AL-MASRAH PROJECT

Il progetto al-MASRAH, sostenuto da OXFAM ITALIA, vuole promuovere il patrimonio culturale palestinese sia a livello locale coinvolgendo diverse comunità, che internazionale tramite lo scambio con artisti di altri paesi del Mediterraneo.

Durante il mese di maggio in Palestina, il Teatro Due Mondi ha proseguito la seconda tappa del progetto al-MASRAH (teatro) insieme ad Al-Harah Theatre (alharah.org) promotore del Progetto Europeo di “scambio interculturale fra attori contemporanei per consolidare e rafforzare il patrimonio artistico locale”. Dopo il primo laboratorio teatrale condotto dal Teatro Due Mondi e che ha coinvolto 25 giovani palestinesi ora i 4 giovani attori selezionatihanno lavorato alla messa in scena di uno spettacolo con il coordinamento artistico e la regia di Alberto Grilli.
Lo spettacolo debutterà a settembre 2012 e verrà presentato in 10 diverse località, città e campi profughi, dei Territori Palestinesi Occupati. Il soggetto scelto per lo spettacolo prende spunto da una favola dei Fratelli Grimm per sviluppare il tema della paura, quella indotta dal contesto di vita quotidiana che i giovani Palestinesi vivono nei Territori Occupati e quella interiore che ogni individuo fatica a sconfiggere.
Attraverso il laboratorio teatrale, gli incontri preparatori agli spettacoli (laboratori interattivi) e l’incontro finale con il pubblico, il progetto crea nuove attività e opportunità culturali nei Territori Palestinesi Occupati per contrastare il clima di isolamento in cui gli abitanti, e in particolare i giovani, sono costretti a vivere. La pressione del conflitto insieme al rafforzamento del fondamentalismo hanno progressivamente ridotto lo spazio per l'espressione culturale e per il dialogo interculturale, ma anche la mobilità delle persone e degli stessi artisti nei Territori Occupati.

 

WIT

Many fairy tales talk about the idea of the journey that the hero of the story takes through a default passage to discover a certain virtue at the end of it.

Our journey searching for fear was with the Grimm brothers and their fairy tale of “the young man who went to learn about fear,". 

We conducted workshops with groups of Palestinian youth from different districts, researching the forms and sources of fear they face in their lives.   The theater team then using the results of these workshops started the improvisation and devising period to create the different stages of this journey.

Atta is a young man who spends his time in his room reading, believing this is the only way for learning.  Atta has never been exposed to any situation that he experienced fear or the meaning of the word.   As a result he decides to take a journey looking for fear.  Through this journey he faces several situations and experiences through which he discovers what is fear.

To know fear means to overcome it in one way or the other. 

WIT

Co-directed by: Raeda Ghazaleh\ Palestine Alberto Grilli\ Italy

Assistant director: Riham Isaac

Text: Team of the play

Dramaturg: Wael Qaddour


Actors: Nicola Zrieneh, Atta Nasse,r Christin Hodali, Mirna Sakhleh

Set Design and Technician: Issam Rishmawi

Costumes: Nadine Qumsieh Khair

Production Management: Marina Barham, George Matar

Project Coordinator: Stefano Grandi\ Italy

In Cooperation with: Oxfam Italy

Co-produced by: Al-Harah Theater\ Palestine & Teatro Due Mondi\ Italy

Funded by: The European Union

“The European Union is not responsible about the content of the play”

 

Oxfam Italia


Oxfam è una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, composta da 17 organizzazioni di Paesi diversi che collaborano con 3.000 partner locali in oltre 90 paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia. Oxfam Italia, che ha aderito nel 2010 alla confederazione internazionale Oxfam, nasce dall’esperienza di Ucodep, organizzazione non governativa italiana da oltre 30 anni impegnata con passione e professionalità per migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone povere nel mondo e dare loro il potere e l’energia di costruirsi un proprio futuro, di controllare e orientare la propria vita, di esercitare i propri diritti.
Crediamo infatti che la più grande risorsa del nostro pianeta sia l’energia umana. Ed è questa energia che cerchiamo, liberiamo e sosteniamo. Per trasformarla in cibo, salute, acqua, istruzione, diritti concreti e dignità della persona.
Lavoriamo direttamente in 20 paesi del mondo per contribuire a garantire mezzi di vita sostenibili, il diritto all’acqua, la salute e l’istruzione, il rispetto dei diritti umani nelle crisi umanitarie, il diritto alla partecipazione, all’ascolto e la solidarietà.

http://www.oxfamitalia.org

 

AL HARAH THEATER

VISION

AL-HARAH Theatre is committed to principles of plurality and multiculturalism. Through producing and promoting theater arts in Palestine, we are partaking in building and maintaining a civil society that emphasizes human rights, democracy and freedom of expression as key components for a dynamic society.

MISSION

AL-HARAH aims to bring compelling stories , in one of the most uncensored spaces, to audiences throughout Palestine, the Arab World and beyond, through producing and distributing theater performances on high artistic levels, and our educational training programs which create new theatre practitioners who believe that theatre has a strong potential to implement positive change.

GOALS AND OBJECTIVES

To develop the Palestinian and Arab theatre movement by:
Orgainising and conducting theater workshops and training programmes.
Developing playwriting and script writing in Palestine.
Encouraging and facilitating the incorporation of theatre education into Palestinian curricula.
Participating in creating networks with other perfroming arts and culture groups in Palestine, the Middle East and internationally.
To reach audiences on local, regional, and global levels, by producing performances for all age groups and social backgrounds.
TARGET BENEFICIARIES

Direct target: Children ages 5-15 Years old, young people ages 15-30 and adults ages 30 & over in all areas of the West Bank
Indirect Audiences from age 4 & over in the Wes Bank, the Arab world, and in Europe.

http://www.alharah.org

 

10 ottobre

Oggi siamo già in Palestina. Today we are already in Palestine.

