AY L'AMOR!in Argentina

El paìs en el paìs, visto da noi

L'incontro con l'Argentina è stato di forte impatto. Spazi per noi inconcepibili, che a volte al nostro irrequieto sguardo europeo parevano sempre uguali, ma che hanno sempre rivelato grandi diversità. Abbiamo viaggiato in Argentina più di quanto molti argentini abbiano fatto o possano fare. E per questo ringraziamo l'Instituto Nacional de Teatro che ci ha invitati e offerto, con la tournée, la possibilità di conoscere un paese straordinariamente ricco di risorse, di energia vitale, di iniziative culturali. Ricco di tradizioni e denso di legami con la nostra terra, più di quanto avessimo potuto immaginare. Spesso i giornalisti ci hanno chiesto la nostra opinione sul Circuito “El país en el país” e ogni volta abbiamo detto "non conosciamo nulla di simile in altre parti del mondo". Ed è verità. Nessun circuito, che noi si conosca, è in grado di mettere in contatto, attraverso stati, regioni e province, così tanti artisti, quasi 300 teatranti e 50 compagnie fra nazionali e internazionali, e tanti spettacoli, 230 quest’anno, in poco più di un mese, organizzati da 70 organismi nazionali, provinciali e municipali. Un'enorme macchina messa in moto per il teatro, ma soprattutto per gli spettatori di città grandi e piccole di un'intera nazione con l'intento di far conoscere in ogni provincia opere che difficilmente, al di fuori di questo circuito, potrebbero arrivarvi, e per gli artisti con l'obiettivo di creare una forte osmosi culturale all'interno della nazione e con altre nazioni. In Italia, a parte alcuni casi di grande successo, noi stessi al Nord fatichiamo a conoscere davvero il teatro del Sud e viceversa, a volte persino fatichiamo a conoscere il teatro che si produce in altre regioni vicine alle nostre, nonostante le distanze siano inferiori e magari le strade anche più veloci. La vecchia Europa tende forse ancora a pensare che in campo culturale il Sudamerica viaggi al seguito. In realtà a noi pare che un progetto come questo sia molto progredito e abbia molto da insegnare anche all’Europa, sia nella sua intenzione di creare legami e scambi attraverso gli artisti dello stesso paese che nel suo obiettivo di creare un nuovo pubblico per il teatro. E noi l'abbiamo incontrato questo pubblico, sempre diverso, in ogni luogo. Calcoliamo che quasi 6000 spettatori hanno assistito alle nostre 18 recite e nella loro diversità c’era sempre una costante: la presenza dei giovani. Gli spettatori di teatro argentini sono sorprendentemente giovani e sensibili all’arte, educati alla cultura nelle sue varie forme ed espressioni. Questo ci ha dato la misura di una nazione in cui il teatro non è “cosa” per pochi, ricchi o dotti. Una nazione in cui il teatro è del pueblo. Un pueblo caldo, appassionato, che si emoziona e spesso si commuove. Il Circuito è un progetto determinante per lo sviluppo culturale e artistico di una nazione tanto grande. E attraverso i vari incontri, ci siamo accorti che una consapevole e attiva politica culturale è presente a vari livelli in Argentina: come quando Javier, dell'Istituto Italiano di Cultura, ci ha parlato di un progetto futuro fra Accademici argentini e italiani che inizierà a creare spazi di confronto e di scambio nei diversi campi, dall'arte alla biologia, dalla sociologia all'antropologia, su un tema vitale che è la visione di un futuro comune. In chiusura di questa nostra nota, vorremmo ricordare in particolare alcune realtà più giovani o più lontane, come Jujuy con Rodolfo Pacheco che ha saputo creare un pubblico teatrale quasi dal nulla e che si appassiona per un teatro comunitario da fare con e per i giovani dei pueblos della provincia, Elena che ci ha seguiti amorevolmente e con estrema grazia, José Jeronimo di Santa Rosa così attento ai dettagli e così appassionato per un Festival quasi neonato e già così ben organizzato insieme a Dario e Rodrigo e uno staff affiatato. Poi con Jorge Onofri a Cipolletti uno strepitoso direttore "inserviente" di grande disponibilità, e Cecilia con la quale abbiamo avuto poco tempo di parlare, ma che ci ha accolti davvero come suoi parenti. E anche Alberto della Comunità Italiana di Coronel Suarez che ha lottato fino all'ultimo per riuscire a presentare Ay l'Amor! nel suo teatro, e poi Alejandro a Resistencia che non ci ha lasciati neppure un attimo, e ancora Javier a San Juan che gestisce il teatro con la cura e l'amore come fosse davvero la sua casa. E infine i tanti e le tante assistenti che si sono fatti in quattro per aiutarci, caricare e scaricare pacchi di scale, casse e valigie, cercare spazi alternativi, sedie e accessori, quando ne avevamo bisogno. E in ultimo, un rappresentante delle Istituzioni italiane, il Console di Medoza che al termine dello spettacolo insisteva per aiutarci a preparare il carico, che conosceva le canzoni e ha apprezzato i nostri arrangiamenti. E poi tanti altri. Gli elenchi sono sempre difficili perché da qualche parte c'è sempre la falla, un nome che ci dimentichiamo. Ma tutti quelli che non citiamo, li portiamo nel cuore. E li ritroveremo, speriamo, alla prossima tournée. Con questo post vogliamo salutare tutti, amici italiani e argentini. Li abbracciamo ancora e li ringraziamo tutti.

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El País en el País, mirado desde nosostros

Un pequeño balance del Teatro Due Mondi sobre la experiencia de gira hecha en Argentina en la primavera 2012

El encuentro con Argentina ha sido un fuerte impacto. Espacios abiertos que son inimaginables o inconcebibles para nosotros, que a veces nuestra visión europea inquieta percibía siempre iguales, pero siempre mostraban una gran variedad.

Viajamos y conocimos en Argentina más de lo que la mayoría de argentinos han hecho o pueden hacer. Y es por ello que agradecemos mucho al Instituto Nacional del Teatro, que nos invitó y con esta gira nos ofreció la oportunidad de conocer un país extraordinariamente rico en recursos, energía vital, iniciativas culturales. Rico en tradiciones y en enlaces con nuestra tierra, mucho más de lo que podíamos imaginar.

Varias veces los periodistas nos pidieron nuestra opinión sobre el Circuito y nosotros siempre contestábamos "no conocimos nada como esto en otras partes del mundo". Y es verdad. Ningún circuito que conozcamos, es capaz de poner en contacto tantos artistas a través de muchos estados, regiones y provincias: alrededor de 300 teatreros y 50 elencos entre nacionales e internacionales, y muchas funciones, 230 este año, en poco más de un mes, gestionadas por 70 organizaciones nacionales, provinciales y municipales.

Una enorme máquina puesta en marcha para el teatro, pero especialmente para los espectadores de las ciudades y de los pueblos de todo el país con la intención de promover en cada provincia obras que, fuera del Circuito, no alcanzarían a llegar a todos estos lugares. Y para los artistas con el objetivo de crear un sistema de ósmosis cultural intensa dentro de la nación y con otras naciones.

En Italia, aparte de algunos casos de gran éxito, para nosotros al Norte le es bastante difícil conocer realmente el teatro del Sur y viceversa, a veces no conocemos incluso el teatro que se produce en otras regiones cercanas a la nuestra, aunque las distancias son menores y quizás las carreteras también mas rápidas.

En la vieja Europa probablemente seguimos pensando que en el ámbito cultural, la América del Sur es seguidora. En realidad nos parece que un proyecto como lo del Circuito es muy avanzado y tiene mucho que enseñar, incluso a Europa, tanto en su propósito de crear enlaces e intercambios entre los artistas del mismo país como en su objetivo de crear nuevo público para el teatro.

Y nosotros encontramos en cada lugar a este público, siempre diferente. Estimamos que alrededor de 6.000 espectadores asistieron a nuestras 18 funciones; en su variedad éste público siempre tenía una constante: la presencia de los jóvenes. Nos sorprendió y fue muy emocionante ver la edad de los espectadores del teatro argentino: muy joven y sensible al arte, educados a la cultura en sus diferentes formas y expresiones. Esto nos dió la medida de un país en el que el teatro no es "cosa" para unos pocos ricos o letrados. Una nación en la que el teatro es del pueblo. Un pueblo caliente, apasionado, que se emociona y a veces se conmueve.

El Circuito nos parece un proyecto crucial para el desarrollo cultural y artístico de una nación tan grande. Y a través de los varios encuentros, nos dimos cuenta de que una política cultural adelantada y activa está presente en diversos niveles en Argentina como cuando Javier, del Instituto Italiano de Cultura, nos habló de un proyecto entre los académicos argentinos e italianos que comenzará a generar espacios de discusión e intercambio en varios campos, del arte a la biología, sociología, antropología sobre un tema vital que es la visión de un futuro común.

Al cierre de esta nota nuestra, nos gustaría recordar a los teatreros qui encontramos en nuestra gira, en particular las realidades más jóvenes o más lejanas. Encontramos a quien ha sido capaz de crear un público de teatro a partir de casi nada, o quien tiene una pasión por el teatro comunitario hecho con y para los jóvenes en los pueblos de la provincia, y asistentes que nos hablaron de Argentina y de su cultura y nos cuidaron con gracia; directores atentos a los detalles y apasionados por sus festivales, a veces casi recién nacidos y ya tan bien organizados con un personal muy unido. Y luego econtramos otros increíbles directores "obreros" y disponibles, y amigos de amigos que nos recibieron y cuidaron como si fuéramos sus familiares. Y los representantes de varias Instituciones que trabajaron juntas al INT, como los de las Comunidades Italianas quien esperavan Ay l’amor! en sus teatros, y los de las Instituciones Italianas, Consules y funcionarios que nos escucharon con mucha atención y agradecieron nuestros arreglos de la musica popular italiana. Y también técnicos que nos asistieron y no nos dejaron ni un momento o que dirigen sus teatros con el cuidado y el amor como si fueran realmente su hogar. Y los muchos y muchas asistentes que hicieron todo el esfuerzo posible por ayudarnos, cargar y descargar los paquetes de escaleras, cajas y maletas, buscar lugares alternativos, sillas, acesorios cuando los necesitábamos. Para terminar nuestros "ángeles custodios" del Motorhome, Gustavo y Jorge que nos acompañaron en toda la gira con mucho cariño y gran disponibilidad. Y tantos otros. Las listas siempre son difíciles porque en algún punto, siempre hay una fuga, falta alguien que nos olvidamos. Pero todos los llevamos en nuestros corazones. Y los encontraremos otra vez, ojalá en la próxima gira.

Con esta nota queremos saludar a todos nuestros amigos argentinos. Les agradecemos y los abrazamos a todos.

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TRAGUARDO RAGGIUNTO su Eppela! In Argentina ci arriveremo grazie a tutt* voi. Ci contavamo e voi ci avete confermato che era giusto farlo. GRAZIE, GRACIAS, OBRIGADOS, THANK YOU, DANKE. Sentirsi portati dalle ali di tanti amici per attraversar l’oceano… è davvero una bella sensazione! La bandiera di Ay l’amor! sventola per voi.

WE’VE REACHED THE GOAL on Eppela! We’ll get to Argentina, thanks to you all. We relied on this and you demonstrate us that it was right doing so. THANK YOU, GRACIAS, OBRIGADOS, THANK YOU, DANKE. Crossing the ocean on the wings of many friends, it's a really good feeling!


 

 

 

È una complessa sequenza di canti quella che ascoltiamo, voci del repertorio della tradizione del sud Italia e composizioni create sul tema dell'amore.
A cantare e raccontare l'amore ci sono i 6 personaggi in scena, Angeli Custodi che ci introducono ai temi delle canzoni attraverso episodi e riflessioni che scorrono davanti agli occhi di chi guarda come fossero istantanee incollate sull'album di fotografie della loro vita.
Gli attori salgono e scendono scale che li elevano sopra le teste degli spettatori (ma dove portano questa scale, forse fino al Paradiso…?), indossano maschere bifronti che mostrano volta a volta il viso dell'Angelo che racconta oppure - nei volti immobili, nelle facce di bambole inanimate, quasi grottesche nella loro fissità - degli Angeli nella loro vita raccontata. (o, se è più chiaro, "nella sua vita passata")
Visi ed espressioni moltiplicate danno vita a prospettive sorprendenti e i personaggi, così come è nella vita reale, possiedono due volti, o forse più di due: la gioia e il dolore, la conquista e l'abbandono, la speranza e la delusione, la vita e la morte.
Tableaux vivants si formano sul fondo delle canzoni, le azioni coreografiche e le gag che legano i personaggi si compongono e si disfano, comiche situazioni si alternano a intensi momenti poetici.
Le canzoni si alternano a semplici azioni sceniche che ci aiutano, senza parole, a capire le situazioni, a immaginare i racconti, a riconoscere e rivivere da spettatori la nostra storia, le nostre emozioni. Gli attori accompagnano il canto creando il tappeto musicale sia con l'utilizzo di strumenti tradizionali come la fisarmonica, sia adattando alle loro esigenze tutto quanto capita loro sottomano, come martelli, o brocche…
Ogni tanto la vita reale, fatta anche di altri amori e di altre passioni (politiche?) affiora e prende forma, ma viene immediatamente trasfigurata in metafora d'amore per un uomo, una donna.


 

di Alberto Grilli
consulenza drammaturgica Gigi Bertoni
direzione musicale e musiche originali Antonella Talamonti
con Monica Camporesi, Stefano Grandi, Tanja Horstmann, Angela Pezzi, Maria Regosa, Renato Valmori
scene e costumi Angela Pezzi con la collaborazione di Lucia Baldini
foto Stefano Tedioli
grafica Marilena Benini

regia Alberto Grilli


 

 

 

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AY L'AMOR ARGENTINO SU EPPELA - portale di Crowdfunding

http://www.eppela.com/ita/projects/233/ay-lamor-argentino

http://youtu.be/93sATV1V03o

Ringraziamo di cuore tutti gli amici, spettatori, colleghi e amici di amici che hanno voluto sostenere il progetto della nostra tournée argentina, la più lunga della nostra carriera.

la dedica a tutti i nostri sostenitori in chiusura della tournée video

Antonella Agostini
Manuele Anghileri
Artisti Drama videodedica
Stefano Ballardini
Chiara Bau
Marilena Benini e Stefano Tedioli videodedica
Renzo Bertaccini videodedica
Anna Bettoli videodedica
Ala Bolozan
Lucio Bombardieri videodedica
Grazia Brignoli
Claudio Brignoli e Claudia
Alessia Bruni
Massimiliano Buldrini
Roberta Calamelli videodedica
Roberto Camelli videodedica
Paolo Campana videodedica
Cristina Cao
Simone Capula
Roberto Cargnelli
Angela Cavalli
Sabrina Ciani videodedica
Renato Ciccarelli videodedica
Ombretta Cominardi e Quinto
Marisa Dalla Valle videodedica
Daniele Del Fagio videodedica
Noemi Di Pasqua
Marcello Donati
Beth Dos Santos
Maxi Dresbach
Paolo Ducoli videodedica
Riccardo Fabbri
Guido Facchini
Jessica Fanchi
Caterina Fiorilli
Mauro Thon Giudici
Paolo Grilli videodedica
Helga Horstmann videodedica
Eleonora Isola Teatro videodedica
Fabrizio Isola Teatro videodedica
Loretta Isola Teatro videodedica
Paolo Isola Teatrovideodedica
Chiara Isola Teatro videodedica
Famiglia Jakovic
Gerd Kaspari videodedica
Antonella Mabellini
Valerio Magnani videodedica
Elena Matous Radici videodedica
Britta Maurelli
Giacomo Maurelli
Rita Menichelli
Metallurgica Viganò
Anne Michotte videodedica
Daniela Morini videodedica
Piero Naraya Basto de Sa
Enrico Pantieri videodedica
Maria Donata Papadia e Vilco
Marco Piazza videodedica
Adriano Piazza di Maggio videodedica
Bruno Piazza di Maggio videodedica
Dodo Piazza di Maggio videodedica
Katia Piazza di Maggiovideodedica
Marina C. Piazza di Maggio videodedica
Marina F. Piazza di Maggio videodedica
Marisa Piazza di Maggio videodedica
Paola Piazza di Maggio videodedica
Roberto Piazza di Maggio videodedica
Silvia Piazza di Maggio videodedica
Sonia Piazza di Maggio videodedica
Tania Piazza di Maggio videodedica
Giulio Regosa
Sauro Rossi
Letterio Russo
Maria Scolaro
Roberta Secchi
Studium Actoris videodedica
Teatro Tascabile di Bergamo videodedica
The Pirate Ship
Gedeone Tonoli videodedica
Cristina Valenti
Mirko Valmori
Eleonora Valmori
Carlo Valsecchi
Heide Wilm
Melissa Zaccaria


 

•AY L'AMOR! IN ARGENTINA 2012 - tutte le foto da facebook
•AY L'AMOR! IN ARGENTINA 2012 - diario BN
 
 
IL DIARIO GIORNO PER GIORNO

28 agosto

passando per Buenos Aires

ARGENTINA ! la tournée inizia, la gira comienza... di passaggio a Buenos Aires, un giro rapido per le vie più note e Plaza de Mayo

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28 agosto

verso nord

Subito in viaggio verso nord. Si raduna il carico, trasbordo al Retiro Puente Dos, il nostro terminal. Si riparte, bus notturno 12 ore. Sedili ampi e comodi... ma nella notte si rivelano scomodi pure loro. La stiva è piccola, operazioni di carico lunghe cercando di arrivare per primi.

