
Video: Andrea Pedna
Grafica: Marilena Benini

SPAZIO:
Lo spettacolo è rappresentabile al chiuso in un teatro all'italiana
E' richiesta la camera nera con quinte all'italiana.
La sala deve essere completamente oscurata.

Spazio scenico (dimensioni minime):
boccascena m. 8 profondità minima m. 7 altezza minima m. 4
Il pubblico è frontale e in gradinata se lo spettacolo è a terra.

CAMERINI:
Una stanza provvista di luce elettrica, presa di corrente e servizi igienici, sul luogo dello spettacolo o immediate vicinanze, disponibile da inizio montaggio a fine montaggio.

ENERGIA ELETTRICA:
Una presa CEE o punto di collegamento 380 V/220 V 3P + N + T potenza minima 15 KW lontana non più di m. 20 dal centro dello spazio scenico.

MATERIALE RICHIESTO:
Scala puntamento fari

PERSONALE:
1 elettricista, disponibile per l'allacciamento elettrico in tempo utile.
1 responsabile, abilitato a prendere decisioni, presente durante la preparazione e durante lo spettacolo.

TEMPO DI MONTAGGIO:
montaggio : 4 ore
smontaggio : 2 ore
Per le fasi di montaggio e smontaggio la compagnia richiede i locali puliti e riscaldati

 

 

Vedrai, Vedrai” non finisce qui. Ma il messaggio è stato lanciato

Al Mignon in scena uno spaccato del mondo delle donne. Flash di vita quotidiana per riflettere sulla strada ancora da fare per la parità

Quante vie sono intitolate a uomini in Italia? Il 96%.
A Milano 3535 sono dedicate a uomini che hanno lasciato un segno nella storia e solo 135 a donne. A Tirano – per indicare un riferimento locale_ sono 65 le vie intitolate a maschi e solo 4 a femmine, di cui 2 sante. Anche la toponomastica non conosce la parità dei generi. Come è lunga la strada per farla valere nel mondo del lavoro, in famiglia, nei rapporti affettivi.

Tante situazioni diverse
Lo spettacolo “Vedrai, vedrai”, andato in scena martedì sera al Cineteatro Mignon di Tirano per iniziativa del programma “Universi Femminili” promosso dal Comune in collaborazione questa volta con Incontri di civiltà, offre uno spaccato intelligente ed efficace del mondo delle donne di oggi con le voci di Tanja Horstmann, Angela Pezzi e maria Regosa, affiatate sul palco e brillanti di fisicità. Alcune situazioni vengono offerte al pubblico per quadri. C'è la donna abbandonata che ritrova la forza di combattere: “la delusione si supera – dice – l'ingiustizia si contesta, la violenza si denuncia, il potere si conquista”. C'è la donna al confessionale che confessa – paradossalmente- di non essere una cuoca provetta, di non sapere stirare bene e togliere il calcare. Come se queste fossero colpe (!). E poi ci sono le donne brindisine, a volte molestate e maltrattate ce, dall'alba al tramonto, lavorano nei campi a raccogliere pomodori.
Il regista Alberto Grilli decide di rappresentare la scena al suon di “rap dei pomodori”, per alleggerire il contenuto del messaggio. E ancora le donne al colloquio di lavoro dove vieni presa se non vuoi fare figli o se non ne hai, con mille raccomandazioni a non indossare vestiti succinti e un rossetto troppo rosso. Altrimenti posto per te non c'è. E se poi un figlio lo fai, da vicedirettore del marketing vieni spostata, al rientro dalla maternità, a vicedirettore del packaging.
Simpatiche le scenette sull'abbecedario in cui le attrici raccontano i misteri (o non misteri) dietro alle parole, come mutanda, tacchi, botte.
Una nota di merito alla scelta registica dell'oggetto di scena, una catasta di cassette nere di plastica che diventano tutto nello spettacolo: la montagna di rifiuti dove anche la donna( nuda) viene buttata, la grata di un confessionale, le casse dove riporre i pomodori, un letto, il reparto di una azienda, i mobili di un ufficio.
Uno spettacolo che fa riflette­re sia le donne relativamente alla loro consapevolezza e forza, sia gli uomini sul tema della parità di genere. “Una vita difficile - dicono le tre donne – perché dobbiamo soffrire tanto? Non c'è un'altra via per noi?”
E' con questo interrogativo che si chiude, o meglio si interrompe, lo spettacolo. Un finale non finaJe (con una casalinga che stira la camicia del marito) che lascia aperto un percorso ancora tutto da costruire.
Clara Castoldi


 

• 25-26 novembre VEDRAI, VEDRAI, FAENZA, Casa del Teatro ore 21
• 27 novembre VEDRAI, VEDRAI, MODENA (I), Teatro Drama ore 18
• 16 marzo VEDRAI, VEDRAI, RIMINI (I), Teatro degli Atti, ore 21.00
• 21 marzo VEDRAI, VEDRAI, TIRANO (I)