Alberto è arrivato a Beit Jala. Con lui ci sono Gigi e Stefano per seguire l'ultima tappa del progetto finanziato dall'Unione Europea “al-MASHRAH” (teatro) ideato dal gruppo palestinese Al-Harah Theater con Oxfam Italia e a noi come suoi partner.
Insieme a 4 giovani attori selezionati da un laboratorio, Alberto ha preparato lo spettacolo "WIT" che si presenta fra due giorni al Teatro Municipale di Gerico e che poi girerà in altre dieci località dei Territori Palestinesi Occupati.

Alberto arrived in Beit Jala with Gigi and Stefano to follow the last step of the European project "al-MASHRA" (theater) created by the Palestinian group Harah Theatre with Oxfam Italy and us as partners.
Together with four young actors selected from a theatre workshop, Alberto has prepared the theatre performance "WIT" that will be soon presented at the Municipal Theatre of Jericho and then will tour in ten other locations in the Occupied Territories.

   

11 ottobre

c'è sempre un muro in Palestina

Cominciamo un breve diario delle nostre giornate di lavoro in Palestina.Ogni volta che abbiamo assistito alle trionfalistiche celebrazioni sulla caduta del muro di Berlino ci è venuto in mente.Ma ora l'abbiamo visto, abbiamo toccato, abbiamo visto il tessuto della città squarciato da questi innocui segmenti di cemento prefabbricato, messi come tessere del domino una dopo l'altra, affiancate, per chilometri e chilometri, ognuna con la sua corona di filo spinato. Del colore dell'ignavia. Graffiato solo da qualche murales, un guerriero che sventola la bandiera nera, verde, bianca e rossa, dalla parte palestinese.Questo abbiamo visto. E abbiamo pensato a quel mondo che gioisce per la caduta di un muro mentre ne costruisce altri. E abbiamo pensato alle mani che, un giorno, si aggrapperanno a questo muro e lo tireranno giù.

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12 ottobre

Beit Jala, il giorno prima del debutto

Oggi tutto il giorno in sala, domani c'è il debutto. Ancora qualcosa da limare, come sempre, dappertutto.Il progetto internazionale è di Oxfam Italia, una Ong attiva in molti paesi del mondo e anche qui, in Palestina. Il gruppo partner è Al-Harah Theater, che ha alle spalle numerosi spettacoli e parecchi anni di attività.Al-Harah Theater scrive: “Noi crediamo che il teatro possa cambiare la vita di chi lo fa e di chi lo guarda”. E vuole lo sviluppo di un teatro arabo e palestinese, e cerca il suo pubblico anche tra chi il teatro non l'ha mai incontrato – e francamente ha ben poche possibilità di scelta -, nei territori, nei campi profughi, oltre che nelle città e nei villaggi. Ecco perché è un buon compagno di strada.La sala prove è stata ricavata all'interno di un edificio costruito di recente, anzi, quasi finito, che diventerà sede del Centro Giovanile di Beit Jala, città alle porte di Betlemme. Siamo attorniati da foto e quadri che riproducono le città sulle rive del Lago di Garda (Italy). L'edificio è stato infatti dalla Provincia di Trento.Qui oggi abbiamo condiviso il pranzo, chi con il riso/rice, chi con gli spaghetti/noodle, conditi entrambi con una gran quantità di peperoni, carne, e un'elenco infinito di irriconoscibili (per noi) ingredienti e spezie. Le prove sono iniziate troppo presto, ma francamente i ragazzi hanno dimostrato di avere fisico.Alberto è stato qui per tre settimane in maggio, a Betlemme e Gerusalemme, ed è stato in quel periodo che lo spettacolo ha preso forma. Poi Al-Harah Theater ha continuato il lavoro, e ora siamo ai momenti finali, quelli che precedono l'incontro col pubblico.E sarà da questo incontro che nascerà lo spettacolo, perché è così che si ha il teatro, dall'incontro tra la proposta dedgli attori e la reazione degli spettatori.Il titolo è “Wit”, liberamente tratto dalla favola dei fratelli Grimm “Storia di uno che andava in cerca della paura”. E' firmato a quattro mani da Alberto Grilli e Raeda Ghazaleh, con Nicola Zreineh, Atta Nasser, Christin Hodali, Mirna Sakhleh. Signore e signori, siete pregati di prendere posto e spegnere i cellulari. Si comincia.