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29 agosto

la prima nazionale si avvicina

Santiago del Estèro, la prima nazionale argentina di Ay l'amor! Alle 15 si inizia... Il Teatro 25 Mayo ci aspetta.

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29 agosto

Santiago del Estèro visitando e lavorando

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29 agosto

Ay l'amor! prima argentina: Santiago del Estèro

SANTIAGO DEL ESTERO: Ay l'amor ha inaugurato la rassegna del Instituto Nacional de Teatro al Teatro 25 de Mayo. La prima è andata molto bene, siamo contenti. Davvero un bel pubblico, caldo e partecipe ma soprattutto molti giovani.
Molto giovani sono anche i ragazzi che ci hanno seguiti. Fanno parte di un piccolo gruppo indipendente: "Ser" e stanno preparando uno spettacolo sulla tratta delle donne. Giovanissimi teatranti si confrontano con temi forti e duri e si preoccupano di far crescere un pubblico in città. Sembra che ci riescano, il teatro era pieno.
Per noi, ben quattro interviste televisive, siamo un evento nella quiete di Santiago del Estero.

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30 agosto

si parte per Tucumàn

Trasferimento: da Santiago del Estero a San Miguel di Tucumàn. Per un po' il pick-up con il nostro carico ci precede, ben legato, poi lo perdiamo di vista. Speriamo arrivino tutte le valigie e le sacche! Saliamo verso il confine boliviano. Strade costellate di cappelle votive, e che non conoscono curve. Paesaggio arido, qua e là cactus, rari villaggi, case sperdute nel nulla. Verso Tucuman le cappelle diventano tempietti rossi dedicati al Gauchito Gil, una sorta di eroe popolare.

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30 agosto

Tucumàn: l'amor engórdalo!

SAN MIGUEL DI TUCUMAN: Moltissimi giovani affollano il teatro e ridono alle battute di Ay l'amor. Quella che piace di più è quella quando Renato dice "engórdalo" perché l'amore è un animale in fuga, devi catturarlo e servigli una buona pietanza, ingrassarlo!. Un bel pubblico, caloroso e divertito. Alcuni commentano: muy hermoso, precioso. Anche qui abbiamo inaugurato la stagione, apertura del Circuito INT al Teatro Alberdi (il padre della Costituzione Argentina), il teatro universitario.

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30 agosto

il dopo teatro, Tucumàn

Ma la "notizia" del giorno a Tucumàn è che la partenza il giorno dopo è fissata alle 6:00 del mattino, per un viaggio di circa 5 ore... quindi si decide: cena in teatro, smontaggio e sistemazione carico veloce poi 4 ore di sonno. Ore 6:00 non si vede il pulmann...

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31 agosto

l'alba... l'attesa a Tucumàn

Attesa... ore 6:40 chiediamo invano all'hotel di darci almeno un caffè ma è troppo presto :-( ore 7:10 apre il servizio colazione cerchiamo almeno di ristorarci aspettando... MotorHome (Godot era già arrivato) che arriva alle 9:00... ma non...

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31 agosto

San Miguel de Tucuman

San Miguel de Tucumàn: dalla quiete provinciale di Santiago del Estero passiamo a una cittadina frenetica e brulicante. Il centro è più imponente, grande piazza alberata, cattedrale e palazzo del governo. A qualcuno ricorda Palermo... alla fine grazie ai disguidi logistici ci siamo visti almeno un po' di Tucumàn!

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31 agosto

alla volta di Salta

Finalmente si parte per Salta: viaggio faticoso (sarà anche per la levataccia), caldo, ogni tanto la condizionata si spegne, si inizia a boccheggiare. Viaggio deliziato da uno splendido action film a volume sparato, parlato in spagnolo e con sottotitoli in spagnolo (!?) e dalle hits canore locali... dopo quattro ore cominciamo a fare i matti.

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31 agosto

a Salta incontriamo amici cari

Salta, città molto turistica e non a torto, è decisamente bella. Molti edifici coloniali ben conservati, chiese variopinte. All'hotel incontriamo Cesar Brie e il suo gruppo. E' bello ritrovarsi con cari amici quando si è in tournée, ha un qualche sapore famigliare, quasi come di avere una casa in giro per il mondo, una casa che ti porti appresso.

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31 agosto

notturna con parillada

Finalmente è arrivata l'ora della nostra prima parillada, che ci permettiamo sommando i buoni del pranzo e della cena. Forse non la migliore, ma dopo 5 giorni in Argentina abbiamo finalmente consumato il rito. Ci voleva!
La sera e la notte Salta è vivacissima, piena di vita e di movimento. Nel gazebo di Plaza 9 de Julio un gruppo di appassionati balla la milonga. I passanti, giovani, vecchi e bambini, si fermano a guardare.

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1 settembre

Salta, no deja que el sueño se apague

SALTA spettacolo al Paseo de los Poetas. Spazio un po' stretto fra alberi, baretti e muretti. Ma il fondale è un bel murales variopinto con una frase che rimanda, casualmente, a una strofa delle nostre canzoni. Di fronte alla scena il pilone di un lampione, le casse acustiche e le piantane basse. Prove microfono all'ultimo minuto, la corrente arriva solo un'ora prima... sembra uno spettacolo ad ostacoli, ma alla fine... va tutto bene.

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1 settembre

Salta, no deja que el sueño se apague bis

Il pubblico salteño è molto caloroso, applaude a scena aperta. Alla fine è andata molto bene. In quello spazio così stipato ci saranno state circa 300 persone. La terza di Ay l'amor! è fatta! Due anziani gauchitos ci aiutano con il carico su un improbabile pic-up, noi ci avviamo a piedi per 8 cuadras verso la meritata cena nel centro frizzante di Salta.

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2 settembre

verso Jujuy

Partenza per Jujuy, verso nord lungo la precordigliera. A poco più di 200 km inizia la Bolivia. Arriviamo la domenica per pranzo, la città è quieta, deserta, fa caldo ma si sente l'aria andina tersa. Ci accoglie Elena, una scrittrice che insegna all'Università di Jujuy, di genitori italiani. E' una bella accoglienza, non solo perchè parliamo nella stessa lingua, ma perchè Elena è un vero anfitrione, ci parla della città, delle tradizioni, della storia. Ha vinto da poco un premio letterario importante con un romanzo sull'emigrazione italiana. Pranziamo piacevomente insieme nel tranquillo patio del Centro Culturale.

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2 settembre

alla stazione di Jujuy

A Jujuy tutto va di fretta, subito dopo pranzo corriamo alla stazione ferroviaria, bella e abbandonata perchè in Argentina il treno non si usa quasi più. Ed è un vero peccato. Elena ci segue durante tutte le prove e si commuove a sentire i canti siciliani. Insieme a lei c'è Rodolfo, il coordinatore del Festival. Rodolfo viene da un'altra città argentina, è un po' l'iniziatore del fervore teatrale di Jujuy. Fa tutto da solo, programma, accoglie il pubblico, segue la logistica. Ed è premuroso e pieno di attenzioni. Con la sua sala indipendente ha creato negli anni un pubblico, curioso e attento. E popolare, non solo nella città, ma anche nei pueblos del circondario. E' un uomo di teatro, di quelli che vivono per il teatro. Prove difficili per via dell'acustica, ma lo spazio davvero bello.

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2 settembre

Jujuy, un bellissimo pubblico

JUJUY la quarta replica, pubblico entusiasta, caloroso. Acustica difficile, ma l'esito è buono (ops! forse ci ripetiamo, ma è bene che sia così). Un pubblico molto vario, sempre moltissimi giovani, di anziani che hanno reminiscenze delle loro origini italiane, di famiglie, di esperti e teatranti e di persone comuni. Un pubblico che Rodolfo negli anni è riuscito ad avvicinare al teatro e a formare al teatro. E sono appassionati, lo si capisce dagli applausi e dalla loro generosità.

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3 settembre

hasta luego Jujuy

Da Jujuy si parte già, il mattino dopo lo spettacolo e questa volta divisi. I "fortunati" sul MotorHome, pronti per un'esperienza di viaggio comunitario con gli amici del gruppo di Cesar. Gli "sfortunati" partono col bus notturno e hanno mezza giornata per visitare la città. Jujuy è bella, città di antichi passaggi fra Argentina e Boliva da e per le miniere d'argento di Potosì, una città di frontiera e un po' si respira quest'aria. Purtroppo non c'è tempo abbastanza per vedere la bellissima Quebrada di Humahuaca. Si dice che nei posti bisogna sempre lasciare qualcosa da vedere per poterci ritornare...

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3 settembre

il gruppo si divide: i fortunati in motorhome

Partenza in Motorhome. Alberto, Tanja, Maria, Monica e Stefano sono pronti con armi e bagagli alle 10 sulla piazza della Cattedrale. 10 ore di viaggio, forse 12, probabilmente 14. Operazioni di carico alquanto complesse: il Motorhome è così stipato fra carico e valigie personali che quasi quasi non ci stiamo neppure noi. Per Renato, Angela, Sonia e Gerd partenza alle 17 per 13 ore di viaggio con trasbordo a Güemes e cena inclusa (ci aspettavamo il servizio prelibato del bus da B.A. e invece riceviamo un vassoio scrauso con panino finto, schiacciata stantia, un dolcetto un po' rinsecchito). Ci ritroveremo a Corrientes. Buon viaggio!

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3 settembre

motorhome

MOTORHOME - Il Motorhome merita un post tutto per sè. Un incrocio fra camper, bus e treno notturno con cuccette. I bagagliai sono zeppi del carico degli spettacoli, nostro e dei "Karamazov" e qualche valigia personale tocca portarsela a bordo... gli spazi sono stretti. Ma la partenza insieme prevede una torta, che in realtà è per Gustavo il nostro autista che compie gli anni. Il Motorhome sta ai teatranti moderni come il carro ai comici dell'Arte.

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3 settembre

sosta Motorhome en medio de la nada (middle of nowhere)

Il viaggio è abbastanza provante, siamo parecchi sul Motorhome e la condizionata fa le bizze. 15 persone, 18 posti a sedere a tavolini, 18 cuccette, nei corridoi qualche panca che non siamo riusciti a stivare nel bagagliaio. Non vediamo l'ora di una sosta per una boccata d'aria vera, granchirci le gambe e ritemprarci un po'. La sosta arriva. Lungo un rettilineo interminabile ci fermiamo in una landa in mezzo al nulla. Appena si risale qualcuno ripiomba in un sonno profondo.

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4 settembre

A Corrientes grande ufficialità

Corrientes. Per un paio di giorni cambia il ritmo: 4 notti nello stesso hotel. Che lusso! Troveremo il tempo per visitare la città, sulle rive del fiume Paranà, il più grande dell'Argentina. Sull'altra riva c'è il Paraguay. Per i "più fortunati" arrivo al terminal bus alle 8 del mattino dopo una notte semi insonne in bus, i "fortunati" del Motorhome già arrivati all'una di notte. Appena alzati siamo già in pista per la Conferenza Stampa per l'apertura del Festival. Nel teatro "aceso al paraíso" ci porta fin su nel loggione. Pomeriggio in giro per la città: al primo sguardo pare brutta, ma poi percorrendola in lungo e in largo (a riquadri, vista la sua pianta totalmente squadrata) scopriamo le sue bellezze. Incastonate fra nuovi edifici, spuntano antiche case di stile neoclassico e modernista, a tratti ricoperte da insegne cubitali. Anche qui moderno che si sovrappone all'antico, a volte in modo violento o astruso. Ma i colori non mancano mai negli intonaci variopinti.

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5 settembre

Corrientes, apriamo le porte del teatro

Il programma del Festival si scompiglia: per ragioni tecniche lo spettacolo dei colleghi belgi Baladeu è posticipato, così Ay l'amor! rimane l'unico della serata di apertura e lo presenteremo all'interno del teatro invece che sulla scalinata. Un teatro molto bello, con camerini chic. Non ci saremmo mai aspettati tanti teatri storici e così belli in Argentina. Il Juan de Vera quest'anno compie 100 anni, fu inaugurato con l'"Aida" di Verdi. Ci emoziona, però ci spiace abbandonare lo spazio all'aperto dove è più facile incontrare anche il pubblico che a teatro di solito non ci va. Chiediamo di tenere aperte le porte del teatro durante lo spettacolo per lasciare entrare - e uscire - il pubblico come se fossimo per strada. Dobbiamo insistere, ma alla fine funziona: gli spettatori continuano a entrare anche a spettacolo iniziato e si riempiono i palchetti. Il pubblico è sorpreso di vedere gli attori che entrano dall'ingresso e si muovono in platea. Apprezza molto, si diverte, applausi in piedi. Qualche spettatore esce cantando "ay l'amor..." e questo diverte noi. Foto di rito con i fan e più tardi foto ricordo con Gustavo.

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6 settembre

Corrientes... aspettando Formosa

Non capiamo bene perchè, ma la partenza per Formosa è prevista il giorno stesso dello spettacolo. Staremo un giorno in più a Corrientes e poi a Formosa faremo le corse. Non resta che adeguarsi ai "misteri dell'organizzazione". Il soggiorno in uno dei nostri due appartamenti si trasforma subito in ufficio, a momenti anche un po' congestionato. Approfittando del cortiletto si attiva anche la lavanderia. Qualcuno si prende una pausa per dare un'altro sguardo alla città, ai famosi murales e alle chiese, o per arrivare fino alle rive del Paranà. Qualcun altro cerca di distendere un po' i muscoli in piscina, dopo le tante ore trascorse sui pulmann. La piscina si rivela un'avventura: per poter accedere serve un certificato medico! Il gentilissimo receptionis Juan - di discendenza italo-ispanica - si mobilita per farcelo procurare in ospedale dove andiamo per l'ispezione dei piedi! E quando alla fine entriamo in piscina, scopriamo che tutto lo staff è informato dell'arrivo degli italiani. Celebrità natatorie! La sera al ristorante, saluti e baci al nostro massiccio anfitrione Franciso, anche lui di origine italiana.

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7 settembre

Formosa, teatro para todos

Si va a Formosa. Sole tre ore di viaggio, stavolta tutto il TDM in Motorhome, aria di "gita di famiglia". Tutto sommato comodo il nostro mezzo, anche se scrivere al computer con lo schermo traballante è impegnativo. Dal finestrino campi con palme, piccole estancias con bovini al pascolo e ogni tanto qualche capannone industriale. A Formosa sosta veloce al ristorante fondato da un marchigiano. Si mangia pasta. Ma osiamo solo coi cannelloni... comunque buoni. Poi dritti in teatro, lo spettacolo è alle 19 e non c'è molto tempo. A Formosa c'è Carlos, il direttore, ci parla del pubblico del suo Festival che sta crescendo ma per far questo deve anche programmare spettacoli gratuiti. La sua è una provincia piuttosto povera. Alle 19 c'è ancora poca gente, ma ci dicono che i ragazzi stanno uscendo da scuola e si aspetta che arrivino. Quando iniziamo il teatro non è gremito, ma abbastanza pieno di spettatori attenti, anche se più timidi rispetto a Corrientes. Il Teatro della Ciudad non è molto bello, ma raccolto, una dimensione ideale per Ay l'amor! La función (recita) è andata bene. Sembra che qui la standing ovation al pubblico piaccia molto.

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8 settembre

Formosa verde e quadrata

Qui tutti ci parlano del Imperio Verde, di tutta la naturaleza sub-tropicale che circonda la città e del Parque Pilcomayo. Non c'è tempo di visitare, ma per quel che vediamo dal microbus, la città è proprio immersa nel verde e tempestata di piante fiorite. E' una città nuovissima: solo poco più di 100 anni, impensabile per noi europei! Non c'è nulla di speciale, ma un'atmosfera rilassata e quieta con un suo fascino particolare: solo edifici bassi, due viali alberati che si intersecano (la 9 de Julio e la 25 de Mayo che non mancano mai nelle città argentine e segnano le tappe dell'indipendenza dalla Spagna) e in fondo alla 25 de Mayo la Costa Negra, la passeggiata sul fiume. Sul programma del Festival c'è la pianta. La più quadrata che abbiamo visto finora. La mattina, nel nuovissimo residence dove alloggiamo con stanze gigantesche, ottima colazione al piano alto con splendida vista sulla città. Qui sì, ci vorremmo stare per 3 notti! Ma ci aspetta il Motorhome e chi è toccato sedere al contrario rimedia mettendosi un paio di occhi dietro la testa...