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13 ottobre

13 ottobre - Battir, Palestina

Oggi è il gran giorno. Si va a Battir, un paese a una quindicina di minuti d'auto da Betlemme. L'appuntamento è alla sala per il carico. Le scene sono di poco ingombro, ma il gruppo non ha un furgone. Siamo curiosi.. Ed ecco arrivare qualche taxi e poi un furgone-taxi, sei-sette posti, un baule capiente e un bel portapacchi. Ecco dove verrà caricata la parte di scenografia che non si può ridurre o smontare.. in pratica, cinque reti da letto.. Come vuole la migliore tradizione del teatro all'aperto, montare e smontare dev'essere un'operazione rapida. Lo spettacolo sarà alle quattro del pomeriggio, non c'è bisogno di fari. Oltre alle reti e a un buon guardaroba, che permetterà di mostrare tutti i personaggi previsti dalla storia, c'è solo un essenziale impianto voci per le musiche. Come arriviamo, il centro ci colpisce per la sua posizione su una collina affacciata sulla valle, per il giardino curatissimo, le piante ancora fiorite; nel perimetro sono poi compresi un sacco di giochi per bambini (altalene, scivoli..), una bella fontana di pietra, e un bell'anfiteatro con cinque file di gradoni da un lato e un palco sul fronte opposto – che non useremo, troppo lontano dal pubblico, più adatto a un gruppo musicale. Ci mettiamo davanti ai gradoni, stretti alla gente – che aspettiamo.. Non sappiamo quanti ragazzi ci saranno, non lo sanno gli amici di Al-Harah. Siamo in una zona desertica, per il teatro.. Per cui, dopo le prove, il pranzo, ancora una prova un po' riparati tra gli alberi intorno - perché il sole qui picchia ancora.. - inizia l'attesa del pubblico. Ecco i primi gruppi, bambini, adolescenti. Qualche genitore. Oggi, sabato, per la popolazione araba è il primo giorno della settimana dopo il venerdì festivo, i ragazzi sono a scuola. Con un po' di ritardo sull'orario, col sole che accenna i primi passi verso il tramonto, i gradoni si riempiono, prima a spicchi, poi gradualmente in tutti i settori. Gli attori sono a loro agio, davanti a questa platea di differenti età prendono per mano il pubblico e lo accompagnano dentro la storia e verso il finale, fortemente voluto da Al-Harah come un messaggio di speranza per il futuro della Palestina. E' andata. E' andata bene. Forse il pubblico è differente dappertutto, o forse è dappertutto uguale.

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14 ottobre

Gerusalemme

Il luogo dove coesistono i tre grandi ceppi religiosi, islamismo, ebraismo, cristianesimo. In qualche modo coesistono, con la loro storia di guerre, di sacrifici, di martirii. Qui tutti avanzano pretese di proprietà. In una stessa chiesa cristiana i muri sono divisi tra ortodossi, armeni e cattolici. Culture diverse, segni di differenze, in un unico ambiente. La città vecchia è un borgo di case e chiese. E' divisa in quattro quartieri, armeno, cristiano, ebraico, musulmano. Chiese, sinagoghe e moschee fianco a fianco, qualche volta costruite una sull'altra. Graffi della storia. Riconosci in quale zona ti trovi dalle persone che in prevalenza le camminano in direzione contraria alla tua. Ma basta attraversare una strada. Fuori dalla città vecchia la strada divide l'est dall'ovest. Anche fuori i quartieri hanno nome e storia diversi. I bus bianchi e i bus verdi. Bianchi per gli uni, verdi per gli altri. Il commercio segue un diverso calendario, e il venerdì è festa per alcuni, per altri il sabato. Il luogo dei luoghi sovrapposti. E i presidi armati dei soldati di Israele, le pattuglie, i controlli nella paura della resistenza palestinese. Un presidio del territorio che è molto di più di una ricerca di tranquillità. Gerusalemme, a cui gli archeologi danno 5000 anni di vita, crocevia della storia del mondo. Per chi crede, da qui sono ascesi al cielo Gesù e Maometto. Queste pietre conservano le storie che affascinano le orecchie degli uomini da almeno duemila anni. Ma sarà la Babele delle lingue che si rincorrono, e stridono, e si scrivono sui muri come identità; gli idiomi che si tagliano a vicenda come coltelli di guerra, si mischiano come l'olio e l'acqua, si disperdono senza parlarsi. Saranno quelle croci così diverse tra loro, e quelle stelle a cinque o a sei punte. Saranno i canti differenti che si alzano dai luoghi sacri. Sarà.. sarà.. Gerusalemme, cuore del mondo e insieme così distante dalla Pace.

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15 ottobre

15 ottobre, Al-Ubiedyeh, Palestina

Oggi spettacolo per piccoli spettatori. Siamo a Al-Ubiedyeh, un puntino sulla carta geografica, un sobborgo di Betlemme. Un puntino tra i tanti disseminati nei territori. Il paese si allarga nella valle, e i numerosi raggruppamenti di case sono collegati dalla strada principale come un filo che raccoglie le perle di una collana. Oggi spettacolo in un'aula, al riparo dal sole, per piccoli spettatori. Entrano correndo poi si bloccano appena vedono le sedie in file ordinate di fronte alla scena. E' il primo spettacolo che vedono, fuori dallo schermo della televisione. Arrivano anche ragazzi più grandi, e ragazze. Ma sono una minoranza rispetto ai bimbi. Ogni replica è diversa, quante volte è stato detto e scritto, ma quant'è vero. Come reagiranno, così piccoli, allo spettacolo? E quando partono gli applausi, timidi, convinti, disordinati, allora ci guardiamo: è andata bene. Silenzio, attenzione, occhi che hanno seguito passo passo i movimenti e le parole degli attori. E' andata bene. Ora che anche la seconda replica è terminata, noi ripartiamo. Domattina presto, molto presto andremo a prendere il volo per Istanbul e poi Bologna. Al-Harah Theater porterà avanti la tournée anche per noi. Tra i tanti fiori che sbocceranno, qui in terra di Palestina, speriamo di aver contribuito a farne crescere almeno uno.

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21 ottobre

21 ottobre Hebron, Palestina

La terza tappa della tournèe palestinese di “Wit” ci porta oggi a Hebron, città che è in qualche modo paradigma della divisione e della tensione che oppone il popolo ebraico a quello palestinese. In piena West Bank, Hebron è la città in cui ha sede la tomba di Abramo, considerato dalle tre religioni monoteiste il primo patriarca dell’ebraismo, dell’islam e del cristianesimo. Come spesso accade in Cisgiordania, fare riferimento ai propri antenati si traduce nel rivendicare il possesso della terra: questo ha creato a Hebron una situazione di grave divisione che si è acuita negli anni, a causa dell’insediamento in città di una comunità costituita da poche centinaia di coloni (protetti dall’esercito israeliano). Ciò ha alterato gli equilibri esistenti e basta fare un giro per la città vecchia per respiare il clima di grande tensione che davvero (mai termine fu più appropriato) si taglia con il coltello. Peccato, perchè il quartiere storico e la tomba di Abramo sono luoghi bellissimi. Oggi però non eravamo lì per quello ma per un evento decisamente più piacevole. Nonostante la levataccia (Hebron dista un’oretta da Gerusaemme e lo spettacolo era fissato per le 12.30), siamo arrivati a Hebron in orario, diretti al centro per l’infanzia che avrebbe dovuto ospitare lo spettacolo.... purtroppo in Palestina il condizionale spesso è d’obbligo e oggi non abbiamo fatto eccezione: arrivati là, la direttrice ci accoglie desolata dicendoci che la preside della scuola femminile che avrebbe dovuto mandare 120 ragazze nella bellissima sala messa a disposizione del centro, si è dimenticata di chiedere alle famiglie delle alunne il permesso di farle andare a teatro (ieri in Palestina c’erano le elezioni municipali...pare che la preside fosse molto presa a gestire il seggio presente nella sua scuola). Morale: niente richiesta ai genitori, niente permesso di trasferimento delle studentesse, niente spettatori... Il bello dei palestinesi è che non si perdono mai d’animo: risatina della compagnia, brevissimo consulto tra attori, regista e tecnico e in quattro e quattr’otto si decide di andare a fare lo spettacolo nella scuola incriminata (d’altronde, se la montagna non va a Maometto....). Così eccoci nella scuola femminile di Hebron, impegnati a valutare uno spazio alternativo che purtroppo non ha davvero nulla a che vedere con quello originario: all’aperto, piccolo, angusto, decisamente brutto e sporco (ma per fortuna una volenterosa insierviente lo ha lavato per bene). Onore agli attori che si sono adattati in fretta e senza battere ciglio ad una nuova ed imprevista situazione e, sia detto, merito anche di questo spettacolo, pensato per essere flessibile e rappresentabile in luoghi e situazioni differenti. Con un altro (per me, che sono per la quinta volta in Palestina) colpo di scena, si inizia con 4 minuti di anticipo! Il luogo è gremito da oltre cento ragazze (sedute per terra), di età media sui 14 anni, alle quali durante lo spettacolo si aggiungono almeno un’altra cinquantina tra bambine e insegnanti che sentendo le musiche e le risate delle spettatrici sono uscite in cortile per unirsi al pubblico. La situazione è davvero molto bella: per la prima volta il pubblico è al 99% femminile e per la prima volta ci sono reazioni mai viste alle altre repliche: di spavento durante i colpi di scena quando Atta (il giovane che viaggia in cerca della paura) si butta dall’alto della struttura scenica. Di coinvolgimento e risatine sulle scene d’amore tra Atta e Leila; applausi a scena aperta e urla di incitamento quando la donna-poliziotto Mirna prende a calci l’altro attore poliziotto Nicola e grande disapputno quando a sua volta Mirna è presa per i capelli e trascinata fuori scena da Nicola (solidarietà femminile mi viene da pensare....) e, infine, autentica partecipazione sulla scena finale nella quale i 4 attori inscenano una ribellione nello stile che usano i giovani palestinesi, sventolando cioè le loro kefiah. E’ andata bene, molto bene direi, nonostante gli inconvenienti. Al termine le ragazze non se ne volevano più andare: hanno circondato gli attori chiedendo loro contatto Facebook, numeri di telefono e domande varie, di teatro e non. E nessuno ha pensato, nemmeno per un attimo, alla città in cui ci trovavamo e al conflitto al quale le ragazze di oggi hanno fatto da spettatrici per tutta la loro vita.

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22 ottobre

22 ottobre, Bal’a, Palestina

(Alberto e Gigi sono tornati, Stefano è rimasto in Palestina a seguire le repliche dello spettacolo e continua a scrivere il diario).