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8 settembre

Formosa-Resistencia Ruta 11

Nella tappa sulla Ruta 11, operazioni di make-up per il nostro Motorhome. Lungo il percorso non si incontrano paesi, solo piccoli aggruppamenti di case e qualche gaucho.

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8 settembre

Resistencia, un nome forte

A Resistencia ci accoglie Ana Lia in una giornata fredda, e una città che si apprezza più per il suo nome. Seppur vicina a Corrientes, è più dimessa, più povera ci dicono, ma culturalmente molto attiva. Ci restiamo tre giorni, l'hotel è vicino al teatro, comodissimo, ma un po' trascurato. Mentre azzanniamo le medialunas (cornetti) nel piano semiinterrato, ripensiamo alla vista panoramica a Formosa. Non sempre va di lusso! Temperatura e charme della città non sono così allettanti per cui non resta che cercare un cafè con wifi per lavorare. Alla fine ci mettiamo in vetrina al citycafé e si installa l'ufficio ambulante. La bellezza della città è nella miriade di sculture (circa 500 dice la guida) collocate lungo le strade e a quasi tutti gli incroci. E' strano a volte, vedere la silenziosa silouette di una donna attorniata dal viavai d'auto. Esorta a fermarsi, a pensare. Nella piazza principale un monumento con la lupa romana!

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9 settembre

A Resistencia pubblico esigente

Alla nuovissima Casa de las Culturas questa volta chiuderemo il festival. Il teatro è bene attrezzato, bell, ottima acustica. Sala piena, la maggioranza giovani e gente di teatro. All'entrata in sala di Angela e Tanja gli spettatori rispondono divertiti, poi però sembra si irrigidiscano. Lo spettacolo è andato bene, ma ci è sembrato difficile. Il pubblico di Resistencia sembra "in osservazione" quasi scettico. Al termine però calorosi apprezzamenti e uno dopo l'altro gli spettatori si alzano tutti in piedi ad applaudire. A volte quando sì è all'estero è difficile interpretare le espressioni degli spettatori, le differenze culturali contano, e d'altronde anche in Italia ogni città è diversa. Discutiamo a lungo sulla diversità del pubblico che incontriamo, poi a carico fatto ci avviamo verso il nostro ristorante un po' scalcagnato e ceniamo con Marcelo e Alejandro.

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10 settembre

si prosegue per Paranà

Per i "più fortunati" che ora sono 5 con Stefano, levataccia alle 5.30 per prendere il bus di linea per Santa Fè e poi Paraná. Strada facendo cambia il paesaggio, alle case povere e sperdute nei campi si sostituiscono grandi estancias coltivate, allevamenti più intensivi, abitazioni con enormi parchi curati, centri abitati, insegne vistose con molti cognomi italiani. A metà mattina, Stefano ci avvisa che la hostess ci porterà ensalada de mango... ma è uno dei suoi chistes burloni. Invece arriva il solito vassoio di plastica con schiacciata di prosciutto, formaggino e biscottino stavolta con l'aggiunta di una pietanza calda non proprio da gourmet. E comunque...mangiamo sempre tutto! Quel che però rincuora Gerd, il nostro documentarista, è il bicchiere di champán offerto alla fine con dolcetto (questo davvero buono). A Paraná ci aspetta la nostra gentilissima ospite che ci offre un caffè in terrazza con vista sulla Plaza de Mayo. La stanchezza se ne va. Resta il tempo di arrivare fino alla Costa Negra sul fiume Paraná all'ora giusta del tramonto. Lì vicino faremo lo spettacolo, all'aperto questa volta in compagnia di molte zanzare. Ci ritroviamo tutti insieme a cena per mangiare una gustosa e abbondante lasagna vegetariana ma sempre con carne. I vegetariani a volte hanno vita dura qui in Argentina e a Tanja non resta che scegliersi un'abbondante insalata.

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10 settembre

si prosegue per Paranà blanco y negro

I "fortunati" del Motorhome partono alle 8 e passano da Corrientes per recuperare i "Karamazov" carico incluso. Dopo aver composto il complicato puzzle del carico (carica-scarica-ricarica-incastra) procedono spediti direttamente per Paraná. La convivenza in 14+2 autisti è più vivibile e comunque - e forse per questo - sono tutti dormienti. Alla sosta di rito in un baretto per strada, mentre i più si gustano deliziozi choripan (un bel panino con la salsiccia) e e i vegetariani ahimé digiunano, Monica vuol provare l'ebbrezza al volante del Motorhome. Ma Gustavo non molla il suo posto di comando neanche quando al posto di controllo entrando nella Provincia di Entre Rios, gli appioppano una multa... per fari spenti! Beh, certo che qui in Argentina fa un po' strano. Arrivo a Paraná poco dopo le 17, di nuovo operazioni di scarico, e poi di due gruppi TDM e Karamazov si dividono in due alberghi. A noi tocca Las Mañanitas, hotel de encanto e in effetti, specie dopo Resistencia, è una vera bellezza.

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11 settembre

Paranà nella vieja usina

Lo spettacolo è all'aperto, al tramonto. Siamo contenti, fintanto che non scopriamo che il centro culturale nella vecchia fabbrica è proprio in riva al fiume, bello, ma densamente popolato da zanzare. Di una razza gigante e determinata. Alla mattina c'è una fumigacion per disinfestare ma all'inizio dello spettacolo sono scatenate: spettatori che si grattano e si fanno aria a scacciar zanzare. Persino il segretario di cultura della Provincia Entre Rìos, un poeta che fa un bel discorso sul teatro, esorta scherzosamente gli spettatori a fare teatro con le zanzare, a parlare con loro, inscenare un dialogo per convincerle a spostarsi verso il rio. Comunque questo è stato l'Ay l'amor! assistito dal maggior numero di spettatori e da più specie viventi: umani (più di 250), zanzare (milioni), gatti (uno) e cani (uno) e probabilmente una serie di altri insetti e uccelli negli alberi vicini. Il cane è stato il migliore: spettatore-attore entrato in scena all'inizio dello spettacolo e ritornato da protagonista proprio all'attacco di "Oi mamma ca mo vene" sul ritornello "piglia 'o cane, acchiappa 'o cane". Ottima senso della scena! Alla fine siamo contenti, bene lo spettacolo, caldi e partecipativi gli spettatori. E' sempre bello fare lo spettacolo all'aperto, in fondo è il suo luogo di nascita. Per noi, all'aperto, lo scambio col pubblico diventa più facile, immediato. Anche qui, come a Resistencia, spettatori di origine italiana ci fanno i complimenti, lo spettacolo li ha commossi. Poi la sorpresa di incontrare volti argentini noti, conosciuti a Faenza: l'amica Diana e i ragazzi del Teatro del Bardo che sono venuti a salutarci e a vedere lo spettacolo. E a cena ci aspetta il bife a caballo, un controfiletto gigante da tagliare con coltello massiccio.

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11 settembre

"Aprite quando l'amore bussa alla porta. Oggi c'è, domani non si sa se c'è"
(Angela a Paranà, Ay l'amor ha aperto il Festival Internacional de Teatro al Centro Culturale Vieja Usina)

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12 settembre

viaggiando verso sud, Rosario

L'ufficio si raduna a colazione, controllo mail e poi si parte. Oggi tutti in bus collettivo insieme agli amici spagnoli di Exitus. Il bus più all'avanguardia finora, dotato di wifi! Doppio servizio di cibarie - confezionate ma di buona qualità - e caffè servito da una hostess equilibrista. Attraversiamo tutta la zona paludosa del Paranà e arriviamo incredibilmente in anticipo! Hugo arriva a prenderci e ci accompagna all'hotel: in pieno centro a 5 minuti dal luogo dello spettacolo. Grazie Hugo! Rosario è una grande città, molto europea e molto diversa da Jujuy o Formosa. Scompaiono i colori vivaci degli intonaci, spuntano palazzi eleganti affiancati da edifici alti e moderni, un alternarsi di antico e moderno ancora più stridente. Nel pomeriggio qualcuno perlustra la città, il centro, la cattedrale, la peatonal - meno costellata di insegne del solito - e il monumento alla bandiera argentina, un obelisco imponente. Altri sono diretti al sopralluogo lungo la costanera che qui è il modo di chiamare i lungofiume. E' punto di ritrovo di centinaia di giovani e bambini, pattinatori, pescatori, una passeggiata con vista sul Paranà, sul ponte e sulle navi che passano in piena città. Unica pecca: le zanzare, in dosi ancora più massicce che a Paranà. Lo spettacolo è previsto proprio nell'ora di punta, davanti ai galpones, vecchi magazzini colorati. Questa volta ci dobbiamo attrezzare! E poi nel pomeriggio, finalmente, incontriamo Miguel, in coordinatore di tutte le tournée straniere organizzate dal Instituto Nacion de Teatro. La sera, per una volta libera, Hugo ci suggerisce un locale di milonga e alcuni assaporano una verace serata di tango (ma nessuno si cimenta).

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13 settembre

Rosario giorno di riposo... obbligato

Domani la prima recita di Ay l'amor! Oggi riposo anche se c'è sempre qualcosa da fare: ricerca cartoline per i nostri sostenitori (che sembra da ridere, ma pare che in Argentina non ne esistano) e lavanderia, questioni amministrative da sbrigare con il Festival, e poi c'è anche qualcuno costretto a riposo obbligato. Monica si è presa la febbre, forse influenza. Sarà magari stato un colpo d'aria guidando il Motorhome? Nel primo giorno interamente libero da inizio tournée, la "porella" si ritrova chiusa in camera, sotto uno strato di coperte (e fuori di giorno sono 30 gradi). Consulto generale sulla terapia, ognuno perlustra il proprio sacchetto farmaceutico: Alberto porta l'aspirina naturale, Stefano fornisce fermenti lattici, Angela trova uno sfebbrante. Sonia porta l'acqua per le tisane. Coraggio Monica! Per qualcuno ancora una visita alla città, al Museo della Memoria, un piccolo, ma importante museo che testimonia la tragedia e la ferita profonda ancora aperta dell'Argentina con i suoi desaparecidos. Ha sede proprio in una delle 637 case di detenzione che negli anni della dittatura erano disseminate per tutta l'Argentina. E questo fatto inquieta. Oggi si inaugura il festival: una parte del gruppo va a vedere gli argentini Grupo Teatro Sanitario de Operaciones, un'opera che mischia performance, musica, teatro, internet, video, messa in scena in mezzo al pubblico... ma poco convincente. In serata la febbre di Monica sembra scendere. Bene.

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14 settembre

Rosario last minute

Pronti per la "prima" a Rosario. Riposati e attrezzati di "off", l'antizanzare. Monica per fortuna si è ripresa. Appuntamento al Centro de la Joventud alle 15. Lì arriva anche Diana che è tornata a salutarci. Sempre bello incontrare gli amici in giro per il mondo. Alle 15 però non si vede nessuno. A Rosario ci aspettavamo un dispiego di mezzi e un'organizzazione impeccabile, ma iniziano a comparire le casse solo alle 15.45. Nell'attesa iniziamo la prevenzione zanzare che però, magicamente, la sera non si faranno vive. Stavolta l'abbiamo scampata. Il camerino è ricavato in un ufficio-deposito dove ci stringiamo fra valigie, oggetti, angolo stiraggio finchè la nostra assistente in loco Lucìa, impietosita, non riesce ad ottenere una seconda stanza. Lo spazio è molto aperto e arrivano echi del traffico. Obbligo microfoni che agli attori non piacciono mai. Alle 18.30 le luci ancora non si vedono. Non c'è ansia, ma sarà difficile esserer puntuali, e alle 18.45 alcune persone già si siedono sul prato in attesa. Prova microfoni tutti insieme impossibile: due arrivano all'ultimissimo minuto, così quando Stefano fa il check in scena qualcuno avrà pensato ci fossimo portati un presentatore. Anche se "last minute" e con un inizio un po' stridente dei microfoni, poi lo spettacolo è andato. Gli attori poco soddisfatti, il pubblico di più anche se, non potendo sedersi, alcune persone se ne sono andate durante lo spettacolo. Ci vengono a trovare diversi italiani che vivono qui e lo zio dell'amico Ludovico del Faber Teater. Fabricio ci invita per sabato alla cena della Comunità Italiana... ma partiremo dopo lo spettacolo. Peccato. In compenso, abbiamo una cena con musica dal vivo.

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14 settembre

Rosario sguardi e pensieri

 

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15 settembre

Rosario, la seconda

Seconda recita: pubblico seduto e niente (o quasi) zanzare. Sullo sfondo, ormeggiata in mezzo al Paranà, la nave rossa illuminata.
Oggi hanno cambiato i microfoni e due non funzionano. Quindi ancora prove audio all'ultimo minuto. Tocca farci l'abitudine.
Fa fresco e il pubblico è meno numeroso, ma sempre attento e caloroso. Anche stavolta uno spettatore speciale, un cane. Iniziamo a pensare che Ay l'amor! abbia un certo appeal sugli animali - allora davvero l'amore è un tema universale - perchè ha pensato bene di entrare in scena. Comunque, nonostante il vento, l'audio è buono e lo spettacolo riesce meglio del giorno prima.
Poi di corsa, a vedere lo spettacolo degli amici belgi. E' da Corrientes che ci inseguiamo e finalmente riusciamo a vederli. Bravi e poetici.

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15 settembre

Italiani a Rosario
Nei camerini ci raggiungono alcuni discendenti di italiani che vivono qua, contenti dello spettacolo e desiderosi di conversare.
A Rosario c'è la comunità di italiani più grande ma si rammaricano che nessuna parte si può mangiare davvero italiano, né pizza né spaghetti. Secondo loro è un indice che non si mantengono le tradizioni.
A noi non dispiace, preferiamo comunque provare la cucina argentina (anche se non proprio qui a Rosario dove il ristorante ha un menu superfisso e piuttosto scarso).
Stasera ci avevano anche invitati alla cena comunitaria italiana, ma la partenza è decisa per l'una di notte e a malincuore dobbiamo declinare.
Anche per noi è bello incontrare gli italiani, conoscere vite lontane che si sentono ancora legate al nostro paese. Come vedere un albero che ha allargato le proprie radici.

   

15 settembre

Notte in Motorhome per tutti

Dopo lo spettacolo, cena, doccia e poi ci aspetta una fantastica notte in Motorhome! Quando saliamo è subito la "caccia" alla cuccetta migliore. In viaggio saremo noi e i catalani Titzina Teatro ma, a nostra insaputa, devono aggregarsi anche gli argentini Teatro de Cuyo. Così siamo 19 con 18 cuccette. Belli stipati. Ma per qualcuno la cuccetta è troppo corta, così un paio di noi dormono sui sedili e risolviamo il problema. Il mattino un bel caffè liofilizzato ci risveglia. La notte non è stata poi così male, in fondo meglio del collectivo, perlomeno ti stendi davvero orizzontale e hai una "bella vista" dall'oblò privato. Colazione comunitaria e poi si arriva a Coronel Suarez. Per parametri argentini, un piccolo paesino, dove tutti si conoscono, neppure indicato sulle nostre guide. Ha un'atmosfera sospesa: strade lunghe e deserte, cielo grigio e aria frizzante. Uno strano incrocio fra ambiente germanico e far west. Per strada quasi nessuno - ma è anche domenica (lunedì ci accorgeremo che cambia poco). Per strada molte vecchie auto ci riportano indietro nel tempo. Siamo tutti un po' cotti e c'è un problema con lo spazio per lo spettacolo, ma la bella sorpresa del ristorante, nel Grand Hotel Coronel Suarez (che non ha neppure l'insegna) ci rinfranca tutti. E' decisamente il migliore della tournée fino ad oggi. Parte un'alta disquisizione filosofica su come il buon cibo ti cambi l'umore e ti predisponga ad affrontare ogni situazione. Scopriamo che è la comunità italiana di qui che si occupa del vitto e dell'alloggio, ci tengono molto all'accoglienza, dicono che gli artisti devono essere comodi e mangiare bene. Grazie!