Come scrivevo ieri, il condizionale in Palestina è d’obbligo e anche oggi non ci sono sconti alle situazioni inaspettate. L’antefatto: oggi si sarebbe dovuto fare una doppia, in mattinata a Qalqilya e nel pomeriggio a Bal’a (villaggio nel governatorato di Tulkarem), entrambe nel nord della Cisgiordania e ad un paio d’ore da Beit Jala, dove ha sede Al-Harah Theater. Già ieri, di rientro da Hebron, abbiamo saputo che causa sciopero degli insegnanti (anche qui!) le scuole a Qalqilya sarebbero state chiuse quindi il primo dei due spettacoli sarebbe saltato. Per fortuna nel giro di poco tempo è arrivata la conferma del recupero della data domenica prossima, ancora ad Hebron, stavolta per un pubblico di soli giovani ragazzi. Rimane Bal’a....incontro la compagnia questa mattina alle 11.30 al ceck-point di Isma (che è sulla strada tra Beit Jala e il nord) e subito mi dicono che ci sono problemi: infatti, dopo le elezioni municipali di sabato, ieri a Bal’a ci sono stati scontri tra opposte fazioni palestinesi e c’è stato un morto. Oggi ci sono i funerali della persona uccisa e, mi dicono, la cittadina sta ribollendo: impossibile andare a fare lì lo spettacolo. Frenetiche telefonate tra gli attori e la sede del teatro a Beit Jala (davvero encomiabile l’impegno della compagnia) e si decide di spostare il tutto ad Attil, villaggio vicino al precedente. Dopo 10 minuti arriva la telefonata che la sala dove si dovrebbe fare lo spettacolo è occupata. Per un funerale (anche lì!): il morto se n’è andato per cause naturali e non violente ma sembra indelicato fare il montaggio della scenografia nel luogo dove è in corso la cerimonia funebre... altro frenetico giro di telefonate e si decide di andare a Tulkarem, capoluogo del governatorato omonimo, dove Al-Harah Theater è stato spesso a fare spettacoli in passato e dove la compagnia ha buoni agganci per poter trovare uno spazio adeguato. Arrivati per l’ora di pranzo non si riesce a trovare il responsabile e, come oramai ho imparato qui, non ci si perde d’animo ma, anzi, gli attori ne approfittano per fare shopping di calzature in quello che sembra essere il negozio di scarpe (italiane) più a buon mercato di tutta la West Bank. Finalmente alle 14.30 arriva la telefonata tanto attesa: nessuno spazio disponibile a Tulkarem però, colpo di scena, a Bal’a è tutto tranquillo, quindi si può fare lo spettacolo dove originariamente programmato! Dopo un veloce panino e 6 paia di scarpe comprate si va dunque alla volta del villaggio in questione, a pochi chilometri da Tulkarem. A prima vista il paese sembra deserto, la sede dello spettacolo è il cortile del municipio, che è in una stradina con poche case intorno, che dà su una vallata brulla e con pochissime case e dove l’unico suono che si sente è il belato di qualche capra. Nessuno però si perde d’animo, ci accolgono alcuni addetti del municipio che con grande gentilezza e disponibilità si prodigano nell’aiutare la compagnia a scaricare la scenografia mentre un gruppetto di bambini viene assoldato per portare nel cortile le sedie che serviranno per il pubblico. Pubblico che inizia a comparire, magicamente e sbucando da non si sa dove, mezz’ora prima dell’inzio. Anche oggi la maggioranza è composta da ragazze adolescenti ma stavolta ci sono anche molti bambini (che si tengono rigorosamente divisi dalle fanciulle) e qualche mamma. Via via poi arrivano anche ragazzi e uomini e il numero degli spettatori aumenta (anche oggi saranno circa 150). La situazione purtroppo è meno protetta delle altre volte in quanto il cortile dà su una strada che, dopo l’inizio dello spettacolo, si anima sfortunatamente di trattori, macchine molto rumorose e qualche asino: insomma, non proprio l’ideale. Per fortuna il pubblico è molto attento e silenzioso e lo spettacolo fila liscio senza grossi problemi (a parte un improvviso black-out sulla scena più “forte”, quella dell’uomo con 4 braccia che improgiona Atta con 4 bastoni): gli attori hanno un piccolo momento di sbandamento ma tutto rientra dopo una decina di secondi e l’impasse è superato in fretta. Anche oggi è andata bene, le facce dei giovani spettaori sono belle, serene e divertite. C’è più attenzione e silenzio rispetto alle altre recite ma mi pare che anche oggi il lavoro sia stato molto apprezzato; le paure che aleggiavano nell’aria rispetto alla tensione post-elettorale si sono rivelate infondate, per fortuna tutto è filato liscio e, come sempre, gli attori sono stati presi d’assalto dai giovani presenti allo spettacolo e, come sempre, anche io ho ricevuto le quotidiane richieste da parte di palestinesi di ogni età di portarli in Italia con me....

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28 ottobre

28 Ottobre, Nablus, Palestina

(Alberto e Gigi sono tornati, Stefano è rimasto in Palestina a seguire le repliche dello spettacolo e continua a scrivere il diario). Dopo una pausa di una settimana (troppi impegni si sono accavallati e non sono riuscito a essere costante nella scrittura) riprendo i miei report sulla tournée palestinese dello spettacolo “Wit”. Ci eravamo lasciati a Tubas il 24 ottobre e ci ritroviamo ora a Nablus il 28 ottobre, giorno di doppia recita. Il “buco” di 4 giorni nella tournée è dovuto alla festività dell’Eid al-Adha, la festa del sacrifico che cade in concomitanza con il pellegrinaggio canonico alla Mecca. Questa è la festa più importante per i musulmani e infatti già a partire dal mercoledì 24 ottobre in tutta la Palestina si respirava aria di festa: scuole ed uffici chiusi fino a mercoledì 31 ottobre, gente per le strade fino a tarda notte anche a Gerusalemme est (solitamente deserta dopo le 22) e rumore di petardi e fuochi di artificio sparati un po’ ovunque (ma questo è abbastanza normale in West Bank, visto che i palestinesi festeggiano in questo modo ogni ricorrenza, soprattutto i matrimoni). La festività ha inevitabilmente avuto effetti anche sulla tournée: cancellazioni dell’ultimo minuto perché non si è riusciti a coinvolgere le scuole e pubblico un po’ latitante, soprattutto nel soleggiato e caldo pomeriggio domenicale di Nablus. Qui lo spettacolo era previsto per le 15 al centro giovanile della città, un moderno spazio attrezzato con una discreta sala teatrale; il centro si trova di fianco ad un parco giochi che fin dal mattino era gremito di bambini e famiglie e nello spazio antistante il parco c’erano decine di ragazzini in sella a muli e asinelli che (mi hanno spiegato gli attori) per un solo shekel (circa 20 centesimi di euro) offrivano un giro ai bambini che volevano provare l’ebrezza della cavalcata.... Questa pare essere una usanza tipica della festività dell’Eid che, a giudicare dagli straordinari fatti dagli animali, riscuote molto successo. Tutto ciò comunque per dire che l’aria di festa e il bel tempo hanno avuto un impatto negativo sul richiamo a teatro del pubblico: alle 15.20 c’erano nella hall solo due ragazze in attesa di vedere lo spettacolo! Gli organizzatori quindi, con la consueta praticità palestinese, si sono armati di megafono e sono andati nel parco a pubblicizzare l’evento e in effetti in una decina di minuti si è raccolto un pubblico di una cinquantina di persone, in maggioranza ragazzini, che sono entrati nella sala per vedere lo spettacolo. Piano piano però si deve essere sparsa la voce che al centro giovanile c’era qualcosa perché durante lo svolgimento sono entrati un’altra ventina di spettatori, tra i quali anche famiglie con bambini piccoli al seguito e ragazze. Il pubblico è stato molto partecipativo, nel senso che era un pubblico forse poco abituato al teatro dal vivo (gli attori mi hanno spiegato che spesso in Palestina il teatro è guardato in tv, molto poco dal vivo) ma mi pare essere stato molto coinvolto dalla performance: facce attente, commenti a scena aperta, risate, movimenti e un po’ di confusione nella sala per gente che entrava e usciva. Nel complesso però bella giornata, dimostrata anche dalla partecipazione attenta e dalle domande che molti spettatori hanno rivolto agli attori al termine dello spettacolo, quando Nicola (il più “anziano” del gruppo), solitamente coinvolge il pubblico nel dibattito finale sul dopo recita. Non c’è però stato molto tempo per rilassarsi: appena uscito l’ultimo spettatore dalla sala si è partiti di corsa a smontare la scenografia e via a tutta velocità (che è un eufemismo, considerato il traffico incredibilmente caotico delle città palestinesi...!) verso la tappa successiva: ore 19 a Deir Isstia