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16 settembre

Coronel Suarez, spettacolo in vetrina

Il programma era di presentare due spettacoli nel Teatro Italia. Ma con 4 ore di montaggio per i catalani i due spettacoli sullo stesso palco risultano inconciliabili. Cerchiamo un altro posto, anche se, nella quiete domenicale, è complicato. Pare non si trovi soluzione. Aggiornamento alle 15. Nel frattempo la comunità italiana si attiva, chiedono la chiusura della via e faremo lo spettacolo davanti al teatro... tempo permettendo. Il meteo non è favorevole. Lo spettacolo è alle 18.00. Alle 17.00 inizia la pioggia. Alle 17.40 non molla. Rimedieremo presentando alcune canzoni nel foyer, iniziamo velocemente a provare i volumi. Ma a a tutti dispiace di non presentare Ay l'amor! per intero. Nuovo consulto con Alberto, presidente dell'Associazione degli Italiani, e con Oscar, il direttore del Festival. All'ultimo minuto optiamo per una soluzione bizzarra: spettacolo nel foyer, pubblico metà dentro e metà fuori, riparato dalla tettoia dell'ingresso. Quindi di corsa a rispostare le scale, truccarsi e cambiarsi, ritarderemo 10 minuti, poi in scena. Il pubblico qui è più anziano. Molti giovani qui se ne vanno dopo gli studi, alla volta di Buenos Aires. Molti spettatori sono discendenti di italiani, ma non solo, ci sono anche molti nomi tedeschi. E' in assoluto l'ambientazione più bizzarra che Ay l'amor! abbia mai avuto. Gli spettatori quasi addossati agli attori, il soffitto appiccicato alla parrucca di Maria, le finte cadute misurate al millimetro, due specchi a moltiplicare le visioni. Uno spettacolo in vetrina. Ma questa volta, complici le comuni radici, si sente molta emozione. Il vicepresidente dell'Associazione Italiana si commuove, scappa la lacrima. Davvero le radici sono qualcosa di indissolubile, anche quando non le conosci a fondo, anche quando sono molto lontane nel tempo e la musica forse ce le riporta con purezza, come una eco lontana e conosciuta.

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17 settembre

Coronel Suarez un misto italogermanico

Ora ci spieghiamo l'aria teutonica di Coronel Suarez. Qui vicino ci sono ben tre "colonie" tedesche che conservano gelosamente tradizioni e lingua e continuano a parlare tedesco fra di loro. Il nostro gruppo germanico, Tanja e Gerd, con quello polacco, Monika, vanno insieme a Oscar, anche lui di origine tedesca a vedere la comunità. E' un tour veloce in auto per le vie di queste colonie, ordinate, con alcune vie ancora nominate in tedesco, poche persone per strada... ma Oscar deve correre a preparare lo spettacolo per stasera e quindi non c'è tempo per incontrare davvero le persone. Peccato. Giorno libero a Coronel Suarez. Lunedì è poco diverso dalla domenica: poca gente per strada, pochi monumenti da visitare. Il veccnio mercato che è adibito a centro culturale è interessante, ma una visita di 15 minuti. Ottima "scusa" per mettersi all'opera e il gruppo cartoline si compone per iniziare a controllare indirizzi, scrivere, imbustare per i nostri sostenitori. Un lavoro d'equipe perfetto! Per altri c'è sempre il wifi per mandare avanti nuovi progetti. Questa sera c'è la lezione di italiano. La classe principianti ci invita a scambiare due parole. Una saletta sulla strada, piena di antichi diplomi e allieve (tutte donne) molto interessate a conoscere di più il lavoro del Teatro Due Mondi. Oggi è la nostra sera da spettatori, ben due spettacoli argentini. I cordobesi con uno spettacolo agrodolce sull'amore e i mendozinos con uno spettacolo-denuncia sulla miserrima condizione della gente dei campi, molto giocato sul grottesco ma per noi incomprensibile per via del dialetto.

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18 settembre

la Pampa ci attende

Mattino presto si parte per la Pampa insieme ai Mendozini e il loro inseparabile mate. La mitica pampa! Una landa, ma non desolata come ce la immaginavamo noi. Molte coltivazioni estesisssime, molti allevamenti allo stato brado, grandi possedimenti terrieri. Lungo la strada poche auto... e pochi paesi. Poi ci spiegherà Gustavo che la Pampa "desolata", copre tutta la zona ovest della Provincia che è deserta e povera. Arrivando a Santa Rosa le lagune si popolano di fenicotteri rosa. Mai visti tanti. Eccoci nel cuore della Pampa: Santa Rosa. Subito operazioni di scarico: il Teatro Espanol è bello, tutto tondo, accogliente con una buona acustica. Pranzo con i mendozini e incontro con lo staff del Festival: Josè il direttore, un uomo di teatro molto concreto e molto appassionato, Dario della produzione e Rodrigo il comunicatore efficientissimo che pochi minuti dopo l'arrivo ci ha già postati su FB nella pagina del "Portal de la Patagonia". A Santa Rosa apriremo il Festival insieme ai mendozini. Per cui il pomeriggio siamo subito in radio per l'intervista di rito. Passiamo per la sala di teatro indipendente di cui José è molto orgoglioso: un collettivo di gruppi locali la sta mettendo a punto con tanto di foresteria. Qualcosa ricorda la Casa del Teatro. Sarà anche solo la passione che ci trasmette verso un luogo che cura come fosse suo, per la città e per accogliere artisti e spettatori in un incontro fecondo.

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18 settembre

Una piacevole serata con José, Darìo e Rodrigo (che ha fatto la foto). Aria "fresca" e frizzante.

 

   

19 settembre

Santa Rosa de la Pampa, al Teatro Español

Dal Teatro Italia di Coronel Suarez passiamo al Teatro Español. Apertura ufficiale in un teatro storico. La mattina appuntamenti radio e televisione. Come veri divi! Mentre Monica, di nuovo non in forma, decide di appellarsi alla croce rossa internazionale e alla clemenza dei ristoratori per avere un semplice riso bollito, Tanja si vota appella alla televisione per annunicare il debutto di Ay l'amor!. Ma la verità è che Josè ha un ottimo staff attento alla comunicazione, alla tecnica e a ogni dettaglio, anche quello del cibo, che non è niente male anche se a menu fisso e il personale è molto gentile, come tutti i pampeanos che incontriamo. La sera il teatro non trabocca, ma sono spettatori molto attenti, nei momenti drammatici dello spettacolo il silenzio è assoluto. Un bel pubblico e lo spettacolo potremo dire stasera davvero senza pecche. Tutti soddisfatti, attori, regista, lo staff del Festival. Siamo contenti. Qualcuno si è perso lo spettacolo e commenta su FB "que penita no se repita".

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19 settembre

Santa Rosa La Pampa: le belle foto di Margarita Solé e di Rodrigo Pellegrino. Grazie!

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20 settembre

Parrilada di gruppo poi stanotte si va a Cipolletti

Qualcuno fa ancora un giro per la città: al nostro esigente sguardo italiano offre poco, diciamo, a parte molti negozi, variegati murales, e la strabilinate cattedrale a rombi, dove i 12 rombi simbolizzano gli apostoli. Il mercato locale trabocca di tazze del mate, ma si fatica a trovare amuleti che facciano al caso nostro. Chiediamo consiglio a José, il direttore, di origine metà spagnola e metà mapuche, che ha contatti con le comunità indigene e ci aiuta a trovare degli oggetti significativi. Oggi è il giorno della parrillada collettiva: i Karamazov e i Due Mondi guidati da Gustavo e Jorge. Ci si va tutti in Motorhome, dall'amico di Gustavo. Lunga tavolata, ottima mangiata! Pomeriggio in "ufficio" per alcuni e gita fuori porta per gli altri, sempre in Motohome. Per la prima volta una pausa nella natura. Al Parco Luro, un parco curatissimo nel mezzo della Pampa. Una visione molto strana, dove i cervi sono "animali esotici" perchè portati un tempo dalla Francia. Ma poi ci raccontano che il francese fu premiato dallo stato con una tenuta estesissima perchè sterminava gli indigeni. E tutto assume un aria molto diversa. In albergo passa a cercarci il Presidente della Comunità Piemontese, il tricolore nella tesa del cappello. Vedere Ay l'amor! lo ha riportato indietro nel tempo e la canzone delle mondine proprio nel suo Piemonte, anche se lui è italiano di terza generazione. Dice che un po' lo stato italiano si dimentica dei suoi figli argentini. E un po' ci dispiace. Ci vorrebbe in radio sabato per la marcia italiana che esiste dal 1869. Ma non ci saremo, stanotte partiamo. Proponiamo un surrogato: il video di Ay l'amor! per mandare in onda le canzoni che gli piacciono. Ora "impacchettiamo" e fra un'ora si parte per Cipolletti!

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20 settembre

Terminal Santa Rosa Tempo Reale: partenza per Cipolletti con El Rapido Argentino (!). Per ora annunciata 1 ora di ritardo. Nuova partenza prevista ore 2 di notte. Beviamoci una tisana (rilassante)

 

   

21 settembre

aria di casa (ma inquinata)

Nell'attesa al terminal, il canale HBO manda in onda Draquila, dietro la testa di Renato si intravvede Bertolaso. Impressiona. La peggiore Italia che non vorremo vedere qui.

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21 settembre

atmosfera pampeana

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21 settembre

insieme e divisi verso Cipolletti

Viaggio notturno in "micro", bus colectivo con un'ora d'attesa al terminal guardando su FB le foto di Ay l'amor! a Paranà e a Santa Rosa. Molto belle. Due di noi in Motorhome che "salpa" alle 2 stipato di valigie e panche nei corridoi. Viaggiamo in contemporanea, insieme e divisi. Notte fredda, buia, stellata, percorrendo strade dritte in pianure praticamente disabitate. E' l'Oeste de la Pampa, semidesertico, lunare. Strada piena di buche, ogni tanto qualcuno sobbalza, il bus ondeggia. L'aurora si colora di arancio-rosa nel buio del posto di controllo sperduto nel nulla. Nel Motorhome dagli oblò passa l'aria fredda della notte e le cuccette si fanno gelide. Dopo quasi 500 chilometri di vuote distese entriamo nel valle, iniziano le coltivazioni, sterminati campi di alberi da frutta circondati da alti pioppi che proteggono dal vento patagonico, centri di stoccaggio. E finalmente Cipolletti, patria della mela e della pera, moltissimi nomi italiani. Al terminal ci accoglie Hector, gentilissimo. Nel trasfer all'Hotel perdiamo Tanja, Angela, Renato e Gerd che per errore sono arrivati all'Hotel dei Karamazov. Oplà!

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21 settembre

Cipolletti: mele non cipolle

Pranzo con tutti i gruppi del Festival nel ristorante del Festival, all'apparenza una vecchia milonga. Il regalo del Festival: una sporta di mele rosse smaglianti da far invidia ad Adamo ed Eva. Poi subito sopralluogo. Dalle foto lo spazio del Monumento agli Italiani ci sembra piccolo. E lo è: traffico e vento, un po'complicato per noi. Ci raggiunge Jorge, il direttore del Festival, e prontamente decide la chiusura del traffico. Ci stringeremo, il pubblico non sarà molto, per il lungo week-end sembra vadano tutti al mare o a sciare a 400 km da qui, una distanza breve da queste parti. Gli smaniosi del sightseeing si inoltrano nella città... con poca soddisfazione. Un buon programma è vedere gli spettacoli di Festival nel tardo pomeriggio fino a notte.

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22 settembre

in compagnia della Lupa

Continiuamo a raccontare, ora nell'attesa del nostro rientro. Il pensiero corre sempre a Mario e ci accompagna. A Cipolletti ci accoglie calorosamente Cecilia, grande amica di Luigia del Tascabile, i nostri amici bergamaschi. Jorge, il direttore, è un uomo di teatro di quelli che si sporcano le mani: ci aiuta a montare i camerini, pulisce i bagni dello sgabbiotto angusto dove ci installiamo. Ci assistono con grandissima disponibilità a risolvere ogni questione (il rumore, la disposizione del pubblico). Facciamo spettacolo nella stretta piazzuola del monumento agli italiani, con la Lupa imperante. I cancelli rimangono aperti, quando gli spettatori paganti si sono seduti, chiediamo che entrino tutti. E lo fa anche il venditore di choclo (i pop corn argentini). Non c'è vento e si devia il traffico, l'anfiteatro si riempie. Condizioni e spazio ideale, il pubblico ti vede più vicino e tu in scena lo senti. A Cipolletti l'energia del pubblico è stata davvero forte. Una signora proprio di fronte, inizia a piangere già alle prime battute. Una folla in ascolto silienzoso mentre cantiamo la Canzone della risaia e Tinni vai. A spettacolo finito molta partecipazione e commozione degli spettatori. Jorge ci fa i complimenti, uno ad uno ci abbraccia, è molto contento. Ha seguito lo spettacolo in ogni singolo dettaglio e ne parla affascinato. E noi siamo lusingati. Cena veloce (che qui è quasi impossibile) e a rate per correre allo spettacolo degli Uruguayani, poi si ritorna al ristorante per chiudere il dolce e aspettando la milogna. Che non c'è. Ma incontriamo i "Karamazov" e, conversando fra amici, entriamo nella notte.

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23 settembre

Stanotte abbiamo saputo che il papà di Angela se ne è andato. Mario era un nostro grande amico e ci è sempre stato molto vicino. Ora siamo stretti nell'abbraccio ad Angela.


Un testo che ha accompagnato per molti anni il nostro lavoro. A Mario. (da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury)

Ero bambino quando mi morì il nonno, che era uno scultore di valore. Era anche un uomo d’animo gentile che aveva molto amore da dare al mondo (e aveva contribuito grandemente ad alleviare la miseria nel quartiere povero della nostra città).
Costruiva giocattoli per noi, e aveva fatto un milione di cose buone in vita sua. Era un uomo che aveva sempre le mani in moto per fare qualche cosa. Ora, quando morì, io mi accorsi che non piangevo per lui, ma per tutte le cose buone che aveva fatto.
Piangevo perché non le avrebbe fatte mai più, non avrebbe mai più scolpito o intagliato un pezzo di legno, non ci avrebbe più aiutato ad allevare colombe e piccioni, né avrebbe più sonato il violino come lui solo sapeva fare.
Era parte di noi, il nonno, e con la sua morte tutte le azioni si arrestarono, anch’esse morte, perché non c’era più nessuno che potesse farle come le faceva lui. Era un uomo importante, il nonno.
Io non sono mai riuscito a superare la sua morte. Spesso penso a tutte le meravigliose sculture che non hanno mai visto la luce - a causa della sua morte. Quante cose buffe e divertenti mancano al mondo, e quanti piccioni nidificano nelle case, piccioni che non sono mai stati toccati dalle sue mani! Mio nonno aveva foggiato il mondo. Aveva dato delle cose al mondo.
E il mondo è stato truffato di dieci milioni di bellissime azioni la notte in cui mio nonno passò a miglior vita.


poche righe per ricordare un maestro....ospitate dal corriere di ravenna di oggi..

Mario Pezzi ci ha lasciato. Ci ha lasciato uno dei “grandi” del Novecento, un artista ed educatore che ha contribuito in modo decisivo alla costruzione della nuova identità ceramica della nostra città. Pezzi sapeva dare poesia alla forma, sapeva giocare con i colori, sapeva sognare con la terracotta. Pezzi aveva ironia e capacità tecnica, amava la ceramica e conosceva bene il mondo delle arti figurative. Il vuoto che lascia è grande, perché grande è stato il contributo che ha dato alla nostra comunità. Da sempre animatore dell’Ente Ceramica, ha sempre condiviso con tutta la città la sua passione,la sua intelligenza, la sua capacità creativa. Il suo fare arte si è sempre intrecciato al suo essere educatore. Come tanti altri grandi del novecento ha sempre mantenuto insieme la tensione per la didattica con quella per l’attività artistica. In questo modo non solo ci ha donato emozioni e idee sorprendenti, ma ha anche trasmesso a diverse generazioni il fascino dell’arte e la conoscenza della terracotta lavorata. Pochi mesi fa abbiamo inaugurato insieme un suo vibrante progetto sui “Sonetti romagnoli” di Olindo Guerrini. In quell’occasione abbiamo ricordato come sia Guerrini sia Pezzi non siano stati solo grandi poeti, ma abbiamo contribuito a costruire un immaginario narrativo e culturale romagnolo condiviso. Pezzi ha scritto una pagina importante della narrazione artistica della nostra terra, una pagina che continueremo a leggere, emozionandoci, ridendo e commuovendoci. Pensando alla sua leggerezza e alla sua profondità. Con colori forti.

Massimo Isola - Assessore alla cultura e presidente Ente Ceramica Faenza

 
   

23 settembre

Centenario alla gomeria

Il mattino ci raggiunge la notizia del babbo di Angela. Siamo tutti sconvolti. Pensiamo ad un'alternativa per lo spettacolo di oggi e intanto sondiamo i voli aerei. Ma non c'è modo per Angela di rientrare a casa da Neuquen in tempo per i funerali. Pasto take away per chi ha fame e poi alle 14 ci spostiamo a Centenario, a 40 km, una cittadina che di anni ne ha meno del suo nome, solo 90. Città satellite di Nequen che, per il poco che vediamo, sembra più un dormitorio. Case basse, strade sterrate, un paseo vicino alla superstrada. Il posto indicato dell'organizzazione non va bene, Alberto cambia e sceglie un fondale molto argentino: la Gomeria, custodita da nonna e nipote. Il pubblico sulle sedie nel lato sterrrato. In compenso, camerini nell'albergo di lusso. Stavolta spettacolo "di strada" per davvero. Nella Gomeria ci vivono, c'è un comedor e diversi bambini. La nonna ci racconta di anni addietro quando un italiano le chiese di farle una foto, aveva un chiosco a Neuquen. Il paese offre poco così c'è pubblico anche durante le prove, debitamente attrezzato con termos di mate. Rinunciamo ai microfoni, inadatti alle nostre maschere. Alle 20 c'è molta gente in circolazione sul paseo e le auto non cessano. Anzi, il paseo è anche delle auto, impossibile fermarlo. I passanti buttano uno sguardo ma pochi si fermano oltre a quelli arrivati apposta per Ay l'amor! Bene, faremo spettacolo per chi c'è, ci sono ancora sedie vuote, ma chi c'è è curioso e attento, sorride e applaude. Non manca il cane in scena ma stavolta abbiamo anche la nonna col nipotino. Ieri scenario cittadino e monumentale, oggi paesano e casalingo. Questo è il teatro di strada. A cena i nostri ospiti Enrique e Carlos diventano più loquaci e ci scambiamo notizie sulle forme di sussistenza del teatro, in Italia e in Argentina. Si stupiscono di venire a sapere che anche da noi non è così facile, "como aquì" commentano. A vedere lo spettacolo viene anche un parente di Sonia, emigrato da bambino, dalla Valtellina, dopo la seconda guerra. Con genitori e fratelli salparono da Genova, 16 giorni di navigazione e poi vennero a General Roca, 50 chilometri da qua. E' maestro di musica e direttore di corale. Anche lui suona la fisarmonica e Maria, straordinariamente, gli cede il suo accordeon. Ci suona qualche pezzo, anche un valzer e un tango. E' il suo modo di ringraziare per lo spettacolo. Molto in piccolo abbiamo fatto un baratto, un trueque.

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24 settembre

in attesa

Giorno libero a Cipolletti. Siamo spossati e disorientati. Angela cerca di riposare. Passiamo la giornata in albergo e ci aggrappiamo alle cose da fare con una riunione sui progetti futuri e il nostro prossimo appuntamento in Brasile. Ogni tanto qualcuno fa un giro in città, fra negozi semichiusi e caffè semiaperti. Giornata calda, festiva. Di quelle che non passano. In serata si parte, eccetto Sonia e Gerd che restano e partiranno domani in Motorhome. Sonia è stata invitata dai parenti paterni, mai conosciuti prima, che vivono qui vicino, a General Roca. Si radunano intorno a un asado, il rito dei giorni festivi. Un incontro che commuove, puzzle che si compongno. Il cugino musicista, vive ancora nella casa dove la famiglia si installò nel dopoguerra al suo arrivo dall'Italia. Tre stanze, dove allora vivevano ben tre famiglie numerose. Oggi ha preso i colori vivaci delle case argentine, la famiglia si è ramificata, nipoti e pronipoti, ognuno nella sua casa e qualche pronipote ora è tornato in Europa con il proprio lavoro. Vite e luoghi che si intrecciano attraverso un oceano.

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25 settembre

lunga e diritta... attraverso deserti

Ancora partenza disgiunta: micro notturno per il gruppo, Sonia e Gerd sul Motorhome con i Karamazov. L'organizzazione vuol ridurre all'osso le spese, sfruttando il Motorhome il più possibile. Così riesce, ci dice Cesar, a pagare compensi più alti ai gruppi argentini che non hanno vita facile. Se è così, non è da biasimare anche se noi ci sorbiamo qualche faticosa scomodità. E' un viaggio piatto, attraverso il deserto. 800 km, il penultimo lungo trasferimento. Passate le ultime "fincas", i campi coltivati e circondati da pioppi, iniziano le sterpaglie, ciuffi verdastri che coprono una terra sabbiosa. Qualche sperduto paese, poi qualche abitazione isolata. Poi più nessuno, per chilometri lungo il rettilineo della ruta 151. In mezzo al nulla ci fermiamo in un paese da Far West. Qualche casa snocciolata lungo una larga strada asfaltata, camion parcheggiati ai bordi. Il resto sterrato e pulviscolo che aleggia. In un comedor spartano ci servono buon pollo e buona carne e una pizza gigante per i meno carnivori. Per accelerare i tempi, Gustavo e Jorge, i nostri autisti, si improvvisano camerieri. Che si fa, quando si vive in questi posti? Una vita che non riusciamo a immaginarci. Poi compare lontana la Precordigliera, ci avviciniamo a Mendoza. I viaggiatori del micro fanno un viaggio faticoso, poco sonno incastrati in stretti sedili. Al mattino presto a Mendoza, li consola una colazione con vista spettacolare della Cordigliera al 10° piano. Mendoza, città ricca e moderna, frenetica e forse anche mondana. Alberi alti e rigogliosi irrigati un'incredibile rete di canali coprono i viali come tunnel naturali verdeggianti. Piazze ricche di vegetazione, traffico incessante. Dopo cittadine fatte solo di negozi e casette, a Mendoza si respire aria di metropoli vivace. Il tempo è poco per uscire dalla città e vedere i vigneti. Ma il vino è buono. Mendoza capitale mondiale del vino, anche se a noi italiani questo fa un po' sorridere.

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26 settembre

ufficialità medozina

(Rewind... da Mendoza) Il mattino del secondo giorno siamo attesi nel bell'edificio del Banco Hipotecario, sede del Ministerio de Cultura. Ci offre il caffè il giovane Segretario di Cultura, di origini friuliane, rientrato da poco da un viaggio in Italia, affascinato dalla bellezza della nostra terra. La Ministra riceve Alberto e Cesar. Ufficialità. Poi presiede la conferenza stampa d'apertura dove Cesar viene "scritturato" come interprete, occasionale ma di qualità. Foto e dichiarazioni di rito. Poi subito fuori il sopralluogo nella Piazza San Martin proprio di fronte, assediata dalle trafficate vie centrali. Microfoni obbligatori purtroppo. Speriamo che ci siano tutti e che funzionino a dovere. Nel pomeriggio a pianoterra dell'albergo si intalla l'ufficio TDM, con vista sui passanti che di tanto in tanto ignari si fermano e si specchiano nei vetri aggiustandosi i capelli. La sera in piazza, una murga annuncia l'inaugurazione di una mostra. C'è una moltitudine di persone. Sarà lo stesso anche per noi? Cena con vista sulle luci della città. Per fortuna, altrimenti l'estenuante attesa del pollo scatenerebbe isterismi incontrollabili. Non capiamo perchè, ma pare essere una caratteristica dei ristornati argentini: le attese sono lunghe, estenuanti, ci affamano. Saremo noi troppo impazienti europei?

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27 settembre

Mendoza, ai piedi di San Martin

A metà pomeriggio si inizia ad allestire, ma ancora una volta prove di corsa: l'ultimo microfono arriva tardi. Sembra essere ormai una regola! Ore 20 passate, la piazza inizia a riempirsi, moltissimi giovani anche qui. C'è fervore, molti si conoscono, pubblico del festival e teatranti. Qualche anziano italiano prima dello spettacolo fa le sue dichiarazioni d'amore all'antica patria. Lo spettacolo è molto faticoso. Il microfono di Angela non parte proprio quando c'è la sua entrata iniziale. Vicino alle casse il volume è alto, sul fondo invece si sente il traffico e il generatore di corrente. Durante la canzone della risaia, il cane di turno inizia ad abbaiare proprio sotto la statua del San Martin. I ragazzi con lo skate riprendono le scorribande. E' stata dura. Ma chi è riuscito ad ascoltare, apprezza lo spettacolo. Diversi spettatori ci chiedono il CD delle musiche. Dovremmo attrezzarci, abbiamo solo DVD. Fra il pubblico il Console Italiano e sua moglie. Affascinati ed entusiasti. Conoscono molte delle nostre canzoni, apprezzano gli arrangiamenti. Restano con noi tutto il tempo dello smontaggio. Il Console vuole darsi da fare; vogliamo fermarlo ma lui deciso afferra cassa e inizia a spostarla. Scopriamo di avere conoscenze in comune al Circolo Gianni Bosio. E' bello sentirsi "coccolati" dalle nostre rappresentanze ufficiali. Ci fa sentire davvero ambasciatori della nostra cultura e orgogliosi. Dovete ritornare, ci dicono. Ritorneremo, speriamo. Ci salutiamo calorosamente e noi ci avviamo alla nostra tortura finale: l'attesa estenuante della cena al ristorante dell'albergo. Qualcuno rinuncia.

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28 settembre

28 settembre. Un mese di Argentina

   

28 settembre

la Cattedrale di Mario

Partenza all'alba per San Juan. Oggi giornata piena: viaggio + spettacolo. Noi, Taddo e Vincenzo dei Karamazov partiamo fra valigie e panche stipate nei corridoi. Ormai siamo abituati. Viaggio breve e piacevole, fra paesi, oliveti, campi deserti, sterminati vigneti e piccole chacras, i grandi orti intorno alle case, che costeggiano il rettilineo che unisce le due città del vino argentine. La prima grande e ricca, la seconda più piccola e dimessa. Ma nel pomeriggio, dopo la siesta pullula di giovani che affollano le piazze alberate. Le architetture sono recenti, il segno di una città ricostruita totalmente dopo un terremoto nel 1944. Qui c'è la Cattedrale che Angela vuole visitare. Qui suo papà Mario è stato trent'anni fa a installare un'opera di Biancini. San Juan è diventato importante nella nostra tournée. Ora ha un significato più forte per tutti noi. Una cattedrale moderna, con un campanile solitario che domina la Plaza de Mayo, la stessa del Teatro Municipal dove presenteremo lo spettacolo.

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28 settembre

a San Juan, amore vero per il teatro

All'arrivo a San Juan rincontriamo il gruppo colombiano di cui ancora non siamo riusciti a vedere lo spettacolo ma che incrociamo di continuo. Sono molto simpatici e calorosi. Anche loro suonano e cantano in scena e al ristorante ci salutano cantandoci "Il pinguino innamorato". Stavolta però non ci incroceremo più. Speriamo in futuro, magari in Colombia. Il Teatro ha un ingresso bizzarro, chiuso fra due negozi di abbigliamento, passerebbe inosservato se non fosse sovrastato da una scritta cubitale. Dentro c'è Javier, il direttore di sala, tuttofare, disponibile e gentile. Con sua moglie ha ripreso in mano il teatro semidistrutto e lavorando con le proprie mani ha risistemato tutto: sedili, pavimento, impianto tecnico. Un vero amore per il teatro che respiriamo e che ci fa sentire bene dentro questo spazio. Stasera dedichiamo lo spettacolo a Mario, il papà di Angela. C'è commozione e un forte applauso. Poi partiamo con molta energia, forse qualche errore, ma lo spettacolo cattura il pubblico. Un pubblico molto variegato, giovani, anziani, adulti, teatranti e spettatori comuni, affezionati e neofiti. Il pubblico giusto per Ay l'amor!, come piace a noi, popolare. E tutti si alzano in piedi alla fine. All'uscita parlano fra di loro dello spettacolo. Contenti. E' bello vederlo. Al ristorante, una coppia ferma Angela per farle i complimenti, poi Stefano e poi Monica. Foto con tutti. Sorrisi e abbracci... eccetto che per i ristoratori che sadicamente ci fanno attendere un'interminabile ora.

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28 settembre

A San Juan, dedicato a Mario.

"Dedichiamo lo spettacolo a Mario Pezzi, papà di Angela, attrice e cofondatrice del gruppo. Pochi giorni fa se ne è andato mentre noi eravamo in tournée.
Mario era un artista ceramista che venne a San Juan negli anni '80 per installare l'opera del Cristo che si trova nella Cattedrale, realizzata dallo scultore Biancini di cui era collaboratore.
Mario parlava di questo viaggio con emozione e per questo vogliamo dedicare a lui la nostra recita qui a San Juan."

   

29 settembre

incontri e visioni

Sabato lo trascorriamo a San Juan, anche se buon senso vorrebbe spostarci già oggi a Villa Mercedes che dista circa 6 ore di viaggio. Ma il deus ex machina degli incastri logistici del Motorhome ci costringe a una pausa oggi e una corsa domani. Qualcuno riposa, qualcun altro si avventura al ristorante sperando di uscirne almeno prima di merenda, qualcuno invece rinuncia al pranzo barattandolo per un po' di tempo libero in più. Un gruppo si avventura in una gita fuori porta consigliata dall'albergatore, ma con poca speranza di vedere qualcosa di spettacolare a così poca distanza dalla città: la represa, la diga, di Ullum "con poca acqua" non sembra allettante, ma si arriva col colectivo 29 per una ventina di chilometri fino alla montagna. Dopo 20 minuti di viaggio pianeggiante ci si aspetta una pozzanghera poco interessante. Ma d'un tratto ci si alza rapidamente e si entra in un altro mondo: lo sbarramento nasconde un lago enorme, silenzioso, circondato della sierra, picchi terrosi dai colori variegati tutto intorno, piccoli canyon e argilla morbida sulle rive. Un bel luogo inaspettato. E dopo un tramonto da cartolina, una luna come una sfera gigante ed etera appoggiata sul filo della montana. Angela e Maria di nuovo alla ricerca del mercato artigianale per gli ultimi acquisti. Una coppia di spettatori sanjuanini le vede al bar, le riconosce dalla sera prima e si ferma a salutarle. Partono i complimenti e così finoscono per passare il pomeriggio insieme facendo acquisti nei posti giusti e raccontando la storia della loro vita di argentini emigrati e ritornati. Lui ha origini modenesi e giocava a rugby in Europa. Ora è rientrato e forse qui la vita è più dura.

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30 settembre

nella provincia il teatro è vivo

(tornati a Faenza, finiamo il diario: 30 settembre) Partenza alle 8 per Villa Mercedes insieme agli argentini di Kotidiana. Il Motorhome è fermo di fronte all'albergo ma Gustavo non si vede. Spunta 40 minuti dopo col volto addormentato. In piena notte l'hanno svegliato per fare il trasbordo delle scenografie di un altro gruppo e quasi non ha dormito. Un'organizzazione logistica a volte alquanto strana! Ma si parte. Tutti poco riposati, socializziamo poco. La strada oggi ci regala l'emozione di qualche curva fra campi coltivati e poi semi-desertici. Compaiono tempietti mai visti prima, dedicati alla Difunta Correa, una sorta di santa popolare morta di sete nel deserto col figlioletto miracolosamente vivo attaccato al seno. A lei si offrono bottiglie d'acqua. Passiamo da San Juan, vista dall'autostrada molto moderna con opere faraoniche commissionate da un Governatore megalomane. Una sede a forma di nave in cima a un cucuzzolo, l'illuminazione di quasi 400 km di autostrada, una città ex-novo più varie altre amenità. Ma forse oggi anche un italiano non si stupisce più di fatti simili... Arriviamo in una città deserta, è domenica, è la siesta, c'è vento e pochi umani in circolazione. Sulla piazza si affacciano due caffè, anch'essi deserti, una chiesa monca dall'architettura austera, qualche negozio e un'ufficio di assicurazione. Una specie di pergolato con brutte colonne quadrate decora la piazza. L'atmosfera è sospesa, in fondo gradevole, anche se la bellezza non è molta. In compenso il pollo per pranzo è molto buono e il servizio straordinariamente veloce. Alle 14 tutti "listos" per andare col micro al Molino Fenix, un ex mulino trasformato in centro culturale sempre dallo stesso Governatore. Un bel recupero industriale che dà aria di metropoli a questa piccola cittadina di provincia. Ma Ay l'Amor! si farà al chiuso perchè qualche nuvola promette pioggia. Il Festival è al secondo anno, ancora un fiore delicato. Ma c'è già un piccolo pubblico affezionato e gli organizzatori si impegnano molto a convincere anche gli spettatori occasionali a partecipare allo spettacolo. La sala è un parallelepipedo vuoto, molto grande, con 100 sedie che alla fine si riempiono e qualcuno resta in piedi. A un certo punto dal soffitto si sente rumore di pioggia. L'abbiamo scampata. Lo spettacolo è buono e il pubblico è contento. Noi pure. Un pubblico semplice, sincero e popolare, come piace a noi. Allo spettacolo c'è uno dei nostri sostenitori, un'italiana proprietaria di un'azienda agricola a San Luis. Casualmente è in Argentina quando noi siamo proprio a Villa Mercedes e la incontriamo. Non ha mai visto lo spettacolo e rimane affascinata.