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28 ottobre

28 Ottobre, Deir Isstia, Palestina

Alberto e Gigi sono tornati, Stefano è rimasto in Palestina a seguire le repliche dello spettacolo e continua a scrivere il diario). Ci siamo lasciati alle spalle lo spettacolo di Nablus (finito con notevole ritardo rispetto al previsto) e di corsa verso Deir Isstia, un piccolo villaggio nel governatorato di Salfit. In teoria secondo gli amici palestinesi il paese sarebbe a 10 minuti da Nablus, nella pratica siamo arrivati a destinazione dopo un’ora, complice il traffico caotico della città e anche la distanza: diciamo che anche se per strada fossimo stati soltanto noi una buona mezz’ora l’avremmo comunque impiegata! Per fortuna il montaggio non richiede molto tempo quindi per le 19 (ora programmata per l’inizio), il tutto era pressoché pronto. Il paesino a prima vista sembrava deserto, sensazione acuita dal fatto che siamo arrivati che era già buio e l’illuminazione pubblica era quasi inesistente. Diciamo quindi che le premesse non erano delle migliori ma non ho esternato i miei dubbi e le mie perplessità... E per fortuna! Lo spettacolo era programmato all’aperto, su una piazzetta nella città vecchia del villaggio. Già durante il montaggio alcuni tecnici hanno provveduto ad illuminare la piazza che è risultata essere davvero bella. Soprattutto la città vecchia si è rivelata proprio un gioiello: è minuscola (se paragonata a quella di aree più grandi) però è stata recentemente ristrutturata con i fondi di Usaid e il risultato è sorprendente. Come spesso è successo durante le repliche poi, non si sa come non si sa da dove ma magicamente è spuntato il pubblico, questa volta numerosissimo e di tutte le età, quindi obbligatoriamente ho messo da parte ogni mio dubbio sulla scelta del paese come tappa della tournée. L’amministrazione comunale aveva sistemato delle sedie di fronte allo spazio scenico ma si sono rivelate assolutamente insufficiente come numero a fare accomodare tutti. L'atmosfera era davvero bella, molto allegra e direi quasi euforica, nonostante la serata piuttosto fresca. A “scaldare” il clima, nella migliore tradizione dei concerti rock, hanno aperto la performance due piccoli cantanti palestinesi che hanno “rappato” (mi è stato detto assolutamente improvvisando, quindi chapeau!) una canzone dedicata alla serata di teatro che stava per iniziare: pubblico in visibilio, battere di mani e di piedi a ritmo, ottima predisposizione ad accogliere lo spettacolo di al-Harah. E il clima di festa, elettricità e spensieratezza è proseguito durante la recita, con la gente che si è molto divertita (mi pare che più delle altre volte i nostri ospiti avessero voglia di ridere) ed è stata molto attenta. Nonostante fosse la seconda replica in un paio di ore gli attori sono stati molto energetici e con una ottima presenza scenica. Anche i purtroppo soliti e frequenti squilli di cellulare non hanno disturbato più di tanto la prosecuzione dello spettacolo, interrotto in più di una occasione da applausi a scena aperta (le scene più “gettonate” sono state quelle dei due soldati che prima tiranneggiano Atta e poi si prendono a schiaffi, la scena degli uomini-scarafaggio che fanno il solletico al prigioniero Nicola-Alì e la scena finale della rivolta dei 4 attori, che prendono consapevolezza dell’importanza di vincere la paura e di affrontare la vita e le paure con coraggio e determinazione. Come già avevo scritto questo tema mi sembra davvero molto sentito in Palestina e questa scena ha suscitato ovunque un moto spontaneo di entusiasmo e partecipazione). Al termine dello spettacolo mi pare che più delle altre volte nessuno se ne volesse andare: gli attori sono stati sommersi dal pubblico (davvero stavolta di tutte le età) che voleva fare foto con loro, parlare, condividere le emozioni della serata. C’è stato spazio, come solito, anche per noi italiani (io e la mia collega), che siamo stati subissati di domande sull’Italia, richieste di “asilo”e, novità assoluta, la richiesta da parte di un paio di ragazzi di recapitare messaggi di saluto ai loro amici italiani che stanno a Roma e in Sicilia.... Sappiamo solo che dobbiamo salutare un tale Francesco e un certo Fabio, quindi se qualcuno dalle zone suddette si riconosce come amico di residenti a Deir Isstia si senta pure salutato....