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1 ottobre

Cordoba coloniale

(tornati a Faenza, finiamo il diario: 1° ottobre) Il mattino seguente a Villa Mercedes attendiamo la partenza per Cordoba. Riposo innanzitutto, visto che la città offre poco se non una gradevole quiete. Viaggio in Micro comodo e diurno. Al secondo piano tre fortunati hanno i posti davanti, vista totale sul paesaggio. Il nostro documentarista, sfortunato, ne ha uno al fondo e siccome nessuno pensa di cedergli il posto, se la prende un po'. Ma Gerd non avrebbe fatto foto comunque, è un fotografo ortodosso e pignolo: non si scatta se già si sa che le foto vengono male. Arrivo a Cordoba nel tardo pomeriggio. L'albergo stavolta è centralissimo. Esci dalla porta, giri l'angolo e la stupenda cattedrale di Cordoba è già lì. Che bel regalo! Il centro porta le tracce dell'antica colonizzazione gesuitica, decine di chiese e un'università, la più antica del Sudamerica. Cordoba è città ricca di storia, come non ne incontravamo da un po' di tempo. Appena fuori dal centro storico, ha subito l'aria di grande città con tabelloni luminosi, gente frettolosa, una metropoli grande e vivace, piena di vita e colta. Avremo solo un giorno libero qui a Cordoba per cui tutti si scatenano da subito nella visita cittadina e negli acquisti finali per amici e parenti. Finalmente Stefano può terminare la sua ricerca dell'"Alfajor migliore dell'Argentina" e del "Dulce de leche mas bueno del pais". Ormai ha censito tutti (beh, quasi) i produttori e a Cordoba non gli resta che riempire la valigia con gli Havanna e con vasetti di Salamandra e Poncho Negro. Sonia si è fermata a San Juan per visitare la grande azienda agricola di Elena che ha finanziato uno dei biglietti. Un'impresa anche questa faraonica con una propria uscita dall'autostrada, migliaia di ettari coltivati a soia, mais, colza e un migliaio di bovini che pascolano. Grandi irrigatori circolari bagnano la terra e la rendono fertile. Fuori dai cerchi la terra è sabbiosa e produce poco o nulla. Ma tuttavia è una dimensione inquietante che lascia spaesati e perplessi.

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2 ottobre

gli anni oscuri e dolorosi al centro

(tornati a Faenza, finiamo il diario: 2 ottobre) Oggi si prepara l'apertura del Festival: pomeriggio "televisivo" per le interviste di rito con la stampa locale, poi alle 19 un po' di mondanità per aprire le porte del teatro. Ci saranno tutti, Gabriel della prensa e Raul, il direttore e fondatore di questo Festival di Teatro per bambini e ragazzi. E' una collocazione un po' strana per noi perchè Ay l'Amor! è sì uno spettacolo per "todo publico" come dicono qui, ma non nasce come spettacolo per ragazzi. Ma comunque, è un festival importante che esiste da molti anni. Vale la pena di esserci. All'inaugurazione spuntano anche alcuni trampolieri - per la verità un po' approssimativi - che si avviano alla Piazza San Martin. Sonia arriva all'alba col micro mentre tutti sono ancora nelle braccia di Morfeo. Ci ritroviamo a colazione, all'11° piano con vista spettacolare sulla piazza centrale. In giornata alcuni di noi visitano il Museo della Memoria ora Centro Culturale. Un passaggio aperto, senza porte ti invita facilmente a entrare e senza accorgerti piombi nel pieno di quell'orrore che ha segnato questo paese e per il quale il processo di giustizia è ancora aperto e lungo. Interminabili righe di nomi disegnano gigantesche impronte digitali sulle pareti esterne: sono i nomi delle persone imprigionate, torturate, uccise e scomparse in questo luogo. Sulla Piazza San Martin ci sono il Cabildo e la Cattedrale, in mezzo sta il passaggio Santa Catalina sui cui affaccia l'ala del Cabildo che negli anni '60 '70 era sede del centro di detenzione clandestina. Un'ubicazione che ha qualcosa di tremendo: nel pieno centro della città, chiuso fra i luoghi del potere politico e di quello religioso, si trovava il luogo della tortura e della repressione, una voragine infernale che ha inghiottito una grande fetta della giovane generazione di quegli anni con i suoi sogni di giustizia, di uguaglianza e di libertà. Nel labirinto di queste piccole stanze, i sequestrati bendati riuscivano a capire dov'erano solo dal suono delle campane. E' un museo crudo, dove tutto è rimasto com'era e la storia è raccontata attraverso installazioni e mostre senza estetismi o concettualismi ma con sobrietà e spirito documentario. Intoccati sono rimasti i muri, le parole intarsiate dei detenuti, le celle, la sala d'attesa dei giovani bendati, la sala d'archiviazione fotografica per il Registro dei Sovversivi. E l'aria è ancora grave, seppur rarefatta dal tempo e dalla distanza dei ricordi. Stasera ci sarà l'anteprima dei Karamazov.

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3 ottobre

fra gesuiti e friulani a Colonia Caroya

(tornati a Faenza, finiamo il diario: 3 ottobre) Il mattino incontriamo Javier all'Istituto Italiano di Cultura. Ci scambiamo opinioni sulle realtà culturali argentina e italiana. Javier ci aiuta a capire meglio quello che succede qui e noi gli raccontiamo i progetti delle Brigate e della Carovana meticcia che lo interessano molto. Alle 14 si parte per lo spettacolo a Colonia Caroya. Il 70% degli spettacoli del Festival, ci dice Raul, il direttore, si presenta nella Provincia. La ramificazione provinciale è una strategia della politica culturale argentina: limitare la forza accentratrice di Buenos Aires e delle singole Capitali per dare spazio alle identità locali e sostenere progetti culturali periferici. E' la politica del contrastato governo di Cristina Fernandez che però svariati operatori culturali apprezzano proprio per lo spazio e il sostegno riconosciuti alle arti. All'arrivo a Colonia Caroya di accoglie Claudio, il direttore Claudio di questo sito Unesco che ci racconta con passione subito tutta la storia affascinante di questo luogo. Uno dei primi insediamenti gesuiti in Argentina. Una estancia che facevano coltivare dagli indigeni in cambio di derrate alimentari e con la quale mantenevano la scuola fondata a Cordoba. A fine 800, dopo l'esplusione dei gesuiti dall'Argentina, alla Colonia arrivarono emigranti friuliani che agricoltori che si insediarono nella Estancia e poi fecero nascere la cittadina di Colonia Caroya. Colpisce - ed è molto istruttivo - leggere oggi come venivano accolti gli emigranti italiani quel tempo: c'era un Ministero per l'Immigrazione, c'era un Comitato d'Accoglienza, preparavano "abundante comida", assegnavano alloggi e terreni. Resoconti di solidarietà umana che commuovono. Iniziamo ad allestire. Prima pensiamo di aver dimenticato la cinepresa in albergo (poi la ritroviamo) poi ci accorgiamo che manca la fisarmonica, rimasta sul pick-up (che per fortuna ritorna). La nostra assistente Ana inizia a strabuzzare gli occhi. Ma ci scusiamo, è l'ultimo giorno di una lunga tournée. E tutti un po' stiamo pensando al rientro. Chiudiamo la nostra tournée in uno spazio molto bello e perfetto per Ay l'amor!, all'aperto, sull'erba, ma nel silenzio dell'Estancia. E' la prima sera del Festival, ad annunciare il programma c'è una murga. Un complesso di tamburi fatto da ragazzini dei paesi vicini, ragazzini con difficoltà che partecipano a un laboratorio insieme a gruppi di scolari che presentano delle danze variopinte, semplici e festose. Presentazioni ufficiali di rito e poi iniziamo. Le dimenticanze sono finite, lo spettacolo è buono, tutto scorre bene a parte un inciampo sul prato. Uno scroscio di applausi quando dedichiamo l'ultima canzone ai nostri donatori e a tutti gli amici argentini. E' un momento emozionante anche per noi. Dopo lo spettacolo ci aspetta il rinfresco con empanadas e soprattutto il salame di Colonia Caroya, famoso in tutta l'Argentina e decisamente buono, capace di competere con i nostri. L'accoglienza è molto calda e bella. Una splendida chiusura di tournée in un luogo suggestivo e ricco di storia.

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3 ottobre

AY L'AMOR! ARGENTINO.
Un'esperienza di lavoro, di vita e di condivisione.

Quella argentina appena terminata è stata la tournée con il record delle "prime": prima tournée così lunga, prima volta in Argentina, prima volta 18 Ay l'Amor! a fila, prima volta che abbiamo cercato sostenitori, prima volta documentata in dettaglio, prima volta che in tournée ci sentiamo seguiti passo a passo, ci sentiamo in tanti.
E' stata un bella esperienza anche per questo. La necessità di trovare dei fondi, ci ha spinti all'inizio a informare tutti del nostro progetto prima ancora che fosse confermato, una cosa inusuale per noi. E poi quando abbiamo trovato tanti sostenitori e il progetto è davvero decollato, è iniziata per noi una duplice avventura.
Partire e incontrare luoghi e persone nuove, ma anche l'avventura di portare con noi tutti voi: pensare a quello che avremmo voluto dirvi di ciò che stavamo vivendo e vedendo. E poi noi stessi rileggere e guardare insieme le immagini che voi, quasi contemporaneamente, stavate vedendo. Per la prima volta è stata una tournée condivisa in tempo reale con tutti i nostri amici, spettatori, sostenitori, parenti, amici di amici. Anche questo è stato bello ed emozionante.
Grazie ancora, del sostegno, della passione, dell'amore che ci avete dimostrato e che ricambiamo. Davvero ci siamo sentiti portati sulle ali da tutti voi.

AY L'AMOR! ARGENTINO.
An experience of work, of life and of sharing with others.

Dedicated to all our friends and supporters, and to our new argentinian friends.

The Argentinian tour we just finished, did a record of "premieres": the first longest tour, the first time in Argentina, first time that we present Ay Amor! 18times in a row, the first time we look for supporters, the first tour documented in detail, first time on tour that we feel followed step by step, that we feel many. Also for that reason, it has been a great experience! At first, since we needed to rise funds, we began to inform you all about our project, even before it was confirmed. This is something unusual for us. And eventually, when we surprisingly found many supporters and our project really took off, a double adventure started for us. On one hand, setting off and meeting new places and new people, on the other hand the adventure of taking all of you with us somehow: think about what we'd liked to tell you of what we were experiencing and seeing. And then we too, watching ourselves in the photographs, the same ones that you were watching, almost simultaneously. For the first time we were sharing our tour in real time with all our friends, spectators, supporters, relatives, friends of friends. Thank you again for your support, your passion, the love that you demonstrate us and that we reciprocate. We really felt "carried on the wings" from all of you.

   

4 ottobre

hasta luego Argentina

(tornati a Faenza, finiamo il diario: 4 ottobre) Smontaggio, rientro in albergo, doccia e partenza alle 2 di notte in Motorhome. Stavolta è l'Aeroporto Pistarini che ci aspetta. Viaggiamo con una parte dei Karamazov. Per noi è l'ultimo trasferimento, per loro l'ultima tappa prima della fine della tournée. All'inizio eravamo sconosciuti, ora amici. Ci sediamo insieme e iniziamo a cantare. Qualcuno, stravolto di stanchezza, si sdraia in cuccetta. Continuiamo a intonare canzoni fino alle 4. Poi scende il buio anche dentro il Motorhome. Il cielo si espande con il suo buio e le sue stelle. Il mattino alle 11 arriviamo a Banfiled, dove vive la cugina di Cesar, simile a lui come una goccia d'acqua. Lavora al Centro Culturale dove si presentano i Karamazov. E' il momento dell'arrivederci; ieri ad amici e spettatori, oggi ai nostri compagni di viaggio. Ieri abbiamo chiuso la nostra dedica agli amici argentini con "hasta luego!", a presto! Ed è così. Speriamo di rincontrarli presto, tutti. Non solo perché significa ritornare in Argentina, ma anche perché in queste 5 intense settimane tante sono state le persone che abbiamo incontrato mosse da vera passione per il teatro, per l'arte, per un lavoro che attraverso l'arte smuova le coscienze. Spesso il tempo è stato troppo poco per confrontarsi, per parlare a fondo di quello che ognuno fa e vorrebbe fare, dei propri sogni e dei futuro sognato. Ma poi anche solo per parlare di musica e di canzoni, di asado, di lechuga e dulce de leche, di politica e cultura, di amori e passioni. Di vita, qua e là dall'oceano. Anche di questo abbiamo parlato con il nostro spettacolo, meno spesso però siamo riusciti ad ascoltare la voce di altri artisti, vedere il loro lavoro, parlare con le persone perché il tempo era poco. E questo è l'unico vero rammarico di questa tournée. Ma gli incontri stati tanti, molti anche toccanti, specie con gli italiani o discendenti di italiani che ci sono venuti a cercare dopo lo spettacolo, che ci hanno portato regali, che ci hanno invitati a cena. A volte ci sono sfuggiti i nomi, non eravamo pronti con carta e penna, ma un legame del cuore è rimasto per noi e per loro. E questo conta All'aeroporto, l'ultimo saluto è per Gustavo e Jorge i nostri fidatissimi autisti, che ci hanno trasportati e accuditi fin qui. Per loro un piccolo regalo - che si sposa con quello dei Karamazov che era del vino - il famoso salame di Colonia Caroya e una fotografia grandiosa per Gustavo: quella della "Academia de Condución Gustavo" che abbiamo visto e immortalato a Cordoba. Arrivederci Gustavo, arrivederci Jorge. Arrivederci Argentina!

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El paìs en el paìs, visto da noi

L'incontro con l'Argentina è stato di forte impatto. Spazi per noi inconcepibili, che a volte al nostro irrequieto sguardo europeo parevano sempre uguali, ma che hanno sempre rivelato grandi diversità. Abbiamo viaggiato in Argentina più di quanto molti argentini abbiano fatto o possano fare. E per questo ringraziamo l'Instituto Nacional de Teatro che ci ha invitati e offerto, con la tournée, la possibilità di conoscere un paese straordinariamente ricco di risorse, di energia vitale, di iniziative culturali. Ricco di tradizioni e denso di legami con la nostra terra, più di quanto avessimo potuto immaginare. Spesso i giornalisti ci hanno chiesto la nostra opinione sul Circuito “El país en el país” e ogni volta abbiamo detto "non conosciamo nulla di simile in altre parti del mondo". Ed è verità. Nessun circuito, che noi si conosca, è in grado di mettere in contatto, attraverso stati, regioni e province, così tanti artisti, quasi 300 teatranti e 50 compagnie fra nazionali e internazionali, e tanti spettacoli, 230 quest’anno, in poco più di un mese, organizzati da 70 organismi nazionali, provinciali e municipali. Un'enorme macchina messa in moto per il teatro, ma soprattutto per gli spettatori di città grandi e piccole di un'intera nazione con l'intento di far conoscere in ogni provincia opere che difficilmente, al di fuori di questo circuito, potrebbero arrivarvi, e per gli artisti con l'obiettivo di creare una forte osmosi culturale all'interno della nazione e con altre nazioni. In Italia, a parte alcuni casi di grande successo, noi stessi al Nord fatichiamo a conoscere davvero il teatro del Sud e viceversa, a volte persino fatichiamo a conoscere il teatro che si produce in altre regioni vicine alle nostre, nonostante le distanze siano inferiori e magari le strade anche più veloci. La vecchia Europa tende forse ancora a pensare che in campo culturale il Sudamerica viaggi al seguito. In realtà a noi pare che un progetto come questo sia molto progredito e abbia molto da insegnare anche all’Europa, sia nella sua intenzione di creare legami e scambi attraverso gli artisti dello stesso paese che nel suo obiettivo di creare un nuovo pubblico per il teatro. E noi l'abbiamo incontrato questo pubblico, sempre diverso, in ogni luogo. Calcoliamo che quasi 6000 spettatori hanno assistito alle nostre 18 recite e nella loro diversità c’era sempre una costante: la presenza dei giovani. Gli spettatori di teatro argentini sono sorprendentemente giovani e sensibili all’arte, educati alla cultura nelle sue varie forme ed espressioni. Questo ci ha dato la misura di una nazione in cui il teatro non è “cosa” per pochi, ricchi o dotti. Una nazione in cui il teatro è del pueblo. Un pueblo caldo, appassionato, che si emoziona e spesso si commuove. Il Circuito è un progetto determinante per lo sviluppo culturale e artistico di una nazione tanto grande. E attraverso i vari incontri, ci siamo accorti che una consapevole e attiva politica culturale è presente a vari livelli in Argentina: come quando Javier, dell'Istituto Italiano di Cultura, ci ha parlato di un progetto futuro fra Accademici argentini e italiani che inizierà a creare spazi di confronto e di scambio nei diversi campi, dall'arte alla biologia, dalla sociologia all'antropologia, su un tema vitale che è la visione di un futuro comune. In chiusura di questa nostra nota, vorremmo ricordare in particolare alcune realtà più giovani o più lontane, come Jujuy con Rodolfo Pacheco che ha saputo creare un pubblico teatrale quasi dal nulla e che si appassiona per un teatro comunitario da fare con e per i giovani dei pueblos della provincia, Elena che ci ha seguiti amorevolmente e con estrema grazia, José Jeronimo di Santa Rosa così attento ai dettagli e così appassionato per un Festival quasi neonato e già così ben organizzato insieme a Dario e Rodrigo e uno staff affiatato. Poi con Jorge Onofri a Cipolletti uno strepitoso direttore "inserviente" di grande disponibilità, e Cecilia con la quale abbiamo avuto poco tempo di parlare, ma che ci ha accolti davvero come suoi parenti. E anche Alberto della Comunità Italiana di Coronel Suarez che ha lottato fino all'ultimo per riuscire a presentare Ay l'Amor! nel suo teatro, e poi Alejandro a Resistencia che non ci ha lasciati neppure un attimo, e ancora Javier a San Juan che gestisce il teatro con la cura e l'amore come fosse davvero la sua casa. E infine i tanti e le tante assistenti che si sono fatti in quattro per aiutarci, caricare e scaricare pacchi di scale, casse e valigie, cercare spazi alternativi, sedie e accessori, quando ne avevamo bisogno. E in ultimo, un rappresentante delle Istituzioni italiane, il Console di Medoza che al termine dello spettacolo insisteva per aiutarci a preparare il carico, che conosceva le canzoni e ha apprezzato i nostri arrangiamenti. E poi tanti altri. Gli elenchi sono sempre difficili perché da qualche parte c'è sempre la falla, un nome che ci dimentichiamo. Ma tutti quelli che non citiamo, li portiamo nel cuore. E li ritroveremo, speriamo, alla prossima tournée. Con questo post vogliamo salutare tutti, amici italiani e argentini. Li abbracciamo ancora e li ringraziamo tutti.

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El País en el País, mirado desde nosostros

Un pequeño balance del Teatro Due Mondi sobre la experiencia de gira hecha en Argentina en la primavera 2012

El encuentro con Argentina ha sido un fuerte impacto. Espacios abiertos que son inimaginables o inconcebibles para nosotros, que a veces nuestra visión europea inquieta percibía siempre iguales, pero siempre mostraban una gran variedad.

Viajamos y conocimos en Argentina más de lo que la mayoría de argentinos han hecho o pueden hacer. Y es por ello que agradecemos mucho al Instituto Nacional del Teatro, que nos invitó y con esta gira nos ofreció la oportunidad de conocer un país extraordinariamente rico en recursos, energía vital, iniciativas culturales. Rico en tradiciones y en enlaces con nuestra tierra, mucho más de lo que podíamos imaginar.

Varias veces los periodistas nos pidieron nuestra opinión sobre el Circuito y nosotros siempre contestábamos "no conocimos nada como esto en otras partes del mundo". Y es verdad. Ningún circuito que conozcamos, es capaz de poner en contacto tantos artistas a través de muchos estados, regiones y provincias: alrededor de 300 teatreros y 50 elencos entre nacionales e internacionales, y muchas funciones, 230 este año, en poco más de un mes, gestionadas por 70 organizaciones nacionales, provinciales y municipales.

Una enorme máquina puesta en marcha para el teatro, pero especialmente para los espectadores de las ciudades y de los pueblos de todo el país con la intención de promover en cada provincia obras que, fuera del Circuito, no alcanzarían a llegar a todos estos lugares. Y para los artistas con el objetivo de crear un sistema de ósmosis cultural intensa dentro de la nación y con otras naciones.

En Italia, aparte de algunos casos de gran éxito, para nosotros al Norte le es bastante difícil conocer realmente el teatro del Sur y viceversa, a veces no conocemos incluso el teatro que se produce en otras regiones cercanas a la nuestra, aunque las distancias son menores y quizás las carreteras también mas rápidas.

En la vieja Europa probablemente seguimos pensando que en el ámbito cultural, la América del Sur es seguidora. En realidad nos parece que un proyecto como lo del Circuito es muy avanzado y tiene mucho que enseñar, incluso a Europa, tanto en su propósito de crear enlaces e intercambios entre los artistas del mismo país como en su objetivo de crear nuevo público para el teatro.

Y nosotros encontramos en cada lugar a este público, siempre diferente. Estimamos que alrededor de 6.000 espectadores asistieron a nuestras 18 funciones; en su variedad éste público siempre tenía una constante: la presencia de los jóvenes. Nos sorprendió y fue muy emocionante ver la edad de los espectadores del teatro argentino: muy joven y sensible al arte, educados a la cultura en sus diferentes formas y expresiones. Esto nos dió la medida de un país en el que el teatro no es "cosa" para unos pocos ricos o letrados. Una nación en la que el teatro es del pueblo. Un pueblo caliente, apasionado, que se emociona y a veces se conmueve.

El Circuito nos parece un proyecto crucial para el desarrollo cultural y artístico de una nación tan grande. Y a través de los varios encuentros, nos dimos cuenta de que una política cultural adelantada y activa está presente en diversos niveles en Argentina como cuando Javier, del Instituto Italiano de Cultura, nos habló de un proyecto entre los académicos argentinos e italianos que comenzará a generar espacios de discusión e intercambio en varios campos, del arte a la biología, sociología, antropología sobre un tema vital que es la visión de un futuro común.

Al cierre de esta nota nuestra, nos gustaría recordar a los teatreros qui encontramos en nuestra gira, en particular las realidades más jóvenes o más lejanas. Encontramos a quien ha sido capaz de crear un público de teatro a partir de casi nada, o quien tiene una pasión por el teatro comunitario hecho con y para los jóvenes en los pueblos de la provincia, y asistentes que nos hablaron de Argentina y de su cultura y nos cuidaron con gracia; directores atentos a los detalles y apasionados por sus festivales, a veces casi recién nacidos y ya tan bien organizados con un personal muy unido. Y luego econtramos otros increíbles directores "obreros" y disponibles, y amigos de amigos que nos recibieron y cuidaron como si fuéramos sus familiares. Y los representantes de varias Instituciones que trabajaron juntas al INT, como los de las Comunidades Italianas quien esperavan Ay l’amor! en sus teatros, y los de las Instituciones Italianas, Consules y funcionarios que nos escucharon con mucha atención y agradecieron nuestros arreglos de la musica popular italiana. Y también técnicos que nos asistieron y no nos dejaron ni un momento o que dirigen sus teatros con el cuidado y el amor como si fueran realmente su hogar. Y los muchos y muchas asistentes que hicieron todo el esfuerzo posible por ayudarnos, cargar y descargar los paquetes de escaleras, cajas y maletas, buscar lugares alternativos, sillas, acesorios cuando los necesitábamos. Para terminar nuestros "ángeles custodios" del Motorhome, Gustavo y Jorge que nos acompañaron en toda la gira con mucho cariño y gran disponibilidad. Y tantos otros. Las listas siempre son difíciles porque en algún punto, siempre hay una fuga, falta alguien que nos olvidamos. Pero todos los llevamos en nuestros corazones. Y los encontraremos otra vez, ojalá en la próxima gira.

Con esta nota queremos saludar a todos nuestros amigos argentinos. Les agradecemos y los abrazamos a todos.

album fotografico

 

 

 

3 settembre

motorhome

MOTORHOME - Il Motorhome merita un post tutto per sè. Un incrocio fra camper, bus e treno notturno con cuccette. I bagagliai sono zeppi del carico degli spettacoli, nostro e dei "Karamazov" e qualche valigia personale tocca portarsela a bordo... gli spazi sono stretti. Ma la partenza insieme prevede una torta, che in realtà è per Gustavo il nostro autista che compie gli anni. Il Motorhome sta ai teatranti moderni come il carro ai comici dell'Arte.

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11 settembre

Paranà: ecco a voi il nostro scritturato speciale: el perro!

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15 settembre

Rosario, la seconda

Seconda recita: pubblico seduto e niente (o quasi) zanzare. Sullo sfondo, ormeggiata in mezzo al Paranà, la nave rossa illuminata.
Oggi hanno cambiato i microfoni e due non funzionano. Quindi ancora prove audio all'ultimo minuto. Tocca farci l'abitudine.
Fa fresco e il pubblico è meno numeroso, ma sempre attento e caloroso. Anche stavolta uno spettatore speciale, un cane. Iniziamo a pensare che Ay l'amor! abbia un certo appeal sugli animali - allora davvero l'amore è un tema universale - perchè ha pensato bene di entrare in scena. Comunque, nonostante il vento, l'audio è buono e lo spettacolo riesce meglio del giorno prima.
Poi di corsa, a vedere lo spettacolo degli amici belgi. E' da Corrientes che ci inseguiamo e finalmente riusciamo a vederli. Bravi e poetici.

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22 settembre

dediche Cipolletti

Come promesso, le nostre dediche personali ad alcuni sostenitori. A Cipolletti per Sabrina, Paolo, Magda e Stefano, Marisa e Lucio

   
 

23 settembre

dediche Centenario

Come promesso, le nostre dediche personali ad alcuni sostenitori. A Centenario per Anne, Marilena e Teo, Enrico, Roberto

   
   
 

26 settembre

Mendoza

   
 

28 settembre

A San Juan, dedicato a Mario.

"Dedichiamo lo spettacolo a Mario Pezzi, papà di Angela, attrice e cofondatrice del gruppo. Pochi giorni fa se ne è andato mentre noi eravamo in tournée.
Mario era un artista ceramista che venne a San Juan negli anni '80 per installare l'opera del Cristo che si trova nella Cattedrale, realizzata dallo scultore Biancini di cui era collaboratore.
Mario parlava di questo viaggio con emozione e per questo vogliamo dedicare a lui la nostra recita qui a San Juan."

   
 

28 settembre

dediche San Juan

Come promesso, le nostre dediche personali ad alcuni sostenitori. A San Juan per Isola teatro, Teatro Tascabile, Amici del riso, Gruppo Piazza di maggio, Gedeone

   
 

30 settembre

dediche a Villa Mercedes

Come promesso, le nostre dediche personali ad alcuni sostenitori. A Villa Mercedes per Renzo Paolo e Valerio, Renato, Helga, Elena

   
 

3 ottobre

AY L'AMOR! ARGENTINO.
Un'esperienza di lavoro, di vita e di condivisione.

Quella argentina appena terminata è stata la tournée con il record delle "prime": prima tournée così lunga, prima volta in Argentina, prima volta 18 Ay l'Amor! a fila, prima volta che abbiamo cercato sostenitori, prima volta documentata in dettaglio, prima volta che in tournée ci sentiamo seguiti passo a passo, ci sentiamo in tanti.
E' stata un bella esperienza anche per questo. La necessità di trovare dei fondi, ci ha spinti all'inizio a informare tutti del nostro progetto prima ancora che fosse confermato, una cosa inusuale per noi. E poi quando abbiamo trovato tanti sostenitori e il progetto è davvero decollato, è iniziata per noi una duplice avventura.
Partire e incontrare luoghi e persone nuove, ma anche l'avventura di portare con noi tutti voi: pensare a quello che avremmo voluto dirvi di ciò che stavamo vivendo e vedendo. E poi noi stessi rileggere e guardare insieme le immagini che voi, quasi contemporaneamente, stavate vedendo. Per la prima volta è stata una tournée condivisa in tempo reale con tutti i nostri amici, spettatori, sostenitori, parenti, amici di amici. Anche questo è stato bello ed emozionante.
Grazie ancora, del sostegno, della passione, dell'amore che ci avete dimostrato e che ricambiamo. Davvero ci siamo sentiti portati sulle ali da tutti voi.

AY L'AMOR! ARGENTINO.
An experience of work, of life and of sharing with others.

Dedicated to all our friends and supporters, and to our new argentinian friends.

The Argentinian tour we just finished, did a record of "premieres": the first longest tour, the first time in Argentina, first time that we present Ay Amor! 18times in a row, the first time we look for supporters, the first tour documented in detail, first time on tour that we feel followed step by step, that we feel many. Also for that reason, it has been a great experience! At first, since we needed to rise funds, we began to inform you all about our project, even before it was confirmed. This is something unusual for us. And eventually, when we surprisingly found many supporters and our project really took off, a double adventure started for us. On one hand, setting off and meeting new places and new people, on the other hand the adventure of taking all of you with us somehow: think about what we'd liked to tell you of what we were experiencing and seeing. And then we too, watching ourselves in the photographs, the same ones that you were watching, almost simultaneously. For the first time we were sharing our tour in real time with all our friends, spectators, supporters, relatives, friends of friends. Thank you again for your support, your passion, the love that you demonstrate us and that we reciprocate. We really felt "carried on the wings" from all of you.

   

 

El Liberal - Santiago de Estero

Rassegna stampa da Salta scarica pdf

Late Alto Salta 2012

Il Teatro Due Mondi da Faenza all’Argentina Ravenna2000

Ay l’ amor Festival Internacional de Teatro de Rosario 2012

faenzanotizie.it Il Teatro Due Mondi dalle Ande alla Patagonia

http://www.radioemiliaromagna.it

Tribuna Italiana.com

http://www.crowdfundingo.it

http://www.faenzanotizie.it


Clarin.com Entrevista con el diirector de la compañía TEATRO DUE MONDI


 


COMUNICATO STAMPA

Faenza, 9 ottobre 2012

Il Teatro Due Mondi in Argentina

10.000 chilometri di strade, 18 spettacoli, 6000 spettatori, 40 giorni di teatro nel festival internazionale più importante della nazione