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29 ottobre

29 ottobre, Hebron, Palestina

Oggi si ritorna ad Hebron, per recuperare uno degli spettacoli che erano stati cancellati a causa degli scioperi degli insegnanti. Il luogo prescelto per lo spettacolo è il famoso centro giovanile che la settimana prima non si è potuto utilizzare a causa della impossibilità di portare lì le ragazze della scuola femminile di Hebron. Siccome questa volta le scuole erano chiuse per l’Eid e quindi l’ingresso era aperto a tutti senza problemi di permessi da ottenere, finalmente si è potuto utilizzare uno spazio attrezzato per eventi teatrali, con tanto di luci, annessi e connessi. Le luci in effetti sono state una piacevole novità nella tournée, nel senso che per la prima volta ho assistito ad una replica con cambi di luce che hanno creato una atmosfera molto particolare e decisamente affascinante. Arrivati al centro nel primo pomeriggio l’atmosfera era di vera festa: moltissime mamme con bambini, giovani, baracchine che vendevano dolciumi, pop-corn e cibarie varie. Il numero dei bambini piccoli nel parco antistante in effetti era enorme e devo dare atto ad Al-Harah di aver avuto la grande idea di portare al seguito della compagnia due giovani loro allievi che, travestiti da clown, avrebbero avuto il compito di intrattenere i più piccoli all’esterno della sala, così da avere all’interno un piccolo più “adulto”. Lo stratagemma in effetti ha funzionato e i più piccoli sono rimasti occupati all’esterno e probabilmente si sono divertiti anche di più... Nello spazio teatrale ha preso posto il pubblico che, con una mia certa sorpresa, era formato (ancora! A Hebron pare vada così...) praticamente solo da ragazze, di età media compresa tra i 15 e i 20 anni. Eravamo 6 uomini (contati) e sicuramente oltre 100 ragazze. L’atmosfera era però abbastanza diversa da quella vissuta nella scuola: sarà per lo spazio in cui ci trovavamo, sarà stato per le luci, per l’età media leggermente superiore, insomma il clima era di grandissima attenzione e in qualche modo mi pareva di rispettoso silenzio: risate contenute ma non per questo meno sentite, belle facce attente e occhi spalancati e nessun brusio in sala, cosa in effetti davvero insolita rispetto alle altre repliche. E anche gli attori ovviamente se ne sono accorti, tanto che hanno fatto, a detta loro, il migliore spettacolo della tournée. Anche a me è piaciuto molto ma devo dire che allo stesso tempo, visto da fuori e non da dentro, è anche molto bello e coinvolgente essere immersi nella allegra confusione che in alcune occasioni si è creata, nella contagiosa partecipazione di chi è poco avvezzo al teatro o agli spazi ad esso appositamente dedicati. Ho capito che le ragazze stavano seguendo con estrema attenzione (e non soltanto in rispettoso ma passivo silenzio) soltanto alla fine, quando durante la consueta chiacchierata tra attori e pubblico sono state fatte molte domande acute e pertinenti insieme ad osservazioni molto profonde sui temi trattati nello spettacolo (ovviamente a me tutto ciò è stato riportato in seguito, non capendo io che qualche decina di parole in arabo...). Una delle attrici, Mirna, mi ha detto che vedere così tante ragazze a teatro e vedere come esse partecipino le dà giorno dopo giorno sempre più speranza e fiducia nel ruolo che le donne palestinesi possono avere nella loro società, come veicolo per educare i loro figli, mariti, famigliari, quindi in ultima istanza come vero e proprio elemento propulsore e di traino per l’intera società. In questo senso, se questo piccolo progetto teatrale può aver contributo a piantare un piccolo seme nel mondo palestinese, c’è da essere davvero felici di averne potuto esserne parte.

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31 ottobre

31 ottobre, Betlemme, Palestina

31 Ottobre, Betlemme, Palestina (Alberto e Gigi sono tornati, Stefano è rimasto in Palestina a seguire le repliche dello spettacolo e continua a scrivere il diario). Oggi siamo giunti al termine della tournèe Wit in Palestina e all’ultimo giorno del progetto co-finanziato dalla Unione Europea che ha visto in partnership al-Harah Theatre, Oxfam Italia e Teatro Due Mondi. Lo spettacolo è previsto per le ore 17 al Peace Centre di Betlemme, una moderna struttura che affaccia sulla Manger Square, la Piazza della mangiatoia, proprio di fronte alla chiesa della natività. Unico neo è che la sala predisposta per la recita ha una illuminazione che non si presta molto a fare fotografie col mio telefonino, ragion per cui questa volta non ho potuto frae un servizio fotografico decente...L’occasione è speciale perché oltre al pubblico “normale” fatto di giovani e scuole, oggi sono state invitate anche le autorità cittadine e i rappresentanti istituzionali che hanno in qualche modo avuto a che fare col progetto: dal sindaco di Beit Jala, al rappresentante dell’Unione Europea che si è occupato di seguire da vicino e monitorare le varie fasi di implementazione del progetto, al capo di Oxfam Italia in Palestina fino ad arrivare a diversi membri di Ong e organizzazioni locali che in qualche modo collaborano con al-Harah nella selezione dei gruppi di ragazzi da invitare ai laboratori teatrali, agli spettacoli ecc. Gli attori e Raeda, la regista, insieme a Marina (la direttrice della compagnia) e tutto lo staff di al-Harah erano visibilmente agitati, sorridenti eppure si vedeva che serpeggiava nell’aria una certa tensione che, ammetto, alla fine ha contagiato anche me.... Per l’occasione è stato preparato da due professionisti anche un video di 15 minuti con alcune interviste e le fasi più salienti delle prove da proiettare al termine dello spettacolo. Con il consueto ritardo di mezz’ora (anche soprattutto per dar tempo al numeroso pubblico di prendere posto nella sala, che alla fine è gremitissima) si inzia: come in effetti avevo intuito gli attori sono molto tesi, visto che nei primi 15 minuti sbagliano piccole cose qua e là, cadono oggetti che non dovrebbero cadere, si sbagliano azioni fisiche molto semplici, si fanno errorini vari; il tutto però visibile forse solo ad un occhio esperto come il mio che ha visto tutto il periodo delle prove e 9 delle 10 repliche! I miei colleghi infatti sono affascinati dallo spettacolo, che ha comunque un buon ritmo e scorre senza intoppi macroscopici. Dopo quindi questo iniziale momento di tensione la situazione pare tranquillizzarsi e tutto procede bene fino alla fine, senza più sbagli e con una bella energia da parte di tutti, con il pubblico molto caloroso e molto partecipativo: risate, grande attenzione, applausi a scena aperta sulle solite parti più comiche dello spettacolo e consueta esplosione di entusiasmo alla fine, quando gli attori inscenano la rivolta che chiude la recita. Per la prima volta poi, sugli applausi finali c’è stata una standing ovation spontanea che è partita proprio dai più giovani presenti in sala. Al termine dello spettacolo, come dicevo, è stato proiettato il video che ha, in 15 minuti, presentato le fasi salienti delle prove e alcuni stralci della tournée, il tutto contornato da interviste fatte agli attori, ai due registi (Raeda e Alberto), a Marina Barham, a me in qualità di rappresentante di Oxfam Italia. A chiusura del pomeriggio Marina ha invitato le autorità presenti a fare un breve intervento di saluto, consegnando a ciascuno (sindaco di Beit jala, rappresentante della Unione Europea, Peter Laban di Oxfam Italia) una targa di ricordo del progetto. Anche io sono stato invitato a ritirare la targa a nome di Teatro Due Mondi: sudando copiosamente per la paura di dover fare un discorso (cosa che davvero non è il mio forte....) ho ascoltato le belle parole che Marina ha dedicato al lavoro fatto da Alberto, all’importanza di aver lavorato insieme e al termine, con mio grandissimo sollievo, non mi ha passato il microfono per farmi parlare! Alla fine la serata si è conclusa in allegria con tutti noi (attori e ospiti) a cena al ristorante Limoncello di Beit Jala a festeggiare, anche con un po’ di commozione perchè no?, la fine di questa avventura, che pur con tutti i problemi e in tutta la sua brevità di implementazione ha lasciato, secondo me, in tutti una bellissima sensazione e la voglia di incontrarsi ancora, magari in Italia. Inshallah!

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13/10/2012 16:00 pm Bettir Opening – Almost confirmed

21/10/2012 12:30 pm Hebron/ Child Happiness Center

22/10/2012 10:00 am Qalqilya/ The Municipality

22/10/2012 Afternoon Tulkarm/ Khadouri College

23/10/2012 At noon Ezareyeh – Jerusalem/ Vision Association

24/10/2012 Afternoon Tubas

25/10/2012 Afternoon Salfit/ Der Estya Village

27/10/2012 4:30 pm Bethlehem/ The Peace Center

28/10/2012 12:00 pm Nablus/ Amphitheater

 

Within a Palestinian Italian project entitled "Al-Masrah", Al-Harah Theater in collaboration with Teatro Due Mondi and Oxfam association from Italy, are producing a new theater play.
The project nowadays in the creation phase of the street play.
Wait more information about the play and the team within the coming days. — con Stefano Grandi, Issam Rishmawi, Raeda Ghazaleh, Nicola Adel Zreineh, Christin Hodali, Atta Nasser, Mirna Sakhleh e Riham Isaac

   

"Al-Masrah" project team: The co-directors
Raeda Ghazaleh - Al-Harah Theater - Palestine

The Artistic Director and one of the cofounder of Al-Harah Theater. She acted in many performances since 1988 with different theater companies. She directed a lot of palys at Al-Harah Theater like “Confinement”, “Why”, “The Trap, “The Red Apple”, and “Do You Stil Love Me?”.

   

"Al-Masrah" project team: The co-directors
Alberto Grilli - Teatro Due Mondi - Italy

Since he founded Teatro Due Mondi, he directed all the performances of the company. He leads workshops dedicated to the youth and children. He also conducted several workshops for actors in Europe and South America, based on the method developed in those years within the group.

   
Al-Masrah" project team: The actors
Nicola Zreineh - Al-Harah Theater - Palestine
   
"Al-Masrah" project team: The actors
Mirna Sakhleh - Al-Harah Theater - Palestine
 
 

"Al-Masrah" project team: The actors
Atta Nasser - Al-Harah Theater - Palestine —

 
 
"Al-Masrah" project team: The actors
Christin Hodali - Al-Harah Theater - Palestine
 
 
"Al-Masrah" project team: Project Manager
Stefano Grandi - Oxfam Italia - Italy
 
 
"Al-Masrah" project team: Costumes
Nadine Qumsieh - Al-Harah Theater - Palestine
 

 

prova aperta 2 giugno 2012

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Conferenza stampa

Stefano Grandi, Raeda Ghazaleh, Alberto Grilli e Nicola Adel Zreineh