Si è conclusa il 5 ottobre scorso la lunga tournée del Teatro Due Mondi in Argentina. Un viaggio professionale, lungo e impegnativo, iniziato a fine agosto, che ha visto il gruppo faentino presentarsi in 17 diverse città del Sud America con “Ay l’amor!”, lo spettacolo di teatro in spazi aperti in cui il tema dell’amore viene raccontato e cantato da sei attori che lo presentano nelle sue varie sfaccettature. Un’opera di teatro musicale dalla poetica popolare ma raffinata e connotata da una forte italianità per il lavoro di recupero della tradizione del canto popolare italiano. La tournée è stata organizzata dall’Instituto Nacional de Teatro, organismo del Ministero della Cultura Argentino che da alcuni anni ha costruito una grande macchina distributiva all’interno del Paese (El país en el país) che circuita nel corso di poco più di un mese circa 300 teatranti di 50 compagnie (argentine e straniere), circa 230 spettacoli organizzati da 70 organismi nazionali, provinciali e municipali. Nel corso di oltre 5 settimane il Teatro Due Mondi ha percorso oltre 10.000 chilometri passando dal Noroeste (Nord Ovest) Argentino sull’altipiano andino, al Noreste (Nord Est) nell’area subtropicale del Chaco, scendendo verso Sud attraverso la Mesopotamia argentina fino al limite della regione Patagonica per ritornare nella Pampa centrale in chiusura della tournée. 18 spettacoli tra i teatri storici di Corrientes alle sale indipendenti di Villa Mercedes, a nuovi spazi industriali recuperati a Paranà, ai teatri municipali di San Juan, dalle vecchie stazioni ferroviarie adibite a luogo aggregazione di Jujuy alle modernissime sale attrezzate di Resistencia fino agli anfiteatri monumentali di Cipolletti, alle strade sterrate davanti ad una gomeria di Centenario, dalle Piazze storiche di Mendoza ai teatri universitari di Tucuman, dai foyer a vetri del Cineteatro della Comunità Italiane a Coronel Suarez al vasto lungofiume del Paranà nel Parque Espana di Rosario, ai porticati delle colonie gesuitiche a Colonia Caroya. Si è trattato di un’esperienza unica ed estremamente ricca, professionale e umana. Ricca di incontri con spettatori e con i luoghi teatrali più disparati. Da Mendoza, con il Console Italiano e sua moglie, affascinati ed entusiasti che conoscono molte canzoni dello spettacolo e ne apprezzano gli arrangiamenti, a qualche anziano italiano che prima dello spettacolo fa le sue dichiarazioni d'amore all'antica patria, al giovane Segretario di Cultura di origini friuliane, che ci offre il caffè e ci racconta molte storie sull’emigrazione italiana, ricordando che a fine ‘800 esisteva un Ministero per l'Immigrazione in Argentina, un Comitato d'Accoglienza che sosteneva l’immigrazione europea perché dal vecchio mondo si imparava il modo di coltivare la terra, di produrre il vino, di fare i salumi. Il Comitato preparava per i nuovi arrivati un "abundante comida", un abbondante pasto, assegnando alloggi e terreni. Navi di migranti che partivano da Genova con 400, 500 persone e che viaggiavano per almeno 20 giorni. Resoconti di solidarietà umana che commuovono. E che ci fanno pensare, creare un ponte tra il passato e il presente: la storia si ripete. Molte le interviste e i passaggi televisivi e radiofonici, svariati annunci sulla stampa locale, positivi a volte entusiasti i giudizi della critica che hanno riflesso solo una parte dei tanti apprezzamenti ricevuti dal pubblico, sia quello esperto di teatro che gli spettatori comuni. Un festival internazionale in un circuito perfettamente organizzato, che mette in contatto attraverso stati, regioni e province così tanti artisti con l'obiettivo di creare una forte osmosi culturale all'interno della nazione e con altre nazioni. Un'enorme macchina per il teatro ma soprattutto per gli spettatori di città grandi e piccole di un intero paese con l'intento di far conoscere in ogni provincia opere che difficilmente al di fuori di questo circuito potrebbero arrivarvi. Una sorprendente organizzazione, da prendere come esempio virtuoso: spesso in Italia si fatica infatti a far conoscere il teatro del Nord con il teatro del Sud e viceversa, a volte è persino difficile conoscere il teatro prodotto in regioni vicine, nonostante le distanze siano inferiori e le strade anche più veloci.. La vecchia Europa tende ancora a pensare che in campo culturale il Sudamerica viaggi al seguito, ma un progetto progredito come questo dimostra quanto questo paese sia brulicante di risorse, di energia vitale, di iniziative culturali. Circa 6000 spettatori hanno assistito alle 18 recite del gruppo italiano, sempre molto apprezzate da un pubblico che si è dimostrato molto differente in ogni città, ma che presentava una precisa similitudine: la presenza di giovani. Il pubblico teatrale argentino è sorprendentemente giovane e sensibile all’arte, educato alla cultura nelle sue varie forme ed espressioni: è stato davvero emozionante vedere come la platea spesso si gremiva di ragazzi. Una nazione in cui il teatro non è “roba” per pochi, ricchi o dotti. Il teatro è del pueblo. Un pueblo caldo, appassionato, che si emoziona e spesso si commuove in una società uscita solo 25 anni fa dalla dittatura. Arrivando verso il centro dell’Argentina, nelle regioni più popolate da discendenti di italiani, sempre più frequenti sono stati gli incontri con spettatori toccati dalla presenza di una compagnia italiana ma anche dallo spettacolo in sé che attingendo alla cultura popolare spesso offriva loro lo spunto del ricordo: davvero le radici sono qualcosa di indissolubile, anche quando non le conosci a fondo, anche quando sono molto lontane. E questa è stata anche una tournée all’insegna della solidarietà e della condivisione: per poter affrontare le spese di viaggio internazionale, il Teatro Due Mondi, per la prima volta, ha avviato un progetto di “crowdfunding” (raccolta fondi da basso) informando la propria cerchia di amici, spettatori e conoscenti. I sostenitori, che hanno offerto in tutto circa metà del budget necessario, sono rimasti in contatto con il gruppo durante tutto il viaggio attraverso un resoconto scritto e fotografico puntuale di quanto realizzato in tournée. I trasferimenti da una città all’altra, da quelli brevi di 300Km a quelli lunghi, e spesso notturni, di quasi 1.000Km sono spesso avvenuti a bordo di un Motorhome, una sorta di grande camper con sedili intorno a tavoli fissi, cuccette sul retro per la notte, minicucina e bagno, messo a disposizione dall’organizzazione del Festival per le diverse compagnie. Viaggi a volte comodi e piacevoli insieme ad altre compagnie del circuito, viaggi altre volte faticosi a causa del carico di materiali scenici e di valigie personali eccedente la disponibilità di spazio del Motorhome. La tournée è stata realizzata anche grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna che è intervenuta a copertura di una parte dei costi di viaggio internazionale. Mentre un ringraziamento particolare va fatto alle nostre rappresentanze all’estero, il Console di Mendoza, l’Istituto di Cultura di Cordoba, che ci hanno accolto con cordialità e attenzione.

Per il Teatro Due Mondi il 2012 è un anno di importanti appuntamenti all’estero. Conclusa la presenza Argentina sono ora in corso i preparativi della prossima imminente tournée in Brasile dove, a partire dalla metà di novembre, il Teatro Due Mondi sarà presente con i propri spettacoli nello Stato di Rio de Janeiro e di Sao Paulo. A inizio dicembre, nello stato di Sao Paulo, avrà inizio inoltre un nuovo progetto del Teatro Due Mondi, finanziato dalla Comunità Europea e al quale collaborano 4 altri partner fra Bolivia, Portogallo, Francia e Palestina. Imminente è poi la partenza per la Palestina del direttore del gruppo, Alberto Grilli, che dallo scorso anno prende parte al progetto finanziato dalla Unione Europea “al-MASHRA” (teatro) con Harah Theatre e la ONG Oxfam Italia. Dopo aver condotto un laboratorio teatrale con 25 giovani palestinesi e selezionato 4 giovani attori, Alberto Grilli ha preparato con loro un’opera teatrale imperniata sulle diverse sfaccettature del tema “paura”. Fra pochi giorni ha inizio la terza e ultima tappa del progetto con la presentazione dello spettacolo prodotto in questi mesi con il coordinamento e la regia di Alberto Grilli. “WIT” verrà presentato il 13 ottobre 2012 al Teatro Municipale di Gerico e verrà successivamente presentato in 10 altre località dei Territori Palestinesi Occupati. Attraverso laboratori teatrali, incontri prima e dopo gli spettacoli, il progetto teatrale “al-MASHRA” cerca di contrastare il clima di isolamento in cui gli abitanti, e in particolare i giovani, sono costretti a vivere. La pressione del conflitto e il rafforzamento del fondamentalismo hanno infatti progressivamente ridotto lo spazio per l'espressione culturale e per il dialogo interculturale, ma anche la mobilità delle persone e degli stessi artisti nei Territori Palestinesi Occupati. Un anno, il 2012-2013 ricco di appuntamenti e nuovi progetti per il gruppo faentino, dove la cultura rimane viva.

In queste 5 intense settimane di tournèe tante sono state le persone incontrate mosse da vera passione per il teatro, per l'arte, per un lavoro che attraverso l'arte smuova le coscienze. Spesso il tempo è stato troppo poco per confrontarsi, per parlare a fondo di quello che ognuno fa e vorrebbe fare, dei propri sogni e dei futuro sognato. Ma l’importante è aver gettato i semi. Di qua e di là dall'oceano.


www.ellitoral.com

"......Los mejores
El mismo día, en una noche estrellada y con hermoso clima y en el Capítulo Corredor Córdoba Norteña viajamos a Colonia Caroya. Allí, en una bella estancia jesuítica admiramos “Ay L’amor”, el mejor espectáculo de este Festival, que llegó desde Italia con la Compañía Teatro dueMondi. La exquisitez del montaje escénico y un vestuario excelente que recordaba el buen gusto de Visconti y Zefirelli al mismo tiempo fueron la nota distintiva de una historia caracterizada por el recuerdo amoroso......."
Roberto Schneider

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lunedì 24, sulla Manana di Cipolletti: ...esponenti artistici di razza...

Il teatro italiano ha catturato i cipollegni
Nella quarta giornata del Festival Internazionale in corso in questa città, al Parco Rosauer si è presentata l'opera "Ay l'amor!". La presentazione era gratuita e gli spettatori non smettevano di applaudire l'eccellente messa in scena.

L'amore ha conquistato la strada
Cipolletti > Il pomeriggio di sabato, sei attori italiani hanno riempito lo spazio dell'anfiteatro Rosauer di Cipolletti.
E non è stato difficile trovare la lingua che tutti potessero comprendere: quella dell'inteligenza, del talento, quella dell'emozione. Non ci sono frontiere quando i "Due Mondi" si muovono davanti allo sguardo e all'attenzione del pubblico che ha seguito questo evento. Lo spettacolo "Ay l'amor!" mette in mostra il teatro nella sua manifestazione più pura. Canzoni, recitazione, parodie, umore, un tema politico in un insieme che permette di affermare quello che sono: dei veri esponenti artistici di razza.
Tutti parlano spagnolo e nella narrazione ci sono momenti di comunione di lingue e precisamente quando si toccano i temi dell'animo umano.
Canzoni del desiderio, dell'amore impossibile, dell'amore leggero, dell'amore irraggiungibile, dell'abbandono, della passione, descrivono stati d'animo che alternano il pianto e il riso.
Accompagnati da antichi oggetti da cucina come catini, secchielli, brocche smaltate, una fisarmonica e voci molto intonate e calde, hanno giocato con i suoni dell'operetta, di canzoni della vecchia Italia, con il sapore di focolare, d'infanzia, di nostalgia.
I "Due Mondi" sanno e dicono: "Vogliamo essere colombe per sporcare i vestiti degli oppressori". E continuano: "Vogliamo essere un tamburo per svegliare la gente (...) vorrei essere un pesce spada per attraversare i nostri nemici".
E' il loro modo di porsi di fronte al mondo e all'amore quando dichiarano: "Che bella cosa è riposare la testa la notte accanto alla testa di chi amiamo".
Con costumi di pizzi antichi, maschere greche doppie, parrucche di formato antico, guanti, cuori e tutto quanto serve in un paio di bauli, il gruppo si impossessa della strada. Gli italiani sono arrivati per dirci che questo è il luogo dove da trent'anni sorprendono e che devono continuare a farlo per il bene del teatro.


 



traduzione in italiano


COMUNICATO STAMPA .

AY L’AMOR! ARGENTINO

Il Teatro Due Mondi dalle Ande alla Patagonia

Inizia il 29 agosto la lunga tournée argentina del Teatro Due Mondi promossa dall’Instituto Nacional de Teatro del Governo Argentino. Dopo Bolivia, Brasile, Ecuador e Venezuela il gruppo faentino sbarca per la prima volta in Argentina per la più lunga tournée della sua carriera artistica: 5 settimane toccando 17 città, percorrendo più di 10.000 chilometri dal Nord al Sud del secondo Paese più grande del Latinoamerica.

Coordinata nel circuito El país en el país la presenza argentina del Teatro Due Mondi porterà il teatro di strada italiano ospite di numerosi festival teatrali argentini, nazionali e internazionali, fra i quali spicca il Festival del Mercosur, importante appuntamento della scena teatrale Latinoamericana.

Dalle Ande alla Patagonia il gruppo presenterà il suo ultimo spettacolo di teatro in strada, una produzione di teatro-musicale che ha già girato molti paesi del mondo: Ay l’amor!

Si tratta di un affascinante viaggio sul tema dell’Amore condotto attraverso una sequenza di canti del repertorio popolare e di creazioni musicali originali. Sei attori in scena cantano e mettono in scena di volta in volta la passione, l'amore per la libertà, l'amore ironico e leggero, l'amore per un’idea e l’amore lirico. Scene briose e divertenti, drammatiche e appassionate diventano spunto per una riflessione sull’agire umano e restituiscono storie, emozioni e passioni in cui chiunque può riconoscersi.

Ay l’Amor! in Argentina offrirà a molti discendenti di italiani e anziani emigranti l’occasione di riscoprire e riascoltare il patrimonio della canzone popolare della loro terra d’origine (lo spettacolo si compone di brani - tarantelle, stornelli, valzer e molto altro - tratti dai repertori di Roberto De Simone, Matteo Salvatore, Eugenio Bennato, Otello Profazio, Rosa Balestrieri e altri ancora) ma che, a distanza di oltre un secolo, si rivelano ancora attuali, nel fervore delle passioni e nelle tematiche.

In 39 giorni di tournée il gruppo del Teatro Due Mondi percorrerà in autobus oltre 10.000 chilometri toccando tutte le regioni più importanti del Paese. Da Buenos Aires verso Nord si percorreranno 1.000 Km per giungere alla prima tappa della tournée, Santiago del Estero. Poi seguiranno San Miguel de Tucumán, Jujuy e Salta al confine con la Bolivia. Altri 1.000 Km verso il Nordest porteranno il gruppo al confine col Paraguay nelle città di Formosa, Corrientes e Resistencia. Da lì si riscenderà al centro, Paraná e Rosario, e poi passando da Coronel Suarez e Santa Rosa La Pampa, il gruppo giungerà in Patagonia, a Cipolletti e Neuquén. Per raggiungere alla Cordillera si risaliranno 800 Km fino a Mendoza, poi San Juan e Villa Mercedes. A inizio ottobre l’ultima tappa a Cordoba, nel cuore della Pampas argentina, chiuderà la tournée.

Fra le particolarità di questa tournée vi è anche quella di aver dato vita ad una iniziativa di “crowdfunding”, una nuova modalità di finanziamento di progetti e produzioni culturali di derivazione anglosassone.

Per riuscire a coprire almeno una parte dei costi di viaggio, il Teatro Due Mondi si è affidato al web e alla propria rete di amici, spettatori e appassionati sostenitori. Il meccanismo del “finanziamento dal basso” ha funzionato e ha registrato un seguito inaspettato. Con grande soddisfazione il traguardo di 3.000€ richiesto è stato raggiunto prima della scadenza permettendo al gruppo di intraprendere la tournée senza perdite. Il Teatro Due Mondi ringrazia di cuore i suoi 80 sostenitori i cui nomi saranno pubblicati a breve sul sito internet del gruppo.

La tournée è realizzata inoltre con il sostegno della Regione Emilia-Romagna. E’ attesa inoltre una collaborazione con la Camera di Commercio Italo-Argentina che ha una propria sede anche a Faenza.

Per il Teatro Due Mondi il 2012 è un anno di importanti appuntamenti esteri: oltre alla tournée argentina è in preparazione una tournée in Brasile che si realizzerà fra novembre e dicembre ed è in corso dall’inizio di quest’anno un progetto con la Palestina, finanziato dalla Comunità Europea, che vede impegnato il regista del gruppo nella realizzazione di una nuova produzione. Da novembre partirà inoltre un importante progetto Europeo promosso dal Teatro Due Mondi che vedrà coinvolte 5 realtà artistiche e un centinaio di giovani di Bolivia, Brasile, Portogallo, Francia e Palestina.

Seppure radicato nel suo territorio e capace di interpretarne le istanze sociali e artistiche, il Teatro Due Mondi si conferma gruppo dalla forte vocazione internazionale: dalla sua fondazione ad oggi 30 sono i Paesi del mondo nei quali ha portato i propri spettacoli rivestendo il ruolo di “ambasciatore” artistico della città di Faenza ma anche, per quel particolare stile di teatro praticato dalla compagnia romagnola, rappresentante del teatro di strada italiano.

Monica Camporesi 
Ufficio Stampa


 

Ay l’amor! Argentina 2012
Circuito dei Festival “El país en el país


29 agosto
Santiago del Estero Provincia di S. del Estero
Festival di Santiago del Estero

30 agosto
San Miguel Provincia di Tucumán
El País en el País se vive en Tucumán


1 settembre
Salta Provincia di Salta
Late alto 2012


2 settembre
Jujuy Provincia di Jujuy
Festival di Teatro de Jujuy


5 settembre
Corrientes Provincia di Corrientes
Festival di Corrientes


7 settembre
Formosa Provincia di Formosa
Festival “El teatro en la ribera del río”


9 settembre
Resistencia Provincia di Chaco


11 settembre
Paraná Provincia di Entre Ríos
Festival Internazionale di Teatro in Paraná


14 e 15 settembre
Rosario Provincia di Santa Fe
Festival Internazionale di Teatro Rosario 2012


16 settembre
Coronel Suarez Provincia di Buenos Aires
2º Suarez Teatro


19 settembre
Santa Rosa Provincia di La Pampa
Festival Portal de La Patagonia, teatro en la primavera pampeana


22 settembre
Cipolletti Provincia Rio Negro
Festival di Cipolletti


23 settembre
Centenario Provincia di Neuquén


27 settembre
Mendoza Provincia di Mendoza
Festival andino internazionale di teatro “Al pie del Aconcagua”


28 settembre
San Juan Provincia di San Juan


30 settembre
Villa Mercedes Provincia di San Luis
Festival di San Luis


3 ottobre
Córdoba Provincia di Córdoba
Festival del Mercosur